Libro d’esordio tra i migliori del 2010, recensiamo oggi Punto di rottura (Rupture) di Simon Lelic, nominato tra gli altri al CWA John Creasey (New Blood) Dagger Award e al Macavity Award per la migliore opera prima.
Titolo: Punto di rottura
Editore: TimeCrime
Autore: Simon Lelic
Traduttore: Lisa Maldera
Anno: 2012
TimeCrime (marchio Fanucci) segna un nuovo successo con il thriller di Simon Lelic. Avete presente la teoria di Nietzsche sul prospettivismo secondo cui non esistono cose e fatti ma l’interpretazione degli stessi? Questo è ciò che succede nel romanzo ‘Punto di rottura’ in cui una scuola londinese, in un giorno come tanti, viene scossa da un evento imprevedibile, ovvero la sparatoria che coinvolge come artefice un professore e come vittime i suoi stessi alunni.
Il romanzo si articola su più punti di vista, tant’è che ognuno si ritrova a raccontare la storia divenendo il protagonista della storia stessa e regalandoci la sua prospettiva dei fatti. Così incontriamo, in un interrogatorio che non ha domande ma le cui stesse si evincono dalle risposte date, i professori e gli alunni dell’istituto. Una prima persona distingue il racconto personale di ognuno con la narrazione in generale.
In questo modo facciamo la conoscenza del carattere e delle caratteristiche di ogni individuo, interrogato da Lucia May, l’ispettore che si occupa delle indagini, per comprendere le dinamiche della tragedia e le motivazioni che hanno spinto il professore a compiere il fatto. Sì, perché Lucia non si accontenta di raccogliere i dati e di chiudere il caso come richiederebbe la normale procedura, lei vuole andare a fondo, entrare nella psiche dell’uomo e scavare fino a rendere forse meno brutale un atto che non può e non deve essere giustificato. Il professor Samuel Szajkowski ha aperto il fuoco sugli studenti durante un’assemblea di classe uccidendo tre di loro e un collega. Sarah Kingsley, una studentessa dotata, Felix e Donovan due ragazzi forse un po’ scapestrati ma pur sempre ragazzi. Dalle interrogazioni si conoscerà il carattere scostante e riservato dell’uomo, deriso e beffato da tutta la scuola e dal professore di ginnastica. Samuel veste in modo antiquato, ha difficoltà a relazionarsi con i colleghi e non riesce a gestire la classe, divenendo spesso vittima di scherzi pesanti e veri e propri maltrattamenti. Diviene anche il protagonista di un blog che i ragazzi scrivono a suo nome e che fomenta gli scherzi e le risa anche da parte dei professori stessi. L’uomo cercherà di esprimere il proprio disagio con il preside ma nessuno sarà in grado veramente di comprendere le sue difficoltà e nel frattempo coverà una rabbia logorante.
Una narrazione fuori dal comune, un tema sconcertante ma che purtroppo troviamo attuale più che mai, come la difficoltà d’integrazione per coloro che non appartengono al ‘branco’ e che per questo motivo divengono degli outsider, incompresi, rabbiosi, inadeguati, pronti a scoppiare come una bomba a orologeria. Che cosa fa di un individuo un criminale? La sua incapacità di vedere il mondo con gli occhi di una persona concreta e rispettosa? Un uomo maltrattato che a sua volta cerca un riscatto verso la propria situazione? O forse semplicemente un essere incompreso che cerca l’aiuto che gli viene negato e vuole l’attenzione di cui è carente… forse tutte queste cose o altrettante, sta di fatto che quando una persona è portata a compiere un atto violento nei confronti dei suoi simili, è perché non è più in grado di pensare con lucidità e ha abbandonato la logica non riuscendo più a distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Un testo che farà pensare a tutte queste cose lasciando forse qualche interrogativo da risolvere.
Altri casi da indagare
La famiglia scomparsa – Tim Weaver
Se cercate il maestro contemporaneo delle sparizioni impossibili, la bussola punta inevitabilmente verso David Raker. Oggi al Thriller Café analizziamo "La famiglia scomparsa" (titolo originale "The [...]
LeggiNon fuggire, sceriffo – Ross Macdonald
Oggi al Thriller Café c'è uno di quegli investigatori che hanno fatto la storia del genere: Lew Archer, nella sua quinta avventura dal titolo "Non fuggire, sceriffo". Tutto inizia con un gesto di [...]
LeggiNido di vipere – May Cobb
Al Thriller Café oggi vi servo un cocktail velenoso, shakerato con martini, ossessioni e un colpo di pistola. Nido di vipere di May Cobb (edito da TimeCrime) è un tuffo a capofitto nel lato più oscuro del desiderio e della trasgressione, là dove i peccati sono lucidi come un rossetto Chanel e letali come una doppietta [...]
LeggiSul mio cadavere – James Hadley Chase
Nel 1940, "Lady Here's Your Wreath", apparve in origine come scritto da un certo "Raymond Marshall", uno dei vari pseudonimi che James Hadley Chase usò nel corso della sua lunga carriera. In [...]
LeggiCome uccidono gli eredi – Jessica Goodman
Il Club degli Eredi è talmente esclusivo che i più ne ignorano l’esistenza. Ne fanno parte pochi selezionati eletti che rappresentano il gotha della società newyorchese, persone importanti che [...]
LeggiSalva la faccia, Parker! – Richard Stark
Oggi al Thriller Café si va di whisky di sottomarca, bevuto in un bicchiere sbeccato in un motel di periferia. La recensione odierna è dedicata a un classico intramontabile del noir più duro e puro: [...]
LeggiLa regina dei veleni – Robert Thorogood
Prima di iniziare, un consiglio: controllate bene il fondo della tazzina che avete davanti. No, tranquilli, qui al Thriller Café la miscela è sicura, ma non si può dire lo stesso per quella servita a [...]
LeggiLa mediatrice – Jakob Kerr
Oggi il Thriller Café vi porta in quella California che nell’immaginario collettivo è la terra del sole e dell’innovazione, ma che nel romanzo d’esordio di Jakob Kerr, "La mediatrice", si rivela per quello che spesso è davvero: un acquario di squali digitali. Se il titolo originale "Dead Money" rendeva forse meglio [...]
Leggi