Potrebbe far male – Stephanie Wrobel
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Potrebbe far male è il secondo romanzo di Stephanie Wrobel pubblicato in Italia dopo “Cara Rose Gold“: si tratta di un thriller psicologico, come il precedente edito da Fazi. Oggi lo recensiamo per voi.
Quando Kit Collins sparisce volontaria per sei mesi nell’esclusivo ritiro “Wisewood” – senza telefono, internet né contatti esterni – la sorella Natalie capisce che qualcosa è andato definitivamente storto. Il messaggio che la trascina sull’isola privata al largo del Maine è un ultimatum: «Svelerò la tua colpa a Kit se non mi consegnerai la verità.»
Il romanzo si dipana di lì in poi a tre voci: Kit ci mostra il percorso iniziatico tra esercizi di coraggio e digiuni forzati, Natalie ci trascina nella colpa di un segreto incapace di rimanere sepolto, e una narratrice misteriosa – fino all’ultimo quarto del libro – svela a poco a poco un legame che rimescola le carte.
Wrobel gioca quindi con il lettore, cambiando prospettiva come un prestigiatore con i suoi mazzi di carte. Costruisce un thriller psicologico interessante, che tocca principalmente il tema della manipolazione e del culto che rende le persone irriconoscibili.
Benché gli elementi sembrino esserci tutti per un gran romanzo, però, alla fine “Potrebbe far male” resta parzialmente al di sotto delle aspettative. E’ di certo un ottimo stratagemma quello della voce nascosta rivelata solo verso la fine, ma il ritmo e i colpi di scena non raggiungono il massimo del potenziale. La narrazione quindi scorre verso il suo epilogo senza sussulti e alla chiusura del libro la soddisfazione è soltanto discreta.
Nel complesso comunque una lettura valida che si inserisce in un filone, quello del thriller psicologico, dove è sempre più difficile trovare originalità.
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