Moon Lake – Joe R. Lansdale
Etichettato con: Joe Lansdale
Ogni volta che leggo un libro di Joe Lansdale ho la sensazione di ritrovare un vecchio amico che mi è mancato. Oggi, qui al Thriller Café, ho il piacere di presentarvi il suo ultimo libro, Moon Lake, scritto nel 2021 e già pubblicato da Einaudi con la brillante traduzione di Luca Briasco, che è sempre una garanzia. Meglio precisarlo subito: il volume è indipendente, non fa parte della serie di Hap & Leonard. La quarta di copertina lo definisce “Un capolavoro accanto a libri indimenticabili come In fondo alla palude e La sottile linea scura”. Per scoprire se sono d’accordo o meno con questa dichiarazione dovrete leggere la recensione fino in fondo…
“Mi chiamo Daniel Russell, e sogno acque nere.” È questa la frase con cui si apre (e si chiude) il romanzo. La scena chiave viene subito dopo: in una tragica notte del 1968, il padre di Daniel si lancia con la macchina nelle torbide acque del Moon Lake. A bordo c’è anche lui, Daniel, ma a differenza del padre riuscirà a salvarsi grazie all’intervento di una ragazzina, Ronnie, e del signor Candles, che per caso si trovano lì a pescare. Il bambino trascorre un po’ di tempo con questa famiglia, ma lui è bianco, i Candles sono neri e da quella parte l’odiosa legge di Jim Crow è ancora ben lungi dall’essere passata di moda. È così che Daniel viene affidato a una zia e trasferito lontano da loro.
Passano dieci anni: a causa della siccità, il lago si ritira e lascia emergere dalle sue acque una città rimasta sommersa per lungo tempo. Non è Atlantide, ma la “vecchia” Long Lincoln: circolano ancora storie su come venne inondata per creare un bacino idroelettrico, sacrificando le vite di coloro che si opponevano al progetto. Insieme alla città, emerge anche l’auto del padre di Daniel… fin qui tutto normale, se non che l’auto è parcheggiata all’interno di un garage (come ha fatto ad arrivare lì?) e nel cofano c’è un cadavere… Daniel Russel, giovane giornalista fresco di college, torna in città, dove inizierà a indagare sul mistero e a scrivere per il giornale locale, portando alla luce vicende che molti preferirebbero mantenere sepolte nell’oblio…
È difficile smettere di leggere i libri di Lansdale, e anche questo non fa eccezione. La storia è molto lineare, non ci sono particolari giochi di intreccio o flash forward, cosa che la rende facile da seguire, eppure i colpi di scena non mancano. A mano a mano che la vicenda si sviluppa, troverete un ragazzo armato di torcia che si aggira per i boschi e un consiglio comunale che pratica rituali grotteschi, qualcosa a metà tra Twin Peaks e Society the Horror, uno dei miei horror preferiti da sempre. Dietro al thriller e al mistero, poi, si nasconde un romanzo di formazione, perché con lo scorrere delle pagine vediamo Daniel maturare e adattarsi a situazioni drammatiche. È il classico “viaggio dell’eroe”, ma raccontato con una maestria che rende “Moon Lake” quasi un manuale di storytelling.
A condire il tutto c’è lo stile inconfondibile di Lansdale, grondante di metafore e similitudini. Solo quelle, da sole, valgono per me il prezzo del biglietto. Ce ne sono un paio per pagina e almeno una su tre vi strapperà un sorriso, provare per credere. Una cifra stilistica che ricorre in questo particolare romanzo, a partire dalla prima riga, sono i sogni: l’elemento onirico si intreccia con la narrazione, rendendola ancora più suggestiva.
E ora è giunto il momento della verità: Moon Lake è veramente un capolavoro al pari di “In fondo alla palude”? Ebbene, secondo me la risposta è no. E lo dico per due ragioni. Un po’ perché a tutt’oggi “In fondo alla palude” rimane il mio libro preferito di Lansdale: è stato il mio primo incontro con questo autore e lo ricordo con l’aura un po’ mitica con cui si ricorda il primo amore. In secondo luogo perché penso che la parola “capolavoro”, un po’ come le frasi “ti amo” o “beviamoci un altro Negroni”, non dovrebbe essere detta troppo alla leggera. In ogni caso, sono convinto che vi divertirete un sacco a leggere Moon Lake!
Buona lettura!
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