Tre passi per un delitto – C. Cassar Scalia, G. De Cataldo, M. de Giovanni
Etichettato con: Cristina Cassar Scalia, Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni
Lo scorso 14 luglio Einaudi, nella collana Stile libero Big, ha dato alle stampe Tre passi per un delitto, un giallo corale firmato da tre nomi importanti della narrativa gialla italiana: Cristina Cassar Scalia, Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanni. Ciascuno degli autori ha dato voce a uno dei tre personaggi narranti: De Cataldo fa parlare il commissario Davide Brandi, un giovane poliziotto sagace, intuitivo, ambizioso; de Giovanni dà voce a Marco Valerio Guerra, uno squalo della finanza presuntuoso, spregiudicato e glaciale; la Cassar Scalia invece esprime il punto di vista di Anna Carla, moglie di Guerra, intelligente, colta, sensuale e consapevole. Tutti e tre hanno un ruolo, diverso a seconda del personaggio, ma egualmente determinante, nell’omicidio di Giada Colonna, trovata morta nel suo appartamento, uccisa da una statuetta di valore.
Giada Colonna è una giovane, avvenente, spregiudicata venditrice d’arte; vive in un appartamento nel quartiere di Prati, a Roma, circondata dalla bellezza, da pezzi d’arte unici e costosi, da oggetti di valore. Giada viene dalla provincia italiana, da un paesino del Cilento, ed è arrivata a Roma con la fame di vita, di riscatto, di mondo che la spinge a volere sempre di più, ad osare sempre più per raggiungere i suoi obiettivi. Non solo quadri e sculture, dunque, entrano a far parte della sua collezione, ma anche amanti il più facoltosi possibile. Ma Giada è sempre chiara con tutti, non lascia spazio a fraintendimenti: è lei a condurre il gioco e quando si stancherà, quando avrà trovato di meglio, lascerà il malcapitato di turno che farà meglio a non sperare in un ritorno di fiamma.
Quando la vede per la prima volta, in casa sua, morta, circondata da quadri ed oggetti d’arte, il commissario Brandi non sa nulla di tutto ciò e, a tutta prima, rimane tramortito dalla bellezza apparentemente angelica di quella ragazza che ha cercato di emergere; tuttavia, ad un secondo sguardo, anche il poliziotto che è in lui coglie qualcosa che stona in quel sorriso d’angelo, un inganno, un trompe-l’œil: è un’intuizione, e come tale non può dirla a nessuno, non può figurare fra le carte dell’indagine, ma lo induce a procedere con cautela, a vagliare tutte le piste, a non lasciarsi abbagliare dalla strada più semplice, apparentemente già tracciata per lui. Alla lunga, quest’accorgimento gli tornerà utile: in un caso fin troppo lineare, dove la pista sembra già scritta e bisogna solo seguirla, la verità va invece cercata nei dettagli, fra le crepe. E quanto siano importanti (e letali) le crepe e le debolezze lo sanno bene Marco Valerio e Anna Carla Guerra, che hanno costruito a puntino ogni giorno della loro vita e del loro matrimonio-fusione aziendale proprio per evitare gli inciampi, per crearsi la solidità, l’equilibrio, la posizione sociale cui entrambi miravano. Due menti ciniche e brillanti che da quarant’anni hanno unito le loro intelligenze creando una coppia inossidabile. Perciò, quando una delle due metà del connubio è profondamente coinvolta nell’omicidio di Giada Colonna, ciò che sorprende e destabilizza l’altra non è il reato, ma il non aver saputo cogliere i segnali del pericolo imminente, il non aver previsto le conseguenze, l’aver fallito, la consapevolezza che quell’unica manchevolezza ha creato un vuoto, ha permesso alla crepa di espandersi, di diventare visibile.
Le voci di Davide Brandi, Anna Carla e Marco Valerio Guerra si alternano in un tetris impeccabile di luci e ombre, di detti e non detti, ma ciò che rende questo giallo originale, ciò che crea l’incastro perfetto nel puzzle di quest’intreccio di racconti è proprio quell’unica tessera diversa dalle altre: non si nota, ma c’è, è lì, fra le crepe. Tutto sta a scegliere se ignorarla o coglierne il segno, la discrepanza tra le due metà, che permette di distinguere il vero dal falso. E, per dirla con Marco Valerio Guerra, quanta inutile importanza, poi, si dà alla verità… un concetto sopravvalutato: qualcuno la interpreta, qualcuno la manipola, tutti la cercano, ma qual è la verità? Può mai esistere, soprattutto, un’unica verità?
I tre autori, dal canto loro, con quest’interessante esperimento narrativo a sei mani creano un giallo atipico, un sottile gioco psicologico in cui i dettagli fanno la differenza, un raffinato tessuto di intrecci in cui basta che solo un filo sfugga per cambiare la trama e il destino di uno dei protagonisti in un effetto domino inarrestabile. Una lettura non particolarmente impegnativa, ma diversa dal solito, perciò consigliata.
CRISTINA CASSAR SCALIA è originaria di Noto. Medico oftalmologo, vive a Catania. Con Sabbia nera (Einaudi Stile Libero 2018), La logica della lampara (Einaudi Stile Libero 2019) e La Salita dei Saponari (Einaudi Stile Libero 2020) ha dato vita a un nuovo personaggio seriale di grande successo, il vicequestore Vanina Guarrasi.
GIANCARLO DE CATALDO è nato a Taranto. Magistrato, scrittore, sceneggiatore e drammaturgo, ha raggiunto la fama con Romanzo criminale (Einaudi Stile Libero 2002). Tra i suoi libri più recenti, Alba nera (Rizzoli 2019) e Io sono il castigo (Einaudi Stile Libero 2020), il primo della serie con protagonista il Pm Manrico Spinori della Rocca.
MAURIZIO DE GIOVANNI è nato a Napoli. Romanziere, autore teatrale e sceneggiatore, è diventato celebre per le serie del commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone, entrambe pubblicate da Einaudi Stile Libero. Tra i suoi ultimi libri, Il pianto dell’alba (Einaudi Stile Libero 2019), Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone (Einaudi Stile Libero 2019), Una lettera per Sara (Rizzoli 2020).
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