Omicidio a regola d’arte – Letizia Triches
Dopo avervi parlato di “Delitto a Villa Fedora” di Letizia Triches, oggi è la volta di “Omicidio a regola d’arte“, un prequel in cui si approfondisce il lutto di Chantal Chiusano dovuto alla morte del marito Giovanni Aiello.
Siamo a Napoli, città di luce e ombra, di scenari mozzafiato e bassifondi silenziosi. Due pittori sono morti a pochi giorni di distanza: Giovanni Aiello, artista dimenticato, e Michele Mosti, celebre e controverso, ucciso con la sua giovane amante in un delitto tanto teatrale quanto inquietante. I corpi sono stati ritrovati nudi, con il cranio fracassato e il volto sfigurato: un rituale o un messaggio?
Chantal viene chiamata a indagare proprio sulla morte di Mosti, e le sue ricerche la portano a incrociare il cammino di Sara Steno, psichiatra e vedova di Aiello. Tra critici d’arte, antiquari ambigui, mercanti senza scrupoli e intellettuali in cerca di verità, Chantal scoprirà che la scena del crimine si estende ben oltre la tela: è il mondo dell’arte, con le sue invidie, i suoi silenzi e le sue verità distorte, il vero campo di battaglia.
Come già nel primo romanzo, Triches gioca sul confine tra realtà e finzione, tra passato e presente. Il giallo non è solo un enigma da risolvere, ma un viaggio nei sentimenti, nelle ossessioni e nelle cicatrici dei suoi personaggi. Ogni parola, ogni digressione, ogni riflessione ha un peso narrativo, come colpi di pennello che costruiscono un quadro più grande, spesso visibile solo alla fine.
La trama è densa, stratificata, ricca di riferimenti artistici e colpi di scena dosati con sapienza. Il ritmo non è frenetico: è quello, più profondo e riflessivo, di chi vuole raccontare un mistero che parla anche dell’animo umano.
Chantal Chiusano si conferma una protagonista solida, credibile, intelligente. Non è infallibile né sbrigativa: si prende il tempo di osservare, di comprendere, di scavare. Il suo rapporto con Sara Steno, psichiatra affilata e misteriosa, aggiunge una tensione psicologica intrigante, che si riverbera sull’indagine stessa.
La Napoli di Triches è autentica, sfaccettata, mai cartolina. I vicoli si alternano ai salotti borghesi, il mare alla puzza di muffa, le verità gridate alle bugie sussurrate. È una città che osserva, che nasconde e rivela, e che accompagna i lettori in ogni pagina.
Letizia Triches firma un altro giallo colto e introspettivo, per chi ama l’arte, i misteri con risvolti psicologici e le protagoniste fuori dai soliti cliché. Non aspettatevi action a ogni pagina: qui si indaga con lo sguardo e con la mente, e si arriva alla verità passando per i labirinti dell’anima.
Una storia dove l’arte uccide e salva, e dove ogni verità è solo una delle possibili interpretazioni del reale.
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