Kelly e Brett sono sorelle che hanno condiviso, oltre alla creazione di Spoke, una startup che aiuta le bambine berbere in Marocco, anche l’enorme successo ottenuto dalla partecipazione ad un reality show dedicato a giovani donne in carriera. Il libro rivela sin dall’inizio che Brett è morta (in circostanze che verranno chiarite solo al termine della lettura) e getta subito luci inquietanti su tutte le protagoniste del programma tv. Jessica Knoll dosa alla perfezione gli indizi e le allusioni che servono a creare l’atmosfera e mantenere viva la curiosità del lettore. Non è semplicissimo capire gli antefatti ed “entrare” nella storia, anche perché l’autrice imbastisce una trama dai tempi lunghi, che non si preoccupa di lasciare in secondo piano gli aspetti più thriller in favore della psicologia dei personaggi, lasciando che la tensione cresca gradualmente ma inesorabilmente. È proprio questo tipo di scrittura a fare de La sorella preferita un romanzo originale, che si distingue da molta produzione di genere.
Brett non nasconde il fastidio che le ha provocato l’intromissione di sua sorella nel programma tv, vissuta come invasione di uno spazio che fino a quel momento era solo suo e che per la prima volta nella sua vita la vedeva nel ruolo di star principale. Lesbica, senza figli e fisicamente più grossa di Kelly, sin da piccola la protagonista è stata messa in ombra dalla perfezione della sorella. Attraverso i suoi pensieri viene reso molto bene il rapporto complicato tra le due, fatto di affetto, gelosie, ambiguità e non detti; un legame tutt’altro che univoco, nel bene e nel male.
Nel secondo capitolo la parola passa a Stephanie, un’altra partecipante al reality, acerrima nemica di Brett. È uscita da una relazione violenta ed ora sta promuovendo un memoir sulle sue esperienze difficili. Anche nel suo caso, le parole che usa ci lasciano intuire ombre sulla sua personalità e sulle sue azioni; nel corso del libro le due voci si alterneranno senza lasciare al lettore il modo di capire chi tra loro sia vittima e chi carnefice. Ma forse non ci sarà alcuna distinzione.
Quando alla fine della prima parte riprende la parola Kelly, abbiamo la conferma di uno dei punti di forza del libro: la capacità di costruire personaggi contrapposti a tutto tondo, ognuno con profondità, in modo che torti e ragioni siano equamente distribuiti.
I reality sono un po’ come guidare ubriachi. Sai che potrebbe ucciderti, ma c’è qualcosa di sexy e pericoloso nel gettarti in un’avventura che potrebbe rappresentare la tua distruzione.
Le protagoniste sono tutt’altro che sprovvedute donne da luogo comune, “oche” da programma tv. Hanno un’intelligenza cinica, addestrata a programmare ogni mossa per sopravvivere nel feroce mondo del jet set. Riflettono su ciò che le circonda, soprattutto per averne il controllo. Ad ogni capitolo c’è una nuova rivelazione, un nuovo segreto scoperto, un’ulteriore prova del cinismo di queste spietate calcolatrici. Ma un altro punto di forza del libro è che la falsità che tutte le protagoniste hanno costruito attorno al proprio personaggio televisivo rimanda all’ipocrisia e all’ingiustizia che circondano le donne. Il libro apre una riflessione non banale sul ruolo della donna nella società, sul femminismo, sulla parità di genere, affrontando queste questioni in modo intelligente e non manicheo, mettendo in discussione più d’una certezza. Non pensate però ad un pesante saggio sulla condizione femminile: i temi caldi del libro emergono dalle voci coinvolgenti di Brett e Stephanie con naturalezza.
In quanto donne dobbiamo fare delle scelte, e non ce n’è una giusta o sbagliata, soprattutto perché a prescindere da quello che deciderai, il mondo ti dirà sempre che stai sbagliando.
La sorella preferita è un ottimo romanzo, che fonde una scrittura accattivante, stimolanti considerazioni sull’attualità e protagoniste memorabili e totalmente vere: meschine, pronte alle cattiverie più basse nei confronti delle altre, colme di debolezze ma piene di determinazione nel far tutto ciò che serve per salvarsi. La verità è solo una versione da manipolare, un copione da riscrivere per la prossima diretta televisiva.
Ora non riesco a smettere di chiedermi perché una donna deve sanguinare, se vuole che il suo lavoro sia preso sul serio. E perché io sono stata così pronta ad aprirmi una vena?
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