L’età del dubbio – Andrea Camilleri

L’età del dubbio – Andrea Camilleri

Editore: Sellerio
Giuseppe Pastore
Protocollato il 4 Dicembre 2008 da Giuseppe Pastore con
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Al Thriller Café oggi la nebbia si alza pigra dal porto di Vigàta, confondendo i profili delle barche e i pensieri di un uomo che inizia a guardarsi allo specchio con troppa insistenza; la recensione è per “L’età del dubbio” di Andrea Camilleri, quattordicesimo capitolo della serie dedicata al commissario Montalbano (Sellerio, 2008).

Siamo di fronte a un’opera che segna una profonda cesura psicologica nella saga. Dopo la cupezza biblica de Il campo del vasaio, Camilleri ci trascina in un’indagine dove il delitto sembra quasi passare in secondo piano rispetto allo stato d’animo del protagonista. Il commissario è entrato ufficialmente in quella fase della vita in cui le certezze sbiadiscono e ogni scelta, professionale o sentimentale, appare gravata dal peso del tempo che resta.

“L’età del dubbio” comincia sotto una pioggia torrenziale e una nebbia fittissima, condizioni meteo insolite per la Sicilia che riflettono lo smarrimento del commissario. Viene ritrovato in mare un cadavere sfigurato che non sembra appartenere a nessun disperso locale. Contemporaneamente, nel porto di Vigàta attracca lo yacht di lusso Viri, i cui occupanti appaiono subito sospetti. Per districarsi tra le indagini marittime, Salvo deve collaborare con la Guardia Costiera e incontra il tenente Laura Belladonna. La giovane ufficiale, dotata di una grazia e di un’intelligenza rare, scatena in Montalbano un inatteso e struggente sussulto amoroso che lo costringe a mettere in discussione il suo eterno fidanzamento con Livia e la sua stessa identità di uomo “d’una certa età”.

La forza di questo romanzo risiede nella sua natura ibrida: è un giallo solido ma anche un’introspezione malinconica di altissimo livello. La delicatezza con cui l’autore descrive il sentimento di Salvo per Laura è probabilmente la nota più alta; non è un semplice desiderio senile, ma la ricerca disperata di una giovinezza perduta e di una via di fuga dalla propria solitudine. La trama è ben costruita, con un ritmo che segue le maree e un mistero che si svela per sottrazione, portando alla luce traffici internazionali insospettabili. Camilleri usa qui una lingua più morbida, quasi carezzevole nei passaggi dedicati ai dialoghi tra i due protagonisti.

Tuttavia, l’eccessiva attenzione dedicata alla componente sentimentale rischia di annacquare la tensione del mistero principale. Per chi cerca il poliziesco procedurale puro, l’indugio di Montalbano sui propri dubbi esistenziali potrebbe apparire prolisso. Anche i consueti siparietti comici, pur presenti, appaiono qui più smorzati, quasi che l’autore volesse proteggere l’atmosfera rarefatta del racconto da intrusioni troppo goliardiche. È un libro che richiede al lettore una certa complicità emotiva per essere apprezzato appieno.

In sintesi, un capitolo che aggiunge una sfumatura di tenerezza e fragilità a un personaggio che pensavamo di conoscere perfettamente. Lo suggerisco a chi ha seguito la maturazione di Salvo e desidera vederlo affrontare il nemico più difficile: il dubbio verso se stessi.

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