Meglio morto - Lee Child - recensione

Ai fedeli avventori del Thriller Cafè, oggi diciamo che prosegue il mitico ciclo dell’eroe Jack Reacher, arrivato alla sua ventiseiesima avventura con la pubblicazione di “Meglio morto” (titolo originale “Better of Dead”), nel quale Lee Child si fa aiutare dal fratello Andrew, al quale in numerose interviste l’autore ha confidato di voler passare il testimone. Il libro è edito da Longanesi, per la traduzione di Adria Tissoni. Le atmosfere sono quelle tipiche a cui Child ci ha abituato e questa volta ci troviamo al confine con il Messico. Nelle prime pagine, il nostro eroe si trova subito a dover fronteggiare quella che ha tutta l’aria di essere una banda criminale e la vicinanza con la frontiera ci fa subito pensare a una losca storia di contrabbando, anche se non capiamo ancora cosa venga in realtà contrabbandato. L’azione diventa immediatamente intensa e Reacher sembra avere la peggio, al punto che lo ritroviamo addirittura su una tavola d’acciaio dell’obitorio dopo pochissime pagine.

E qui, non lo nascondo, siamo subito portati a pensare che i fratelli Child vogliano liberarsi di Reacher, senza troppi preamboli. Ma noi, abituati a chi sa guardare la realtà in un certo modo, sappiamo bene che nulla è come appare e poche pagine dopo saremo subito tranquillizzati. Scopriremo che il contrabbando ha a che fare con le armi e che sarà necessario al nostro eroe escogitare un piano molto elaborato per riuscire a fronteggiare il cattivo di turno. Soprattutto perché si tratta del famigerato terrorista internazionale Dendoncker.

Il ritmo di questo nuovo romanzo di Child è come al solito incalzante. Mi è sembrata una bella trovata la “decostruzione” della storia, che inizia da un tassello intermedio per poi ripercorrere a ritroso le origini della vicenda, introducendo un elemento di ulteriore suspense. Tra l’altro con la trovata dell’apparente morte di Reacher, che ci spinge a consumare velocemente le prime pagine. Non so se sia un contributo del fratello Andrew, ma in più in questo “Meglio morto” si nota anche un minimo di ambientazione, con l’elemento della frontiera, più volte rielaborato in varie salse, tra le quali quella del deserto, che richiama per assonanza Desert Storm, la prima guerra del Golfo, anch’essa più volte citata nel romanzo. E non c’è solo questo a rendere un po’ più umano il nostro eroe Jack Reacher. Oltre a un dove e a un quando, si intravedono anche, sotto la dura scorza del veterano, alcuni slanci affettivi. Nulla che lo porti ad avere vere debolezze, ma un qualcosa che autorizza a pensare che il nostro eroe sia un po’ meno “super”. Ci sono infatti ben due donne che ronzano intorno a Reacher: Michaela Fenton e Sonia. La prima, anch’essa veterana di guerra, dopo l’introduzione rimarrà solo Fenton, la seconda, protagonista di una fugace apparizione, seppur abbastanza tratteggiata, rimane invece sempre solo Sonia e non partecipa più di tanto all’azione.

Azione che come al solito la fa da padrona. Tutto il romanzo è infatti una grande operazione di assalto, nella quale, a differenza di altre avventure di Reacher, non prevalgono i colpi a effetto come esplosioni o grandi attacchi corali. Domina piuttosto il corpo a corpo, la battaglia diretta, l’azione temeraria. I personaggi sono introdotti dalle loro imprese sul teatro di scontro, non certo dal loro profilo psicologico, che si ricava invece dal loro modo di condurre l’azione. E il deserto ci ricorda quasi uno scenario da legionari. Un Reacher insomma più uomo e meno fumetto, più in carne e ossa. Un Reacher che si ritrova nel deserto dell’Arizona quasi per caso, come spesso avviene nelle sue vicende, ma che sa dove vuole andare. Come dice più volte a Fenton, lui vuole raggiungere l’Oceano. Che sia l’inizio di una nuova fase della vita del nostro eroe?

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Meglio morto
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Meglio morto
  • Child, Lee (Author)