Non aprite quella morta – Joe R. Lansdale
Joe Lansdale è un autore tanto celebre, quanto difficilmente classificabile. Il suo universo narrativo spazia dal thriller, alla fantascienza, all’horror, spesso caratterizzati da atmosfere cupe, talvolta pulp, il tutto mescolato con una grande dose di ironia. Esce ora per Einaudi una raccolta di racconti originariamente scritti in momenti differenti, tra il 2011 e il 2018 (anno di pubblicazione negli States), intitolata “Non aprite quella morta” (tradotti da Riccardo Falcinelli, titolo originale “Terror is our business”). Siamo quindi alla seconda opera di Lansdale pubblicata da Einaudi nel 2022, dopo il romanzo “Moon Lake”. Si compone di sette racconti, gli ultimi tre dei quali scritti insieme alla figlia Kasey. Segnalo anche due brevi contributi degli autori, uno all’inizio del libro a cura di Joe e l’altro prima dei tre racconti finali da parte di Kasey che sono, come spesso capita, illuminanti per capire la poetica degli autori.
Proprio perché stiamo parlando di Lansdale, risulta praticamente impossibile ingabbiare in una catalogazione questi racconti. Si mescolano in essi una molteplicità di sguardi, di influenze e di suggestioni che non permettono di assegnare etichette. Ma ora, voi che sedete al bancone del Thriller Café, potreste giustamente chiedermi: qual è la cifra narrativa e stilistica che tiene insieme i diversi racconti? Rispondo con le parole dell’autore e dico: investigazioni di fenomeni “sopranormali”. Investigazioni perché in tutti i racconti vi è una protagonista che è anche una detective, sebbene molto particolare. Dana Roberts è infatti l’eroina che tiene banco in tutti i racconti, nei primi quattro immaginata come narratrice di storie curiose in un club maschile, negli ultimi tre insieme alla sua collaboratrice Jana Davis, alla quale è affidato il compito di descrivere le vicende della strana coppia. Il “sopranormale” è invece una categoria tutta di Lansdale, messa in bocca a Dana, per individuare quei fenomeni che non sono al di sopra delle leggi di natura (quindi non soprannaturali), ma ancora orfani di spiegazione perché pur essendo scientificamente plausibili, oggi non vi sono strumenti adeguati per interpretarli. Vi ha convinto questa definizione? A me non molto a dire il vero, ma portate pazienza e sostituite la piacevolezza della lettura alla necessità di comprensione, rimarrete sicuramente soddisfatti.
Anche nella definizione appena introdotta, si scorge un’influenza manifesta, peraltro rivelata nell’introduzione dallo stesso autore: H.P. Lovecraft. Nella descrizione del sopranormale, si intravedono gli universi paralleli che popolavano le weird tales dell’autore considerato capostipite del genere horror. Là più in chiave fantasy, qui più in chiave thriller-pulp. In effetti, non scopriamo nulla di nuovo. Le avventure al confine tra realtà e sogno, le atmosfere insieme cupe e oniriche, l’ironia pulp in stile b-movie sono caratteristiche costanti degli scritti di Lansdale. In questo caso, vi è forse una certa sottolineatura di una spettacolarizzazione quasi splatter, che spesso culmina nel confronto finale tra Dana e le creature sopranormali. Difficile non farsi venire in mente i film di George Romero o le sequenze finali di “Dal tramonto all’alba” di Robert Rodriguez (o se vogliamo essere un po’ più patriottici, gli straordinari film di Lucio Fulci e Lamberto Bava).
Riesce benissimo il topos dell’eroina femminile. Soprattutto grazie alla straordinaria ironia narrativa di Lansdale e, credo, della figlia Kasey, meritevole di aver introdotto il personaggio di Jana Davis, cui attribuisce un sense of humour strepitoso, dai toni grotteschi e sboccati, che ricordano da vicino altri personaggi del padre, in particolare dei suoi primi romanzi. Una piccola chicca che rende ancora più attraente quest’opera è che il sesto racconto è interamente ambientato in Italia, tra Roma e le campagne circostanti. Ci regala un quadretto molto simpatico di come due texani possano vedere gli italiani e la nostra capitale. Molto originale e divertente, lontano dai luoghi comuni, come del resto è, non solo questa raccolta di racconti, ma l’intera opera del grande autore americano.
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