È in libreria per Einaudi Il talento del cappellano, la quinta indagine del vicequestore Vanina Guarrasi, originaria di Palermo, ma da più di un anno in forza alla mobile di Catania. Siamo abituati a ritrovarla in tarda primavera, ma stavolta “l’indagine chiamava”, come scriveva su Facebook Cristina Cassar Scalia per annunciare l’uscita del libro, quindi l’appuntamento editoriale con Vanina per il 2021 è raddoppiato, giacché il romanzo precedente, L’uomo del porto, era uscito lo scorso giugno. Tuttavia noi che la Guarrasi l’attendiamo sempre con trepidazione non possiamo che essere contenti di quest’improvvisata.

“Aveva smesso di nevicare da un paio d’ore e il cielo s’era riempito di tutte le stelle che l’occhio umano è in grado di distinguere. Ai bordi della strada che s’inerpicava su per la muntagna, cumuli di neve seppellivano i muretti di pietra lavica. Così imbiancato, il paesaggio intorno, invisibile nel buio della notte, doveva essere uno spettacolo.

Bosco, roccia, di nuovo bosco, ancora roccia. Nunzio Scimemi quella strada la conosceva a memoria. A occhi chiusi l’avrebbe potuta percorrere, nonostante il ghiaccio. Facendo uno sforzo di memoria avrebbe perfino potuto tracciarne il vecchio percorso, quello che la colata lavica del 1983 aveva spazzato via”.

Dopo un incipit così, è difficile immaginare che siamo in Sicilia, nella provincia catanese, sulle pendici dell’Etna. Eppure lo scenario appena descritto è proprio quello. Quando il vecchio custode Nunzio Scimemi si reca al Grand Hotel della Muntagna, sotto una nevicata coi fiocchi, nella notte tra il 26 e il 27 dicembre 2016, per controllare che sia tutto a posto, non immagina certo di imbattersi in una donna morta nel salone principale. E non immagina nemmeno che nel tempo di una telefonata alla polizia il corpo scompaia nel nulla per riapparire, il giorno dopo, in tutt’altro luogo. La morta è Azzurra Leonardi, stimata pediatra separata, dal carattere difficile. Il suo corpo verrà ritrovato in un cimitero, all’interno della cappella dei Murgo. E se questo mistero non fosse sufficiente, aggiungeremo che accanto a lei c’è un altro cadavere, quello di Monsignor Antonino Murgo, anche lui stimatissimo da tutti. Cosa li accomuna? Come spiegare questo strano doppio omicidio? La risposta dovrà trovarla Vanina Guarrasi insieme a tutta la sua squadra, con la gentile e ormai abituale collaborazione di un acciaccato e dolorante Biagio Patanè, l’ottantatreenne commissario in pensione che ormai siede stabilmente nell’ufficio della mobile, a dividersi sigarette, cioccolata, indagini, dubbi e alzate d’ingegno con Vanina.

–Dottoressa, il signor Lisa è il custode del cimitero. È lui che trovò i due cadaveri. L’uomo si alzò in piedi, accennò una specie di riverenza. Vanina indicò la cappella. – Là dentro sono? Il custode annuí. – Sí. Sopra il loculo al centro. Addobbato ca pare ‘na bancarella natalizia. Spanò intercettò la perplessità del vicequestore. – Venga, dottoressa, le faccio vedere -. La precedette dentro la cappella. Il loculo centrale, come l’aveva chiamato il signor Lisa, era l’unico scavato a terra. Al centro, davanti a un altarino, come in posizione privilegiata rispetto agli altri, tutti inseriti nelle pareti. Adagiati sul coperchio di marmo un uomo e una donna, uniti da un nastro rosso, largo, annodato come un fiocco all’altezza della vita. Sopra le teste, una composizione di rametti di vischio e accanto due stelle di natale. Una doppia corona di lumini aggiungeva alla scena un che di sinistro. Vanina s’avvicinò facendosi strada tra gli addobbi”.

Un doppio omicidio assai teatrale, dunque, interrompe le ferie palermitane del vicequestore Guarrasi che si ritrova da sola in una città che non è la sua ma che non l’ha mai fatta sentire sola da quando è arrivata. Vanina però non è serena, non lo è da molto tempo e per varie ragioni, non ultima la situazione con Paolo Malfitano, il magistrato di cui è innamorata (ampiamente ricambiata), ma che respinge per paura. Non è serena, Vanina, perché l’ombra della mafia, quella presenza fetida che l’accompagna sin dalla morte violenta di suo padre, non vuole abbandonarla, non le dà tregua, per quanto lei cerchi di allontanarsi da tutte le indagini che toccano quell’argomento. Non è serena, Vanina, anche perché i rapporti con alcuni suoi amici non sono chiari e tutto questo pesa.

Il talento del cappellano è come ce lo aspettavamo, un libro intenso, scorrevole e piacevolissimo da leggere. È un giallo sobrio – come del resto è tutta la serie – che sa dosare il folclore di una sicilianità dirompente e la serietà dei temi trattati. In questo più che in altri volumi appare chiaro che il successo della serie, ciò che conquista i lettori non è solo il personaggio di Vanina, pure trascinante e di spessore, ma l’equilibrio perfetto di tutti gli elementi: i temi sociali, le indagini di mafia, quelle di criminalità comune si amalgamano perfettamente al resto. La squadra ben assortita, i curtigghi di Spanò, l’irresistibilità di Patanè, la Bonazzoli vegana e salutista rassegnata a perdere in un mondo di fumatori e buone forchette, l’ingombrante Tito Macchia, il povero Lo Faro… e poi i personaggi esterni al lavoro, la vicina Bettina, gli amici Adriano e Maria Giulia con le loro vicende… e su tutti la Sicilia e la città di Catania, con quella Muntagna amata e temuta. Tutto questo contribuisce a creare un libro – e una serie – assolutamente da leggere, perché anche in un giallo all’apparenza non particolarmente impegnato si possono affrontare temi importanti ed attuali.

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Il talento del cappellano
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Il talento del cappellano
  • Cassar Scalia, Cristina (Author)