La Memoria dei Corpi – Marina di Guardo
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Da poco edito da Mondadori, oggi recensiamo La Memoria dei Corpi di Marina di Guardo.
“La gente è stupida, la polizia ancora di più. Si fermano alle apparenze, alle mere coincidenze. Non hanno il coraggio, l’intelligenza di scavare fino alle vere radici del male.
Lei lo guardò stralunata, quasi stesse vagheggiando. Poi, come se nulla fosse, attaccò a chiacchierare con un altro avventore del bar. Giorgio ne approfittò per andarsene dalla piazza con passo svelto, senza nemmeno salutare Florinda e gli altri conoscenti immersi nei loro crocicchi di paese.”
Apparenze e coincidenze sono fondamentali in questo La Memoria dei Corpi di Marina di Guardo, e occorre scavare dentro, ma anche fuori, il romanzo, per metterle in luce.
Dentro, nel testo.
Giorgio è un ricco e aitante quarantenne, vive come un eremita in una grande magione nella campagna piacentina, in compagnia di una governante. La sonnacchiosa vita di provincia di Giorgio viene turbata dall’incontro, forse una coincidenza, con Giulia.
La ragazza, ovviamente, incanta Giorgio all’istante, essendo, in ordine conciso: bella, intelligente, affascinante, sexy e via dicendo. Non va dimenticata, anche, la sua immediata disponibilità a forzare la mente e soprattutto il corpo di Giorgio.
“Quando Giulia entrò nel ristorante, tutti si voltarono: l’incedere da regina, la mise audace che metteva in mostra il suo corpo perfetto, il viso da bambola. Giorgio captò lo sguardo degli altri maschi nel locale, la loro invidia, il loro desiderio ed ebbe ancora più voglia di lei. Giulia aveva il magico potere di farlo astrarre dai pensieri più oscuri, dalle riflessioni più amare.”
Dopo un inizio appassionato, con dialoghi tra i protagonisti da commedia brillante, arrivano nello svolgimento del romanzo due movimenti, che coincidono, si realizzano.
Il primo è una spirale. I due protagonisti si lanciano in una serie continua di incontri sessuali che velocemente abbandonano il vanilla per la gioia del sadomasochismo. Giorgio e Giulia, passioni gemelle, si alternano nei ruoli di master/mistress e servant, semplicemente “dandoci dentro”. Nelle pause i due svelano qualcosa della propria vita e del proprio passato. Caso narratologico vuole che entrambi abbiano subito traumi, violenze e figure paterne più o meno abusive.
Il secondo movimento è centrifugo: Giulia “abbandona” spesso il sempre più sospettoso e geloso Giorgio e lui, da buon essere umano danneggiato, la pedina e la controlla, come il migliore degli stalker galanti narrativi.
Resi dall’autrice dimenticabili, questi movimenti fanno scordare il lettore di due evenienze.
La prima è che questa Memoria è o dovrebbe essere un thriller.
La seconda che, mentre continuamente i protagonisti si seviziano con dolcezza, regalandosi straordinari orgasmi a vicenda, le persone continuano a sparire nel nulla, proprio intorno alla magione di Giorgio e nella campagna vicina.
Bisogna leggere con attenzione per accorgersi che c’è del pericolo nelle campagne piacentine, multe per atti osceni a parte.
Fortuna vuole che, per citare il grande Todd Hockney de I Soliti Sospetti, sul caso delle continue sparizioni di donne “ci hanno messo una squadra di scimmie”, altrimenti questo romanzo dalla trama fin troppo esile e spudorato nella proposizione di continui stereotipi, si svelerebbe presto per quello che probabilmente, senza abusare d’intelligenza o spirito critico, è: ovvero un racconto lungo riadattato.
Bisogna attendere il finale e superare 200 pagine per arrivare a uno show down gradevole e alla metafora complessiva indicata nel titolo che comunque non compensano i movimenti meccanici dello svolgimento complessivo e la sua eccessiva, estrema, leggerezza nello strutturare il thrilling.
Capitoli brevi e scene erotiche sono i pregi di questo romanzo che sembra mirato a rendere la lettura quanto più facile e non impegnativa possibile a un’ideale, enorme, platea di lettori davvero troppo ingenui.
In due momenti in cui il dialogo tra i personaggi si fa più complesso e colto si intravede qualcosa del talento maturo ma sono momenti fin troppo fugaci, soffocati dalla sensazione di trovarsi a volte in una fan fiction di 50 sfumature di grigio o similia, troppo lontani da un thriller anche grossolanamente psicologico.
Come indicato all’inizio c’è anche un fuori dal romanzo. L’autrice è infatti la madre di una delle influencer di moda più famose del mondo.
Recensioni e critiche eccezionalmente positive a questo romanzo sono forse un caso, coincidenze benevole.
La dignità come autrice a Marina di Guardo è chiara grazie a quella che va riconosciuta come una gavetta.
Letto questo romanzo, va detto, l’ipotetico disinteresse da parte degli editor Mondadori per parentele capaci di generare interesse per questo La memoria dei corpi, va certamente, indiscutibilmente, escluso.
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