Gli occhi di Sara – Maurizio de Giovanni
Oggi al Thriller Café scende un silenzio carico di attesa, quel momento in cui la luce di Napoli si fa livida e i segreti più antichi riaffiorano dalle acque del porto; la recensione è dedicata a “Gli occhi di Sara” di Maurizio de Giovanni, quarto capitolo della saga con protagonista Sara Morozzi (Rizzoli, 2021).
Siamo giunti a un punto di non ritorno per la “Mora”, l’ex agente dei servizi segreti che per decenni ha vissuto nell’ombra. Dopo aver affrontato le trame politiche de “Le parole di Sara“, la donna invisibile si trova a combattere una battaglia dove la morfopsicologia e la lettura del corpo possono poco. De Giovanni sposta l’asse della narrazione su un piano estremamente intimo, legando il destino professionale della sua protagonista alla carne della sua famiglia.
La trama di “Gli occhi di Sara” si sviluppa su due piani temporali che finiscono per collidere violentemente. Nel presente, il piccolo Massimiliano, nipote di Sara, è gravemente malato e necessita di un trapianto di midollo. La ricerca di un donatore compatibile costringe Sara a guardare dentro un passato che aveva cercato di sigillare. La narrazione ci riporta al 1990, in un’Italia che assiste ai grandi mutamenti internazionali dopo la caduta del Muro. All’epoca, Sara fu coinvolta in una missione delicatissima riguardante una figura di spicco delle istituzioni, una vicenda che oggi torna a riscuotere il suo credito di sangue e verità. Al suo fianco restano l’ispettore Pardo, sempre più legato a questa famiglia irregolare, e Viola, la cui macchina fotografica cerca di fermare un tempo che sembra scivolare via.
Approcciando l’analisi critica di questo volume, colpisce la straordinaria intensità emotiva che de Giovanni infonde in ogni pagina. Il pregio maggiore del romanzo è la capacità di fondere la spy-story d’altri tempi con il dramma familiare più crudo. La Sara che vediamo qui è vulnerabile, spogliata della sua freddezza analitica dal dolore per il nipote, eppure proprio in questa fragilità trova una forza d’urto nuova. I flashback sugli anni Novanta sono ricostruiti con precisione, restituendo l’atmosfera di un’intelligence italiana fatta di zone grigie e compromessi necessari.
D’altra parte, si avverte una certa lentezza nella prima metà del libro, dove l’introspezione e il dolore per la malattia del bambino tendono a rallentare l’indagine vera e propria. L’autore indugia molto sui sentimenti, una scelta che farà la gioia dei suoi lettori più affezionati ma che potrebbe risultare eccessiva per chi cerca un noir d’azione puro. Alcune coincidenze narrative legate alla ricerca del donatore appaiono forse un po’ troppo funzionali alla trama, forzando la mano su una sospensione dell’incredulità che rasenta il melodramma. Tuttavia, la qualità della scrittura resta altissima, capace di nobilitare anche i passaggi più sentimentali.
Siamo di fronte a un capitolo di transizione fondamentale, che chiude alcuni cerchi lasciati aperti fin dall’esordio della serie. È un’opera che consiglio a chi ha amato la trasformazione di Sara da ombra a essere umano e a chi cerca una storia capace di raccontare come le colpe dei padri (e delle madri) finiscano inevitabilmente per ricadere sui figli.
Libri della serie "Sara Morozzi"
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