La bicicletta di Leonardo – Paco Ignacio Taibo II
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La Nuova Frontiera ripropone un romanzo di Paco Ignacio Taibo II già apparso più volte in Italia, La bicicletta di Leonardo. Pubblicato in originale nel 1993 con il titolo La bicicleta de Leonardo, l’opera ha conosciuto più edizioni italiane fra le quali quelle di Marco Tropea e Ponte delle Grazie, e arriva a noi con l’ormai classica traduzione di P. Cacucci e G. Corica.
Per comprendere il valore e l’importanza della bibliografia di questo scrittore spagnolo naturalizzato messicano, possono bastare anche solo alcune cifre e un breve elenco dei premi raccolti durante la sua carriera letteraria e giornalistica.
Il numero delle opere pubblicate dagli anni Settanta in poi supera la cinquantina, sono apparse in più di venti Paesi e, accanto alla vastità, troviamo anche una notevole varietà sia per quanto riguarda il formato (raccolte di racconti, articoli e reportage giornalistici, saggi storici, romanzi, fumetti), che per quel che concerne le tematiche affrontate, che spaziano dalla fiction pura, solitamente in ambito noir-poliziesco, fino alla biografia di personaggi storici passando per temi di attualità affrontati tramite la sua grande passione per il giornalismo.
Lunga e importante la lista dei premi letterari che hanno riconosciuto il valore di Paco Ignacio Taibo II, doveroso citare almeno un premio Bancarella e ben tre premi Dashiel Hammett, uno dei quali ottenuto nel 1994 proprio per La bicicletta di Leonardo. Il suo personaggio più noto è Héctor Belascoarán Shayne, protagonista di nove titoli che spaziano cronologicamente dal 1975 al 2006, investigatore anarcoide, orbo e zoppo, povero al punto da dover dividere il suo “ufficio” con un idraulico e un tappezziere che spesso gli forniscono consigli e aiuti durante le indagini.
La bicicletta di Leonardo non appartiene a questo ciclo e ci propone una un appassionante e rocambolesco viaggio nel tempo e fra i continenti, alla ricerca di una verità che potrebbe avere a che fare con il Leonardo del titolo, ovvero da Vinci.
Chissà dove inizia realmente la storia e il mistero de La bicicletta di Leonardo. Forse proprio da da Vinci stesso, il cui progetto della bicicletta venne ritrovato nel Codice Atlantico. O magari centinaia di anni dopo, quando nella Barcellona anni Venti arrivò un pistolero anarchico che nutriva un forte interesse per il Genio. Oppure nel Vietnam del 1975, quando, in una Saigon assediata dai Vietcong, riuscì a fuggire in elicottero capendo che da quel momento tutto era lecito.
Oppure, procedendo nel tempo, a Ciudad Juárez, dove José Daniel Fierro, un cinquantenne autore di gialli con fissazioni amorose nei confronti delle giocatrici di basket, accompagnato da una cestista yankee cui è stato rubato un rene, cerca di trovare il bandolo di una matassa ben difficile da sbrogliare. Fierro si aggira in ogni angolo del Messico ma la verità sfugge attraverso il tempo e lo spazio, fra prostitute dal carattere non facile, agenti della Cia, persone che amano e scrivono, uccidono e spacciano, trafficanti bulgari e un eterogeneo gruppo di persone che da Piombino come dalla Spagna, dal Vietnam come da New York, si trovano irresistibilmente calamitati o catapultati nel Messico.
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