Dress code rosso sangue – Marina Di Guardo
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Si intitola Dress code rosso sangue il nuovo thriller di Marina Di Guardo, in libreria per Mondadori, che ci porta nel cuore del jet set milanese, durante la stagione delle vendite primaverili, uno dei momenti più convulsi, frenetici e scintillanti dell’anno. Ve ne parliamo oggi al Thriller Café mentre sorseggiate un cocktail bello carico, magari sui toni del rosso… rosso sangue, ovviamente.
Uno scandalo sconvolge la città più glamour d’Italia, la città della moda, macchiando di rosso sangue quel mondo paillettato e luccicante fatto di tessuti impalpabili, lustrini, tacchi vertiginosi, sfilate di grande eleganza e modelle bellissime. Franco Sartori, stilista di chiara fama e proprietario di una delle Maison più importanti, viene ritrovato morto in un casolare abbandonato alla periferia di Milano. La custodia di seta per abiti da sera in cui è avvolto stona completamente con quel posto squallido, così come sono assolutamente fuori posto l’odore d’incenso, i pentacoli e i paramenti di una messa nera, tutti elementi che sembrano non c’entrare nulla con il Sartori che tutti conoscevano. Se poi aggiungiamo che sul cadavere nudo era incisa una croce rovesciata grondante sangue, il quadro non è per nulla edificante. È questo, comunque, ciò che si trovano davanti Giacomo – il fratello della vittima – e Cecilia Carboni, amica dello stilista nonché abile vendeuse ed astro nascente dello Showroom Sartori, convocati per riconoscere il cadavere. Sarà proprio la ragazza, intelligente e brava sul lavoro, ma estremamente fragile e insicura in privato, colei che seguiremo per venire a capo di questa storia macabra. Infatti, sebbene si fidi del giovane, perspicace ed avvenente ispettore Remo Rapisarda incaricato delle indagini, Cecilia vorrà vederci chiaro in questa storia: la morte di Franco l’ha sconvolta, l’uomo era troppo solare, propositivo e vitale per morire in quel modo e per avere contatti con ambienti oscuri come quello dei satanisti. L’aiuto e l’appoggio del suo amico Fabio le sarà fondamentale, sia perché sarà un orecchio attento alle tante perplessità ed insicurezze che l’attanaglieranno, sia perché conosce bene il mondo della moda ed essendo omosessuale come la vittima, riesce a comprendere meglio di lei gli ambienti e le dinamiche della complicata e misteriosa vita sentimentale di Sartori. La situazione evolverà in fretta e ben presto apparirà chiaro che lo stilista non sarà l’unica vittima. Così la giovane e coraggiosa Cecilia si ritroverà alle prese con la gestione di uno showroom ormai nel caos, fra modelle scosse e clienti in preda alla frenesia di accaparrarsi quanti più capi possibile del brand sotto i riflettori; in più la sua situazione privata, già complessa, risulterà aggravata dallo scandalo. Lo strappo con la famiglia, che non ha mai accettato la sua decisione di lasciare il prestigioso studio legale paterno per lavorare nel settore moda, torna a far male ora che lo showroom è sotto attacco e che la sua vita potrebbe essere in pericolo. Il fidanzato Andrea, avvocato anche lui e collaboratore del padre di Cecilia, non le rende la vita facile e, invece di starle accanto e supportarla, l’affligge con le sue ansie, vuole controllarla e non perde occasione per litigare. La situazione per Cecilia si fa sempre più critica… reggerà? Riuscirà a scoprire chi ha voluto la morte di Sartori e perché?
“Dress code rosso sangue” è un thriller tutto sommato interessante e piacevole da leggere, ma ha, tuttavia, un difetto importante: non brilla di originalità. Tutto, dall’ambientazione alla trama, dai personaggi – alquanto stereotipati – al finale, risulta troppo prevedibile, colpevole compreso. Tutto, leggendo, rimanda ad un senso di già visto, di trito e ritrito… i personaggi, poi, compiono azioni inverosimili, affrontano pericoli inutili, le ragioni del colpevole sono troppo deboli e si perdono nel fumo di una scena finale che vuole essere concitata ma finisce per risultare davvero troppo, troppo poco realistica e sproporzionata rispetto all’andamento del romanzo. A tutto ciò si aggiunga una certa naïveté nel linguaggio, nella scelta delle parole, che disturba la lettura e, nel complesso, contribuisce ad abbassare la tensione. In definitiva, Dress code rosso sangue è una discreta lettura d’evasione, d’intrattenimento, ma chi abbia voglia di brividi ed originalità – spiace dirlo – dovrà cercare altrove.
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