Per un’ora d’amore – Piergiorgio Pulixi

Per un’ora d’amore – Piergiorgio Pulixi

Redazione
Protocollato il 29 Aprile 2024 da Redazione con
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Cari habitué del Thriller Café, oggi recensiamo per voi “Per un’ora d’amore“, nuovo episodio della serie “I canti del male”. Piergiorgio Pulixi ci regala un altro capitolo da brividi di una saga che riesce a rinnovarsi senza mai perdere di vista le sue radici: il dolore, l’empatia, la giustizia, la colpa.

Vito Strega è appena tornato a Milano dopo aver partecipato all’operazione umanitaria Mare Nostrum 3, nella speranza di allontanarsi dai fantasmi interiori. Ma le onde del mare non lavano via tutto, e la tempesta emotiva lo raggiunge comunque.

A innescarla è un anziano sardo, Italo Seu, che lo prega di scoprire la verità sull’omicidio della figlia Maria Donata, trovata senza vita in un parco, con indosso un abito da sposa che non le appartiene.
Una messinscena crudele, simbolica, disturbante.

Il caso sembra legato a una scia di femminicidi che insanguina Milano. Strega e la sua squadra si trovano davanti a un puzzle oscuro, in cui le donne vengono uccise e messe in scena come spose… o martiri. E dietro, il sospetto che qualcuno stia colpendo in nome di un’ideologia malata.

Se nei romanzi precedenti avevamo visto una squadra affiatata e determinata, qui i legami sono tesi, e ogni personaggio porta sulle spalle il peso della propria storia. Strega, fragile e tormentato, sembra quasi fuggire da se stesso; Eva Croce è ancora ferma al dolore per la figlia perduta; Mara Rais, irrequieta, fatica a perdonare; Clara Pontecorvo, gigante gentile, si confronta con la propria solitudine; Bepi Pavan, eterno secondo, si rifugia nell’umorismo e nella dieta.

La città, come sempre nei romanzi di Pulixi, è essa stessa un personaggio. Una Milano “piovosa, grigia, violenta”, dove gli incel si nascondono dietro profili anonimi e trasformano il proprio odio in arma.
Una metropoli dove ogni donna rischia di diventare bersaglio e dove anche la giustizia sembra arrancare, troppo spesso disarmata di fronte al male sottile e quotidiano.

Per un’ora d’amore è un romanzo che parla chiaro: il femminicidio non è un “delitto passionale”, ma un’espressione di potere e dominio, di una società che ancora non sa accogliere la libertà delle donne.

L’uso simbolico dell’abito da sposa è geniale e disturbante insieme: chi veste la vittima così vuole punirla per non essere stata “come doveva”. Un gesto rituale che è insieme beffardo e feroce. E il lettore, uomo o donna che sia, non può restare indifferente.

A controbilanciare la durezza del tema, c’è la figura di Italo Seu, padre e nonno. Un uomo antico, pieno di dignità e dolore, che con il piccolo Pippo regala al romanzo i momenti più intensi e delicati.
La squadra stessa, pur ferita, si stringe attorno a quel bambino. Perché anche nei thriller più oscuri, l’amore resta l’unica vera salvezza.

In conclusione Per un’ora d’amore è un ottimo romanzo con cui Pulixi ci costringe a guardarci dentro, a fare i conti con la nostra società, con la rabbia repressa, con la paura.
Ma ci regala anche speranza, affetto, legami veri.
Un libro che fa male, ma anche fa bene. E che, proprio per questo, è necessario.

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