Sotto il sole bastardo – Sébastien Bianco
Lo scorso 25 agosto è uscito per Mondadori il romanzo thriller-noir dal titolo Sotto il sole bastardo. Il misterioso autore si cela dietro il nom de plume di Sébastien Bianco, pseudonimo col quale dobbiamo considerarlo ciò che probabilmente non è: uno sconosciuto esordiente.
La trama si snoda attraverso i quartieri più difficili di Milano, città nei confronti della quale l’autore nutre – con ogni probabilità – un amore critico e viscerale. Dentro il lato oscuro di questi sobborghi si aggira come un’ombra il nostro protagonista: Giacomo Montichiari, detto Jack. Dopo la morte di sua moglie Clelia, Jack è tornato a vivere a casa dei genitori, dove a volte si intrattiene a guardare fuori da quelle finestre che affacciano sul nulla: “tra reticolati, pezzi di cinte murarie, case oltre i binari tutte storte, come morti che tirano fuori braccia e crani dalle tombe, per far sapere di esserci ancora”.
Jack fa il meccanico e ha un trascorso da ragazzo di bottega e da picchiatore, un passato non privo di cicatrici e di qualche scheletro nell’armadio, che lo rende malinconico e disilluso. Frequenta una palestra di pugilato e ha i capelli pettinati all’indietro e due gran baffi a forma di ferro di cavallo. Ha la faccia di uno che ne ha prese tante e ne ha date di più. Le mani le menava soprattutto per difendere Arcadia Verné, detta Perla: la sua “sorellina” e amica storica con la quale ancora si frequenta. Anche lei è sopravvissuta a un’infanzia difficile e oggi fa l’avvocato pro bono di ragazzi che vivono in situazioni disperate. È proprio lei a chiedergli un favore: nascondere una persona per qualche giorno. Non una persona qualsiasi però, bensì Emiliano, il figlio di un pregiudicato che si trova in carcere, con un cognome pesante legato a una cosca mafiosa. Lo scopo è quello di evitare che l’altro fratello di Emiliano, il più piccolino, faccia la fine di loro padre e di tutti gli altri parenti. Già, perché in questo mondo i padri non si scelgono bensì capitano, e le loro colpe ricadono ineluttabilmente sui figli. Jack accetta la richiesta d’aiuto, e per un po’ la cosa sembra funzionare. Almeno finché a Milano non arriva dalla Calabria il signor Gero, lo zio di Emiliano, intenzionato a prendere in mano la situazione.
L’intera vicenda porterà di nuovo Jack a confrontarsi con il torbido e il marciume insiti nel genere umano, con quella crudeltà con cui egli ha convissuto fin dalla tenera età, imparando anche a praticarla per autodifesa, perché per proteggersi dalla violenza a volte non c’è altra strada che quella di contrapporre altra violenza.
La narrazione ha le forti tinte di un noir malinconico, dolente e mediterraneo, che per certi aspetti ricorda la trilogia marsigliese di Izzo, con la città meneghina al posto di quella francese. Dentro questa dura storia troveremo personaggi ben tratteggiati e dialoghi molto credibili, troveremo suspense, ritmo e sentimenti: dalla vendetta alla ribellione, dalla sofferenza alla redenzione. Sempre affogati dentro una Milano oscura e tentacolare, da cui è impossibile liberarsi, in cui il sole non irraggia bensì “se ne fotte del mondo e non vuole spendersi troppo per darci luce e calore”.
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