Darby Kane è lo pseudonimo di Helen Kay Dimon, un’ex avvocatessa che vive in California.

Recensisco per voi, cari lettori di Thriller Café, il suo thriller adrenalinico La verità sul caso Ridgefield, il cui titolo originale è Pretty little wife.

La scomparsa dello stimato maestro di scuola Aaron Payne, l’ultima di una lunga serie, getta nel panico la cittadina di Ithaca. Tutti sono preoccupati, ma ignorano che Aaron non è la vittima, è il carnefice. Sua moglie Lila, a differenza degli altri, non si domanda cosa possa essergli successo: Aaron è morto, è stata proprio lei a ucciderlo. O almeno così credeva… Lila aveva lasciato il cadavere all’interno del suv, circondato dalle foto e dai video che Aaron stesso aveva realizzato per documentare le sue “imprese” da predatore sessuale. Ma sia l’uomo che l’auto sono scomparsi. Suo marito deve essere ancora vivo, e di sicuro è in cerca di vendetta. Chi può, infatti, mandarle quelle minacce anonime se non lui?

Come se non bastasse, Lila deve difendersi anche dai sospetti della polizia: la detective incaricata di indagare sulle ragazze scomparse in città pare averle messo gli occhi addosso. Mentre si guarda le spalle e con la polizia alle costole, l’ansia di Lila comincia a crescere, sente i passi di Aaron, lenti, sempre più vicini…

Inizierei con il dire che questo è un debutto brillante e sorprendente. Straordinari i personaggi tutti perché imperfetti, ambigui, pieni di contraddizioni e problematiche. Tra tutti, risaltano le due protagoniste principali: Lila e la detective Ginny. Le due donne, come in una sorta di duello, continuano a fronteggiarsi e a tirarsi stoccate reciproche. E così, mentre la prima cerca disperatamente di nascondere verità sul suo passato che potrebbero metterla in cattiva luce, la seconda gira, solo al momento opportuno, “le carte” in suo possesso.

Tutta la storia è una vera caccia del gatto con il topo tra Lila e la polizia, tra Lila e Aaron, tra gli amici e la famiglia di Lila e Aaron: strati su strati di inganni, trame, controtrame e momenti in cui pensavo di aver capito cosa stava succedendo, ma non era così.

La verità sul caso Ridgefield è un thriller ambientato in un’idilliaca cittadina universitaria nel centro dello Stato di New York: una località relativamente piccola, non di quelle dove tutti si conoscono, ma abbastanza piccola da sentirsi a proprio agio.

Intrigante la scelta stilistica di introdurre, quasi come una sorta di plot parallelo, la narrazione di un podcast che, nel puntare il dito sulla scomparsa in zona di alcune adolescenti, dà voce ai familiari e agli amici.

La scrittura brillante e ironica mi ha catturato fin dalle prime righe e la trama originale e ricca di colpi di scena non prevedibili, ha fatto il botto. Chapeau!

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Articolo protocollato da Luisa Ferrero

Mi chiamo Luisa Ferrero, sono nata a Torino e vivo a Torino. Dopo una laurea in Materie Letterarie ho ricoperto il ruolo, per tre anni, di assistente ricercatore presso l’Università degli Studi di Torino e ho poi, successivamente, insegnato nella scuola per oltre trent’anni. Divoro libri di ogni genere anche se ho una predilezione per i gialli, i thriller e i noir. Le altre mie passioni sono: il cinema, il teatro, il mare, la mia gatta e la compagnia degli amici... Di recente mi sono approcciata anche alla scrittura partecipando a numerosi corsi di scrittura creativa. Il mio racconto giallo "Un, due, tre… stella!" è stato inserito nell’antologia crime "Dieci piccoli colpi di lama" - Morellini Editore (luglio 2022) e il mio romanzo d’esordio "Cicatrici", finalista alla quinta edizione del concorso "1 giallo x 1000", è stato pubblicato il 31 marzo 2023 da 0111 Edizioni. Ah, dimenticavo... dal 2016 sono non vedente ma questo, in realtà, non è un problema in quanto per dirla come Antoine de Saint-Exupéry "l’essenziale è invisibile agli occhi".

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