La settima luna – Piergiorgio Pulixi

La settima luna – Piergiorgio Pulixi

Editore: Rizzoli
Redazione
Protocollato il 8 Agosto 2022 da Redazione con
Redazione ha scritto 918 articoli
Archiviato in: Recensioni libri
Etichettato con:

Cari avventori del bancone di Thriller Café, oggi vi serviamo un bicchiere forte, corposo e speziato: La settima luna, nuovo romanzo della serie I canti del male firmata da Piergiorgio Pulixi.
Un romanzo che è allo stesso tempo giallo, thriller, noir e mistery psicologico. Ma soprattutto, è un’opera che scava — come solo il buon noir sa fare — nell’animo umano e nelle ferite di un Paese sempre più sfilacciato.

Nel cuore fangoso del Parco del Ticino, tra nebbia e pioggia, viene ritrovato il corpo di Teresa Poletto. Giovane dottoressa, promessa della medicina. Legata come una bestia sacrificale, una maschera bovina sul volto.
Una messa in scena, forse rituale. O forse solo un messaggio.
La prima a coglierne il richiamo oscuro è l’ispettrice Clara Pontecorvo: gigante dal cuore tenero, fuori misura in tutto — fisicamente e umanamente.
Ma per decifrare quell’orrore serve chi ha già visto il Male in faccia: il vicequestore Vito Strega e le sue due fedelissime, Eva Croce e Mara Rais. Eccoli tornare in azione, richiamati dal passato come spettri.

Con La settima luna, Pulixi scava ancor più a fondo nella psicologia del suo tormentato protagonista.
Vito Strega è un’anima ferita, un intellettuale del crimine, un uomo che porta addosso ogni ombra che ha studiato e incontrato.
E questa volta, il caso lo colpisce più vicino di quanto pensasse. Perché il Male, per Strega, è una presenza concreta. E si insinua ovunque, anche dove meno lo aspetti.

Pulixi è uno che conosce bene i corpi e le anime. Ogni suo personaggio respira, suda, lotta. C’è Clara, che intimidisce coi suoi 198 cm ma si nasconde dietro un’ironia disarmante; Bepi Pavan, che sembra uscito da un film dei Manetti Bros, ma ha un intuito formidabile; Mara Rais, sempre sboccata e sempre col cuore esposto; Eva Croce, madre, donna, detective: fragile e fortissima; e poi c’è Strega, punto fermo attorno a cui tutto gira.
La coralità è uno dei veri punti di forza del romanzo, e il lettore finirà per affezionarsi a ognuno.

Il romanzo si muove tra Garlasco e le paludi del Ticino. Ed è qui che Pulixi colpisce duro, interroga il lettore: cosa succede a un paese quando il crimine diventa identità? Quando un omicidio entra nel DNA collettivo cambia la percezione, l’economia, la memoria?

Pulixi mette sotto la lente la provincia italiana post-macabra: quella di Cogne, di Erba, di Avetrana. Quella che, passati i riflettori, resta sola. E diversa. Per sempre.

Il simbolismo della maschera bovina è una metafora potente. Chi siamo, quando nessuno ci guarda? Cosa nascondiamo dietro il sorriso social? Pulixi riflette su narcisismo, vanità, solitudine. Sui social che ci specchiano, ma non ci connettono. E su quella fame d’amore, o d’attenzione, che spinge al crimine o all’abisso.

Pulixi ci obbliga a guardare dentro le nostre stesse maschere. Un noir che fa riflettere senza mai smettere di intrattenere. Da leggere. E poi da rileggere.

Sconto Amazon