Delitto a Villa Fedora – Letizia Triches
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Al Thriller Café oggi recensiamo “Delitto a Villa Fedora” di Letizia Triches, primo romanzo della serie con protagonista il commissario Chantal Chiusano.
Roma, autunno 1992. In un quartiere dove l’architettura mescola sogno e mistero, Villa Fedora si prepara ad accogliere le riprese di un film dedicato alla memoria di Alberto Fusco, celebre scenografo scomparso da quasi vent’anni. Ma l’arte, si sa, a volte sa essere spietata: tra le mura dell’antica villa, Liliana Fusco, assistente devota di Alberto e poi sua nuora, viene ritrovata brutalmente assassinata. Nessun segno di effrazione. Solo sangue. Molto sangue.
A indagare è Chantal Chiusano, commissario veneziano trapiantato a Roma, donna affascinante e sfuggente, che nel lavoro cerca una via di fuga da un passato difficile. Con l’aiuto dell’ispettore Ettore Ferri e del medico legale Giovanni, proverà a districarsi in una fitta rete di segreti familiari, rivalità sopite e ambizioni mai sepolte.
Letizia Triches, storica dell’arte con la passione per il noir, ci accompagna in un’indagine che è anche un viaggio nella memoria collettiva e nei non detti della famiglia Fusco. Alternando il presente dell’indagine ai ricordi dell’anziano Alberto Fusco sul letto di morte, l’autrice costruisce un intreccio stratificato, dove ogni personaggio è un potenziale colpevole e ogni dettaglio una possibile pista.
Villa Fedora, ambientazione principale del romanzo, è molto più di un semplice scenario: è un personaggio vivo, intriso di arte, silenzi e ombre, perfettamente calato nel contesto suggestivo del quartiere Coppedè, luogo reale e insieme sospeso.
Chantal Chiusano è un bel personaggio, credibile, complesso, umano. Non l’eroina infallibile dei serial americani, ma una donna che osserva, ascolta, sbaglia. Ed è proprio nella sua imperfezione che si cela il fascino. Nei suoi occhi malinconici, nei caffè notturni ai baretti romani, nella sua solitudine appena mascherata dal rigore professionale.
Il ritmo della narrazione è altalenante: se da un lato la struttura con flashback e cambi di prospettiva arricchisce la vicenda, dall’altro potrebbe disorientare chi cerca un giallo più lineare o adrenalinico. Ma è una scelta consapevole: Triches predilige l’approfondimento psicologico e la costruzione dell’atmosfera alla pura tensione.
In conclusione abbiamo un giallo che affonda le radici nell’arte, nel teatro delle apparenze familiari e nella memoria di una città. Letizia Triches firma un romanzo elegante, colto, forse non per tutti, ma capace di soddisfare chi ama le storie dense, lente e dal respiro letterario.
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