Cospirazione Gonzaga – G. L. Barone
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Barone, giurista, autore tra gli altri de La chiave di Dante e L’alchimista di Venezia, pubblica quest’ultimo, notevole romanzo dal titolo Cospirazione Gonzaga.
Si ha il piacere di immergersi in una nuova narrazione storica, cui l’Autore ha abituato i suoi lettori già a partire dai precedenti romanzi.
Questa volta l’inquadramento è dato dalla famiglia italica dei Gonzaga, schiacciati dal peso della responsabilità politica, indecisi su quali alleanze gioveranno al futuro della dinastia.
In questo scenario si muove uno sparuto gruppo di personaggi, capeggiati da un pittore, Giulio De Tatti (inventato dall’Autore), al quale si affianca la dama Bianca Donati / Giulia Albizzi, donna priva di scrupoli, quella che appunto ricalca la figura della spia rinascimentale, in questo caso femminile, che non esita a utilizzare lusinghe erotiche pur di ottenere ciò che vuole. Figura dunque che va inquadrata nel relativo contesto storico: la Donati è realmente esistita ed è stata pedina verginea utilizzata da Vincenzo Gonzaga al fine di testare la propria virilità. Gonzaga che peraltro compare nella narrazione, assieme a numerosi altri personaggi della nobiltà e dell’arte (Guglielmo, Ercole e Federico Gonzaga, Francesco de Tatti e, appunto, la stessa Donati).
Bianca ha alcuni tratti di durezza e maturità, si potrebbe dire di emancipazione e di nuovo ruolo del femminile, che potrebbero indurre il lettore a ipotizzare che Barone abbia disegnato una donna completa e dai tratti del tutto moderni.
Il punto di vista principale appartiene al suddetto artista De Tatti, che in realtà è persuaso da numerosi fattori a indagare su una specie di omicida seriale ante litteram (la cui identità verrà svelata, dopo numerosi colpi di scena e sapienti giochi ottici di identità da parte dell’Autore, negli ultimi capitoli).
Venendo a un punto molto interessante di questa uscita editoriale, alla trama principale si collega un’affascinantissima dissertazione su punti cruciali della storia biblica e in particolare sul personaggio di Longino, in tutt’altro momento della storia di questo mondo. Non si anticipa altro, ma sicuramente Barone ha colto un punto centrale nel sollecitare l’attenzione del lettore non solo generalista, ma anche di quello attento e attratto da tematiche mistiche, misteriose, perse nel tempo, di fatto insolubili. La soluzione che propone lo scrittore in questione è notevole. Del resto, Barone non fa mistero di voler coniugare la tensione e un indiscutibile gusto per il mito e il folklore, facendo dunque entrare il sovrannaturale in maniera sussurrata in alcune parti della struttura narrativa.
Bruno Bettelheim afferma – in un intenso e significativo studio sul rapporto tra i miti, le fiabe e la nostra psiche (Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Feltrinelli, 2013) – che: “(…) i miti e le fiabe rispondono entrambi agli interrogativi eterni: qual è la vera struttura del mondo? Come dovrò vivervi la mia vita? Come posso essere davvero me stesso? Le risposte fornite dai miti sono precise (…)”. Ci si dilunga poi sulla questione speculativa, ma non fa al caso nostro, essendo quella in esame una narrazione (e una trattazione) che si pone a mezza via tra Storia e, appunto, mito.
Un aspetto interessante, ad avviso di chi scrive, è la scelta dello scrittore di affrontare con schiettezza le storie di origine, dalla Bibbia fino ad arrivare alle grandi dinastie occidentali, europee, italiane. Sembra in questo caso che tanto l’autore quanto i suoi lettori possano rimanere incantati dalla magnificenza della tradizione, che sovrasta e tranquillizza, pur arricchendo coloro che ne sono destinatari (di nuovo il ruolo calmante della lettura: “(…) quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto fra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo far altro che attingere e degustare poi passivamente (…)”, M. Proust, Del piacere di leggere, Passigli editore, 2020). Tramite tale tono diretto e democratico, rivolto a chi legge, si può intravedere anche un rifiuto (nobile) dell’allegoria (non a caso avversata da Henry James, Edgar Allan Poe e J. R. R. Tolkien). Se è vero che l’allegoria ben si attaglia alle narrazioni fiabesche (viene adottata da C. S. Lewis), è anche vero che calarla nelle narrazioni storiche è metodo più scivoloso e potrebbe portare il lettore – specie quello meno avveduto – a soffrire, il che sarebbe ingiusto e renderebbe un cattivo servizio allo status della cultura storica.
Dunque, Barone propende per il primo approccio enunciato.
Elogiato dalla critica (e in specie dal Corriere della sera, da Il Giornale, dal suo collega Martin Rua, e altri) Barone ha anche una lunga carriera letteraria dietro di sé, essendo autore di numerosi romanzi bestseller. Viene ora da chiedersi quale sarà la prossima avventura che questo talentuoso e preparato autore proporrà al pubblico, pubblico sempre più interessato a tali tematiche e toni del mistero, tra eccitazione narrativa e gusto storico.
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