Il canto degli innocenti – Piergiorgio Pulixi

Il canto degli innocenti – Piergiorgio Pulixi

Editore: Rizzoli
Redazione
Protocollato il 18 Giugno 2025 da Redazione con
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C’è un silenzio strano, al bancone del Thriller Café. Non è il silenzio ovattato della pioggia o quello rispettoso davanti alla morte. È il silenzio che arriva dopo la lettura di un libro che ti guarda dentro. Parliamo de “Il canto degli innocenti” il primo capitolo della serie I Canti del Male in cui Piergiorgio Pulixi ci presenta il commissario Vito Strega e ci trascina in un’indagine che più che risolvere un crimine, scava nell’abisso. E l’abisso, stavolta, ha tredici anni.

Una ragazzina uccide una coetanea. Un’altra strangola il padre. Un altro ancora pugnala un insegnante. Ragazzi dal volto d’angelo, colpe senza pentimento.

La città, senza nome ma riconoscibile, è nel caos. La giustizia sembra semplice: ci sono i colpevoli, ci sono i fatti. Ma Strega, sospeso dal servizio, tormentato dal suo passato, in bilico tra equilibrio e follia, non ci sta.

Per lui, la domanda non è chi ha ucciso, ma perché. Chi ha armato quelle mani acerbe? Chi ha manipolato quelle menti fragili?

Strega lo conosceremo meglio più avanti, nei romanzi successivi, tuttavia è già leggenda in questo primo volume della serie. È un uomo rotto, tormentato da un passato violento, da un matrimonio in frantumi, da un gesto estremo che lo ha costretto alla sospensione. Ma è anche un idealista. Uno che crede nella giustizia come atto d’amore. E uno che sente le voci delle vittime. Il “canto degli innocenti”, che lo perseguita, lo guida, lo costringe a non mollare.

Al suo fianco, l’unica che non lo ha abbandonato: l’ispettore Teresa Brusca. Forte, lucida, determinata. Una spalla perfetta.

Mentre tutti archiviano i casi come “risolti”, Strega scava. Dietro l’apparente casualità dei delitti, intuisce un disegno. C’è un “burattinaio”, ne è certo. Qualcuno che ha fatto leva sul dolore, sull’abbandono, sulla rabbia di questi adolescenti.

La manipolazione psicologica diventa il tema centrale del romanzo. Come si plasma il Male? Quanto è facile per chi è fragile confondere vendetta con giustizia?

Lo stile di Pulixi è secco, chirurgico. Nessun fronzolo. Capitoli brevi, taglienti come bisturi. Dialoghi che spingono la trama, che rivelano senza spiegare troppo. E poi quell’alternanza sapiente di introspezione e azione, che tiene incollati alla pagina, mentre i pensieri del lettore iniziano a farsi più cupi, più scomodi.

Perché a un certo punto ci si chiede: e se anche noi, un giorno, potessimo cedere?

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