Il settimo infernoLa premiata ditta James Patterson – Maxine Paetro torna in Italia con Il settimo inferno, capitolo 7 della serie delle Donne del Club Omicidi e seguito de Il sesto colpo. Lo recensiamo oggi al ThrillerCafe.

Titolo: Il settimo inferno
Autore: James Patterson & Maxine Paetro
Editore: Longanesi
Anno di pubblicazione: 2009
Pagine: 380
Traduttore: Biavasco A.; Guani V.

Trama in sintesi
La detective Lindsay Boxer questa volta è alle prese con la sparizione del figlio del governatore della California, affetto da una malformazione al cuore.
Intanto, due piromani stanno mettendo a fuoco le più belle case di San Francisco, e con esse i proprietari. Presa tra i due casi, Lindsay si ritrova sotto pressione, ma le Donne del Club Omicidi saranno pronte a darle una mano.


Il settimo inferno è un libro nel classico “format Patterson”, con capitoli brevissimi e molta paratassi. Il risultato è una lettura che avanza rapida lungo i due binari conduttori, il primo di tipo soprattutto legal (correlato alla scomparsa del rampollo dell’ex governatore della California) e il secondo più sul procedural (l’indagine sulla serie d’incendi) con spruzzate di psychothriller quando cambia il punto di vista della narrazione. Dei due filoni, a mio parere, è meglio approcciato quello imperniato sul procuratore distrettuale Yuki Castellano, mentre la parte che vede protagonista Lindsay Boxer non mi è parsa sviluppata a dovere. Ma la sensazione è comunque che entrambe le trame, totalmente indipendenti fatto salvo il trait d’union delle Donne del Club Omicidi, siano troppo poco approfondite e che gli espedienti per tenere alta la tensione siano parenti lontani di quelli del primo Patterson.
Latita anche l’approfondimento dei personaggi, con gli antagonisti della Boxer abbastanza scontati e incolori, né lasciano particolare segno i pochi momenti di pathos che emergono dalle pagine.
Gli aspetti positivi del romanzo risiedono quindi tutti nella buona scorrevolezza e nell’assortimento delle protagoniste, oltre che in un paio di buoni colpi di scena, tra cui quello finale, però troppo tardivo.
Patterson negli ultimi periodi è diventato una macchina commerciale e le sue tante collaborazioni sembrano pensate più che altro per mettere il proprio nome su più copertine possibili, ma qualche titolo in meno e un po’ più di scrittura “sentita” a mio modo di vedere non sarebbe male.