Come sarebbe la regina Elisabetta II, se fosse anche un’investigatrice privata? Per rispondere a questa domanda bisognerà leggere l’ultimo romanzo di Sophia J. Bennett, un giallo intitolato “Il nodo Windsor. Sua Maestà la regina indaga”. In origine edito nell’ottobre del 2020 da “Bonnier Books UK” col titolo di “The Windsor Knot. Her Majesty the Queen investigates”, è stato tradotto da Monica Pavani per le edizioni Mondadori, sotto il cui marchio è disponibile nelle migliori librerie nostrane dal 16 marzo scorso.
L’autrice è una premiata penna anglosassone, appassionata conoscitrice della monarchia inglese e membro dello storico fondo di assistenza per scrittori britannici “Royal Literary Fund”. Vive a Londra, dove insegna scrittura, ma ben conosce l’Italia, avendo vissuto a Firenze, Venezia e Roma, e avendo conseguito un dottorato in letteratura italiana presso l’università di Cambridge. Ha avuto finora successo come autrice di libri per bambini e giovani adulti, generi nei quali ha pubblicato una decina di romanzi tradotti e venduti in tutto il mondo. Il suo lavoro d’esordio “Threads” è risultato vincitore dell’importante concorso di narrativa “Times” della casa editrice “The Chicken House” nel 2009, mentre il suo “Love song” è stato eletto romanzo romantico dell’anno 2017, trionfando al “RoNA Rose Award”.
Questo romanzo rappresenta per la Bennett un nuovo esordio letterario, stavolta come giallista, quindi per un pubblico adulto. Si tratta di un giallo ironico, leggero, brillante, con delle venature spy e thriller, che ha come protagonista la regina Elisabetta. Esce curiosamente poco prima della morte del Principe Filippo di Edimburgo, suo consorte da oltre mezzo secolo. Scriviamo questa recensione proprio mentre sui tabloid inglesi e sui media di tutto il mondo impazzano articoli sul triste lutto che ha colpito i reali d’Inghilterra.
Un episodio di cronaca nera è all’origine del plot del romanzo. La primavera ha ammantato col suo tepore il castello di Windsor, dove fervono i preparativi per celebrare il novantesimo compleanno dell’iconica regina Elisabetta. Per l’occasione suo figlio, il principe Carlo, ha ingaggiato un giovane pianista russo, il ventiquattrenne Maksim Brodskji, che la sera prima si è esibito in concerto, deliziando le orecchie degli illustri ospiti. Accade però l’impensabile. Il giovane musicista viene ritrovato esanime, nudo, appeso per il collo con la cintura di una vestaglia color porpora, in una camera non distante da quella di “Her Majesty”. L’uomo ha il rossetto e indossa una paio di mutandine da donna. Se la notizia divenisse di dominio pubblico esploderebbe uno scandalo senza precedenti. Bisogna agire con massima riservatezza e avviare subito un’indagine da parte di Scotland Yard e dei servizi segreti.
La faccenda si rivela fin da subito molto ingarbugliata, mentre emerge la pista dell’omicidio e della messinscena. Gli investigatori si convincono che tra le fila della servitù dev’esserci un traditore, una spia omicida che opera al servizio di una potenza straniera. La Regina è invece di altro avviso, così decide di dare sfogo alla sua curiosità e alla sua innata vena investigativa. Ricorre all’aiuto di una sua assistente speciale, una giovane e attraente donna di origini nigeriane che ha un passato come bancaria e tre anni trascorsi nella reale artiglieria. Si chiama Rozie Oshodi. Con lei, Sua Maestà avvia un’indagine parallela e segreta, dando così vita a un duetto d’investigatrici assai curioso e improbabile, che operando in sordina e dietro le quinte riuscirà a indirizzare e pilotare – con inattesa efficacia – le indagini della polizia.
Il titolo, molto azzeccato, fa riferimento sia al luogo fiabesco del castello di Windsor che al nodo scappino (detto nodo di Windsor), che richiama il cappio, il nodo scorsoio dell’impiccato.
La Bennet riesce a mescolare con sapienza investigazione e spionaggio, elementi storico-cronachistici e mondanità-quotidianità della vita di corte, personaggi reali e di fantasia, riuscendo a confezionare una storia abbastanza avvincente, fresca e intrigante. Si avvale per questo di una scrittura che è forse al tempo stesso il suo limite e il suo punto di forza: curata ma semplice, dotata di una delicatezza e di una leggerezza tipicamente femminili, capace di scendere nei dettagli senza risultare nozionistica o noiosa.
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