L'unica figlia di Anna SnoekstraHarperCollins Italia ha recentemente pubblicato il promettente thriller d’esordio di Anna Snoekstra, L’unica figlia, uscito in lingua originale nel 2016 con il titolo di Only Daughter e ora giunto a noi per la traduzione di Manuela Faimali.

L’unica figlia si inserisce nel filone dei thriller psicologici che hanno come protagoniste ragazze adolescenti o giovani donne, ed è riuscito comunque a emergere e distinguersi nonostante questo particolare sotto-genere conti molti romanzi negli ultimi anni.
Il titolo ha ricevuto recensioni sostanzialmente positive e ha ottenuto un buon successo nell’edizione originale, meritando il plauso di esperte di questo tipo di romanzi quali sono Lisa Unger e Mary Kubica, con quest’ultima che ha definito Anna Snoekstra come “emozionante nuova voce all’interno della crime fiction”.

Dopo il successo in patria, L’unica figlia è stato tradotto in molti Paesi fra i quali Germania, Spagna, Cina e le nazioni scandinave e dovrebbe presto conoscre una trasposizione cinematografica. Andiamo a studiarne la trama per poi esporre alcune opinioni su questo thriller.

2003. Rebecca Winter ha sedici anni e si sta godendo le vacanze, fra l’impiego a un locale McDonald’s, una cotta per il classico ragazzo più grande di lei e qualche furtarello in compagnia della sua migliore amica, quando, dopo aver finito il suo turno al fast food, in un giorno di metà gennaio, sparisce lungo il percorso fra la fermata dell’autobus e casa sua, nel sobborgo di Manuka, Canberra. La polizia non riuscirà mai a individuare possibili tracce che portino a scoprire il destino della ragazza.

2014. Una giovane donna viene sorpresa mentre sta rubando in un supermercato e, per evitare l’arresto e le conseguenze del suo gesto, dichiara di essere Rebecca Winter, la ragazza scomparsa undici anni prima. La mossa istintiva doveva originariamente servire solo a evitare la prigione, per poi scappare non appena possibile, ma la ragazza ci ripensa quando vede che le è estremamente facile infiltrarsi nella vita della vera Bec: dorme nel suo letto, gioca con i suoi fratelli e convince anche i vecchi amici del tempo.

Ma man mano che procede nella sua impresa di sostituire la vera Rebecca, la donna capirà che la casa dei Winter non è esattamente un angolo di paradiso e che molto probabilmente non può fidarsi né degli amici né della stessa famiglia. Qualcosa non torna in questo quadro, e la nuova Bec dovrà barcamenarsi cercando di evitare che il detective che si era occupato della sua sparizione ficchi troppo il naso in giro e allo stesso tempo cercare di evitare il reale responsabile della scomparsa di Rebecca, qualcuno che è ancora in giro e che non vede di buon occhio questo finto ritorno.

L’unica figlia parte da uno spunto tanto intrigante e interessante quanto in definitiva un po’ duro da digerire per quel che riguarda plausibilità e verosimiglianza.
Ci viene infatti chiesto da Anna Snoekstra di credere alla possibilità che una ragazza riesca a spacciarsi per un’altra ingannando alla perfezione amici e parenti nonostante non sappia quasi nulla della vita della vera Rebecca.

Spetta al singolo lettore decidere se accordare o meno fiducia alla scrittrice e digerire questo intoppo iniziale, ma chiunque continuerà nella lettura si troverà di fronte a un buon thriller psicologico nel quale atmosfera e suspense crescono di pagina in pagina.
La storia è narrata in due linee temporali alternate e si passa di volta in volta dalla Bec del 2003 a quella del 2014 e viene svolto un buon lavoro nel disseminare indizi che ci fanno capire che casa Winter è un luogo di segreti e misteri, nel quale ci si può ritrovare con inspiegabili macchie di sangue nel letto e la generale sensazione di essere sempre sorvegliati e controllati.

La “finta” Rebecca emerge come un personaggio dalla psicologia ben delineata che cambia comportamento nel corso dello sviluppo del romanzo, passando dalle intenzioni iniziali, che sono quelle di sfruttare una situazione che le sembra molto favorevole, a un coraggioso istinto investigativo una volta che comincia a comprendere che c’è qualcosa di sbagliato fra le persone che la circondano.

Così come si alternano i capitoli dedicati al presente e al passato, cambia anche il punto di vista e la voce narrante: mentre la Bec del 2014 racconta in prima persona, i fatti risalenti al 2003 sono narrati in terza persona, dato che rafforza la sensazione di distacco e distanza fra le due Rebecca.

Il finale è in grado di sorprendere una buona fetta dei lettori e con l’avvicinarsi alle ultime pagine aumenta anche il tasso di violenza, al punto che non ci sentiamo di consigliare in tutta tranquillità L’unica figlia ai lettori che hanno problemi con le scene di violenza sugli animali.

In definitiva siamo di fronte a un buon esordio da parte di una scrittrice che riesce a distinguersi in un sotto genere molto affollato e nel quale sembra ormai difficile produrre idee davvero originali. Quel che conforta ancora di più è che Anna Snoekstra ha buoni margini di miglioramento.

L’autrice ha già completato il suo secondo romanzo, Little Secrets, la cui pubblicazione è prevista per ottobre 2017 e che narra di una piccola città che precipita in un clima di paranoia quando qualcuno comincia a lasciare bamboline di porcellana sull’uscio di case nelle quali vivono delle bambine, spedendo anche lettere anonime che minacciano la vita delle stesse.

L’unica figlia – Anna Snoekstra

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