Il fiume perduto - Michael KorytaNerogiano presenta uno dei più promettenti scrittori americani, Michael Koryta. Più che una promessa, oramai una “fantasmatica” presenza nel panorama del thriller mondiale.

Titolo: Il fiume perduto
Autore: Michael Koryta
Editore: Giano
Anno: 2012

Regista di un certo successo ad Hollywood, Eric Shaw sente di colpo chiudere alle proprie spalle tutte le porte d’accesso a quel dorato mondo e non da ultima anche quella della sua casa, dopo che la moglie Claire lo ha lasciato. Si trova così a sbarcare il lunario predisponendo dei piccoli filmati da proiettare durante le funzioni funebri, nei quali è abilissimo a mettere in risalto quelli che chiama “i manufatti rappresentativi delle ambizioni” dei defunti.
Alyssa Bradford, una ricca signora di Chicago, lo incarica di redigere uno di questi videoritratti sulla vita del proprio suocero ultra novantenne, Campbell Bradford, che versa in gravissime condizioni in ospedale, sperando di fare cosa gradita al marito quando il padre fosse trapassato.
Shaw accetta di buon grado, spinto sia dal lauto compenso che dalla particolarità che dovrà recarsi nei luoghi della giovinezza di Bradford, a French Lick, nell’Indiana. “Un luogo surreale” lo avvisa Alyssa ed Eric non potrà che convenirne. L’aggettivo surreale infatti potrà benissimo adattarsi a qualsiasi evento gli capiterà appena entrato nelle suggestive French Lick e West Baden, i sontuosi resort termali delle quali avevano caratterizzato la vita di quella valle per più di cento anni.
Assieme agli alberghi, come è naturale che sia, la vera protagonista della storia è l’acqua termale e le sue numerose sorgenti create dal Lost River, un fiume che scorre per gran parte sotterraneo.
Le ricerche sulla vita di Campbell Bradford partiranno proprio da una bottiglia di Pluto water che il vecchio aveva sempre conservato gelosamente. Alyssa l’aveva affidata ad Eric, certa che potesse essere una chiave di lettura dell’intera esistenza del suocero.
L’acqua di quella bottiglietta, capace di conservarsi gelata qualsiasi fosse la temperatura ambientale e che in particolari condizioni diveniva luminescente, è capace di far cadere Eric in preda a visioni orrifiche che, con il loro susseguirsi, lo porteranno a scoprire tutti i segreti dei Bradford e della valle.

Il fiume perduto rappresenta la svolta di genere nella carriera di Koryta.
Finalista nel 2005, a soli ventuno anni, all’Edgar Award con Tonight I said goodbye, primo romanzo della trilogia dedicata al personaggio dell’investigatore Lincoln Perry, l’Autore con questo lavoro imbocca invece deciso la via del thriller paranormale  (anche i suoi successivi romanzi, ancora inediti in Italia, The Cypress House e The Ridge sembrano infatti confermare questa tendenza).
Riteniamo che dal punto di vista editoriale sia un’operazione decisamente azzeccata, che permette all’Autore di distinguersi nettamente dal panorama mondiale.
Ma le qualità di Koryta sono innegabili e vanno bel al di là delle logiche editoriali.
La narrazione è sostenuta da una prosa elegante e fluida, che rappresenta uno dei punti contraddistintivi dei suoi romanzi, assieme al tratteggio dei personaggi e delle loro motivazioni psicologiche.
Particolarmente riuscito quello di Anne McKinney, l’ottuagenaria appassionata di meteorologia che con la sua sensibilità ai fattori atmosferici (e l’ausilio di una potente radio) riesce in una qualche misura a domare l’evento più catastrofico che si potesse abbattere sulla valle: il ritorno di un’anima sconvolta dall’ira, che provoca distruzione e morte con lo stesso impatto di un uragano.
Il fiume perduto è una storia potente e ben congeniata, che cattura l’attenzione in maniera crescente, raggiungendo l’apice nelle ultime cinquanta pagine.
Solo una piccola riserva rimane da sciogliere attendendo la traduzione del prossimo lavoro: se Koryta abbia volutamente indugiato su alcuni fatti (facendoli ripetere ai suoi personaggi più del dovuto in dialoghi un po’ ridondanti)  per introdurre meglio il lettore nel suo mondo sovrannaturale o se queste ridondanze siano una pecca della narrazione. Sembra trasparire, infatti, la cautela con la quale lo scrittore affronta questo suo primo “contatto extrasensoriale” con il pubblico, forse anche tenendo a mente ciò che successe nell’ambito cinematografico ad un capolavoro come C’era una volta in America, che nella sua prima versione fu montato senza flash back, considerati troppo difficili da  gestire per il pubblico. Ma gli anni ’80 di Sergio Leone sono consegnati ormai alla storia, mentre Koryta è già il futuro e la sua prosa dovrebbe tornare a sgorgare senza troppi ripensamenti come nei suoi primi thriller, perché il pubblico è già saldamente al suo seguito. E siamo convinti che ci rimarrà per molto ancora.

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Articolo protocollato da Monica Bartolini

Monica Bartolini (Roma 1964) si afferma nel mondo della scrittura gialla con i romanzi della serie del Maresciallo Nunzio Piscopo (Interno 8 e Le geometrie dell'animo omicida, quest'ultimo finalista al Premio Tedeschi nel 2011). Nel 2010 vince il Gran Giallo Città di Cattolica per il miglior racconto italiano in ambito mystery con il racconto Cumino assassino, compreso nell'antologia 10 Piccole indagini (Delos Digital, 2020). Autrice eclettica, per I Buoni Cugini Editori pubblica nel 2016 Persistenti tracce di antichi dolori, una raffinata raccolta di racconti gialli storici che ha per filo conduttore le vicende legate al ritrovamento di alcuni reperti storici, che ancora oggi fanno bella mostra di sé nelle teche dei musei di tutto il mondo, e nel 2019 la terza investigazione del suo Maresciallo dal titolo Per interposta persona. Collabora con i siti www.thrillercafe.it e www.wlibri.com per le recensioni ed è membro dell'Associazione Piccoli Maestri - Una scuola di lettura per ragazzi e ragazze che si occupa di leggere i classici nelle scuole italiane. Bibliografia completa in www.monicabartolini.it Contatti: [email protected]

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