Il bacio d’acciaio – Jeffery Deaver

Il bacio d’acciaio – Jeffery Deaver

Serie: Lincoln Rhyme
Editore: Rizzoli
Redazione
Protocollato il 2 Giugno 2016 da Redazione con
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Oggi al Thriller Café vi consiglio di prendere le scale a piedi e di guardare con sospetto il vostro forno a microonde; la recensione odierna è per “Il bacio d’acciaio” (The Steel Kiss), dodicesimo capitolo della saga di Lincoln Rhyme firmato da Jeffery Deaver (Rizzoli, 2016), che in precedenza con “Solitude Creek” aveva dato alle stampe il quarto romanzo del ciclo dedicato a Kathryn Dance.

Siamo nel 2016 e la tecnologia “smart” sta invadendo le nostre case e le nostre città. Deaver, che ha sempre avuto un fiuto eccezionale per trasformare il progresso in incubo, questa volta punta il dito contro l’Internet delle Cose (IoT). Se in La finestra rotta il nemico erano i dati, qui il nemico è l’hardware che ci circonda.

La trama si apre con una scena ad alto impatto emotivo. Amelia Sachs è all’inseguimento di un sospettato di omicidio all’interno di un centro commerciale affollato. Quello che sembra una normale operazione di polizia si trasforma in tragedia quando una scala mobile impazzisce improvvisamente, stritolando un innocente tra i suoi ingranaggi sotto gli occhi inorriditi della detective. Inizialmente catalogato come un guasto meccanico, l’incidente attira l’attenzione di Lincoln Rhyme. Dall’analisi forense emerge una verità agghiacciante: non è stato un difetto di fabbrica, ma un sabotaggio informatico. Qualcuno è in grado di prendere il controllo dei controller remoti che gestiscono gli oggetti di uso quotidiano – automobili, ascensori, elettrodomestici – trasformandoli in armi letali. Mentre Amelia combatte con il senso di colpa per non aver potuto salvare la vittima, la squadra deve fermare un killer che può uccidere senza nemmeno essere presente sulla scena, semplicemente premendo un tasto.

Analizzando il romanzo, l’elemento più riuscito è senza dubbio la capacità di Deaver di rendere terrorizzante la normalità. La scena della scala mobile è scritta con una visceralità tale da far esitare chiunque prima di salirne una il giorno dopo. L’idea che gli oggetti “intelligenti” progettati per facilitarci la vita possano rivoltarsi contro di noi è gestita con una competenza tecnica notevole, frutto della solita ricerca maniacale dell’autore sui protocolli industriali e sulla sicurezza informatica.

Tuttavia, il romanzo soffre di qualche lungaggine. La spiegazione dei dettagli tecnici sul funzionamento dei controller e dei software, seppur necessaria per la logica dell’enigma, a tratti appesantisce la narrazione, trasformando il thriller in un manuale d’istruzioni. Inoltre, la sottotrama legata al trauma di Amelia e alle dinamiche interne della polizia rischia di sembrare un po’ ripetitiva per i lettori di lunga data, che hanno già visto la detective affrontare crisi simili in passato. Anche il villain, pur essendo efficace nel modus operandi, manca forse di quel carisma psicologico perverso che caratterizzava gli antagonisti dei primi volumi.

In conclusione, “Il bacio d’acciaio” è un techno-thriller solido e inquietante, perfetto per riflettere sulla nostra dipendenza dalla tecnologia. Deaver si conferma un maestro nel creare pericoli plausibili, anche se la struttura narrativa inizia a mostrare qualche segno di prevedibilità.

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