Non ti faccio niente – Paola Barbato
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Dopo una apparizione di grande successo su Wattpad ecco che Non ti faccio niente, nuovo thriller di Paola Barbato, ha trovato la strada per la pubblicazione tradizionale grazie a Piemme.
Non ti faccio niente segna il ritorno dell’autrice milanese alla forma romanzo dopo un’assenza durata alcuni anni: era infatti il 2010 quando vi abbiamo parlato de Il filo rosso.
Durante questo intervallo di tempo Paola Barbato non è certo rimasta con le mani in mano e ha consolidato la sua presenza in veste di sceneggiatrice presso Sergio Bonelli Editore, firmando vari albi di Dylan Dog e alcune altre pubblicazioni a fumetti.
La scrittrice ha anche avuto modo di pubblicare nel 2015 “Intermittenze – racconti e brevistorie”, un’antologia di racconti scritti circa vent’anni or sono, alcuni dei quali, inviati a via Buonarroti 38, le hanno in seguito fruttato l’ambito incarico di sceneggiatrice di Dylan Dog.
Non ti faccio niente segna però un momento molto importante nella carriera di questa scrittrice, che torna finalmente al thriller già ottimamente frequentato in titoli come Bilico, Mani nude e il già citato Il filo rosso, tutti e tre pubblicati da Rizzoli fra il 2007 e il 2010. La notizia di questo ritorno arriva a pochi giorni di distanza da quella del nuovo romanzo di Barbara Baraldi, ed è il caso di dire che la narrativa di genere italiana ha più che mai bisogno dell’apporto di queste due regine noir.
1983. Un uomo, seduto in una macchina blu, tiene nelle sue mani un uccello ferito e sembra preoccupato: non può certo guidare e allo stesso tempo badare all’animaletto. L’uomo chiede a Remo, un bambino di sette anni, di aiutarlo nella sua missione: l’adulto guiderà l’auto verso il più vicino medico degli animali mentre il piccolo si occuperà dell’uccellino.
Remo reagisce immediatamente con fiducia, è abituato da tempo a giocare per conto suo in strada e nessuno gli ha insegnato a temere gli estranei, così sale sulla macchina senza esitazioni. Il bambino svanirà in questo modo per tre giorni ma, con sorpresa di tutti, verrà poi restituito alla famiglia senza un graffio, incolume nel corpo e nella psiche. Il racconto del sequestrato risulta enigmatico per gli inquirenti: parla di adulto biondo, molto bello, che ha saputo giocare con lui con un’attenzione e una partecipazione che nessuno aveva mai avuto, e che gli ha anche fatto molti regali.
Quel che è accaduto a Remo non è un fatto isolato, non si tratta della prima volta e non sarà nemmeno l’ultima: trentadue bambini in sedici anni, tutti trattenuti per un periodo di tre giorni, durante il quale una figura misteriosa cerca di soddisfare i loro desideri per poi restituirli, felici, alla famiglia. E proprio quando l’indagine sui vari casi sembra portare a qualche tipo di soluzione, ecco che la serie si interrompe e il misterioso rapitore svanisce nel nulla.
2015. Remo Polimanti si reca, come è solito fare, a prendere sua figlia all’uscita da scuola, salvo scoprire che la sua bambina quel giorno non è mai entrata nell’edificio. Greta verrà restituita poco dopo alla famiglia, ma priva di vita. L’accadimento getta Remo nella disperazione ma lo spinge anche a pensare al fatto che lui era uno di quei trentadue bambini sequestrati e quindi restituiti, vivi e felici, alle famiglie. Cosa è cambiato da allora? Perché il rapitore “buono” è diventato un killer sanguinario? Siamo sicuri di trovarci di fronte alla stessa persona e non a un caso di copycat?
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