L’addestratore – Jeffery Deaver
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Avevamo segnalato l’uscita di “Edge” un anno fa, ed ecco che finalmente questo romanzo di Jeffery Deaver giunge anche in Italia col titolo di “L’addestratore” (che non mi pare granché felice, a essere onesto).
Il romanzo si basa su un affascinante vocabolario del mestiere. Da una parte abbiamo il “Lifter” (l’estrattore): Henry Loving è un professionista spietato, specializzato nell’ottenere informazioni vitali usando la “leva”, ovvero minacciando, torturando o rapendo i familiari del suo bersaglio. Dall’altra parte c’è lo “Shepherd” (il pastore): Corte, un agente governativo d’élite incaricato di proteggere le vittime.
Quando un poliziotto di Washington, Ryan Kessler, finisce nel mirino di Loving, Corte viene chiamato a fargli da scudo. Ma la posta in gioco è altissima: sei anni prima, Loving ha torturato e ucciso il partner di Corte. La missione di protezione si trasforma rapidamente in una letale partita a scacchi intrisa di vendetta.
In questo romanzo ritroviamo un Deaver di buon livello dopo alcune pubblicazioni non troppo convincenti. Il ritmo è quello frenetico di un thriller d’azione in cui le regole d’ingaggio cambiano continuamente. La contrapposizione tra un professionista della tortura e uno della protezione è ottima, e i colpi di scena sono ben orchestrati, ribaltando continuamente le carte in tavola sul perché i Kessler siano stati presi di mira.
Una delle pecche però è il protagonista. Corte è un nerd sociopatico, privo di senso dell’umorismo, la cui intera esistenza ruota attorno alla teoria dei giochi e ai giochi da tavolo. Questa sua freddezza analitica lo rende formidabile sul campo, ma emotivamente arido sulla pagina, noioso e difficile da amare. Inoltre il continuo schema del gatto col topo tra lui e Loving è tirato un po’ troppo per le lunghe, con la parte centrale del libro abbastanza ripetitiva.
In sintesi “Edge” è un solido thriller “popcorn“, buono sotto l’ombrellone o per staccare la spina. Nel complesso, consigliato.
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