Carlo Lucarelli (che pochi sanno essere pronipote di Antonio Meucci) nasce a Parma nel 1960.

È regista, sceneggiatore, conduttore televisivo, giornalista, autore di podcast e scrittore.

Tra la sua prolifica produzione, possiamo ricordare la serie del Commissario De Luca, quella dell’Ispettore Coliandro e quella dell’Ispettore Grazia Negro.

La sua passione e competenza verso la cronaca nera lo porterà dal 1999 al 2009 a condurre Blu notte – Misteri italiani. Programma in onda su Rai 3 in prima serata che analizzava in modo approfondito fatti di cronaca, indagini su disastri e su omicidi seriali dell’ultimo cinquantennio della storia italiana.

Ora con grande onore, amici del Thriller Café, recensisco per voi l’ultima sua fatica letteraria Bell’abissina che riporta sulle pagine il commissario Marino che già aveva fatto la sua comparsa nel 1993 nel Giallo Mondadori in quanto vincitore del Premio Tedeschi di quell’anno (Indagine non autorizzata con protagonista il vicecommissario Marino della questura di Rimini).

Nel 1937 la cosiddetta ‘Squadra Fognature’, un comando atto a perlustrare il sottosuolo delle strade da cui deve passare il Duce, trova il cadavere sgozzato di una donna.

Tre anni più tardi, a Cattolica, il commissario Marino, che in gran segreto è antifascista, riceve una dritta da uno di quegli ex agenti con una descrizione del cadavere che lo coinvolgerà a tal punto da perderci il sonno. La donna uccisa e gettata nelle fogne è collegata alla famiglia di Francone Brandimarzio, un imprenditore che ha fatto fortuna nelle Colonie d’Africa, e che adesso si è ritirato proprio nella cittadina romagnola insieme al figlio Attilio e a una bella ragazza eritrea (la bella abissina del titolo).

Marino sa che la famiglia Brandimarzio è intoccabile poiché mantiene i gerarchi corrotti con denaro sporco.  Egli dovrà smascherare un assassino e batterlo sul tempo, per impedire che uccida ancora. L’indagine, però, diventerà pericolosa anche per lui stesso in quanto rischierà che le sue vere idee politiche vengano scoperte…

Lucarelli è bravo sia a esporre i fatti e a creare il perfetto clima dell’epoca (un 1940 che vede l’imminente entrata in guerra dell’Italia), sia ad accompagnarci nell’indagine a fianco di Marino e infine a convincerci di aver compreso in anticipo l’arcano per poi lasciarci la perfetta consapevolezza che la nostra era solo un’illusione.

Bello il personaggio del commissario Marino, non solo delineato (dal Maestro) come un investigatore che indaga, bensì come un uomo che sbaglia e soffre perché è fondamentalmente un uomo con debolezze e fragilità.

«È uno bravo» disse indicandolo agli altri, «promosso e rimosso per aver fatto una cazzata che non piaceva al governo. Dicevano così, quello bravo che ha fatto una cazzata, anche se nessuno sapeva qual era.»

Lucarelli è Maestro nel riportare sulla carta pochi e sapienti cenni, tanto da rendere i suoi protagonisti degli esseri umani all’interno di un microcosmo.

Stile asciutto ed essenziale, forse un po’ asfittico, caratterizzato da pochissime descrizioni e da qualche bava di pensieri/riflessioni qua e là.

Anche in questo giallo storico si sente, prepotente, il ‘graffio’ del Maestro.

Piacevole lettura, anche se breve.

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Bell'abissina. Un'indagine del commissario Marino
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