georges simenonPubblicato per la prima volta in Francia nel 1931, il commissario Maigret continua a riscuotere successo in tutto il mondo. Non è quindi una novità che periodicamente il famoso commissario parigino torni a farsi vedere nelle nostre edicole. L’iniziativa editoriale del Corriere della Sera merita, però, una segnalazione speciale. La collana Le inchieste del commissario Maigret comprende, infatti, una selezione dei migliori romanzi polizieschi con protagonista il commissario, ed è stata realizzata in una edizione molto curata ed elegante. Le copertine, ad esempio, riportano le inconfondibili immagini del famoso illustratore italo-ungherese Ferenc Pintér, realizzate a partire dagli anni ’60, ormai considerate dalla critica un’opera d’arte.
Ho colto l’occasione di questa nuova iniziativa editoriale per scrivere una breve biografia di Georges Simenon, autore molto letto in Italia ma la cui vita è spesso poco conosciuta anche agli appassionati dei suoi romanzi.

Nato in un giorno fortunato?

Georges Simenon nacque il 13 febbraio del 1903, ma pare che la madre, molto superstiziosa, convinse la levatrice a registrare la nascita il giorno prima. Visto il successo che attendeva il figlio, non possiamo certo biasimare Henriette Brüll!
I romanzi di Simenon sono stati tradotti in oltre cinquanta lingue, pubblicati in oltre quaranta Paesi, e il numero di copie vendute ha quasi raggiunto il miliardo, facendone uno degli autori più venduti in assoluto. Dai suoi romanzi sono stati tratti quasi cento film, e oltre trecento adattamenti televisivi. Ancora oggi, Simenon è uno tra i romanzieri più amati e venduti in tutto il mondo.

Fin dall’adolescenza, due soli grandi amori: donne e libri…
La vita di Simenon fu quasi esclusivamente dedicata a due grandi amori: i libri e le donne. Scrisse più di cinquecento romanzi, ebbe due mogli e un numero imprecisato di amanti e prostitute. Era nato per scrivere e amare le donne. Egli stesso raccontò come nel luglio del 1915, ancora dodicenne, perdettela verginità, mentre esplorava il bosco soprastante il fiume Ourthe, insieme a Renée, un ragazzina di quindici anni.

Non capisce perché lei parli ansimando, perché lo avvinghi così forte col suo corpo sodo. E’ tutta stretta a lui, dai piedi alla testa, è sopra di lui, e Roger sente la freschezza delle gambe allacciate alle sue, non si muove più, arrossisce ancora, ha vergogna, non sa più bene che cosa stia capitando ma vorrebbe che durasse a lungo, per sempre: un calore sconosciuto lo invade, le mani gli tremano, ha paura soprattutto che lei parli o che lo guardi, gli sembra che tutte quelle sensazioni strane e meravigliose gli si leggano in viso…

(Georges Simenon, Pedigree, Adelphi, 1987)

Simenon aveva scoperto il sesso! Renée, dopo questo primo “incontro”, gli propose di cambiare scuola così che avrebbero potuto continuare a vedersi. Il collegio gesuita di Saint-Servais si trovava, infatti, nelle immediate vicinanze della scuola di suore frequentata da Renée. Il mese successivo Georges rinunciava alla vocazione di farsi prete e cambiava scuola per amore. Si trattò però di una grande delusione. Quando il giovanissimo Georges si presentò all’uscita dei cancelli delle Figlie della Croce il primo giorno di scuola, trovò Renée tra le braccia di un ragazzo più grande di lui.
Da quel momento, in ogni modo, le donne diventarono una vera e propria ossessione. Durante un’intervista, intitolata Fellini-Simenon: Casanova notre frère, pubblicata sull’Express il 21 febbraio del 1977, Simenon dichiarò che da quando aveva tredici anni aveva avuto diecimila donne, ma che non si trattava di una perversione, aveva bisogno di comunicare con ognuna di quelle donne, anche con le prostitute, e di conoscerle come esseri umani (intervista riproposta parzialmente dal giornale in Fellini, Simenon et Casanova – Una traduzione dell’intervista si trova in Carissimo Simenon Mon cher Fellini. Carteggio di Federico Fellini e Geoges Simenon, a cura di Claude Gauteur, Silvia Sager, Adelphi, 1998).
Il padre di Simenon era impiegato presso una compagnia di assicurazioni e lo stipendio non era sufficiente per mantenere una famiglia. Così la madre diede in subaffitto alcune stanze agli studenti, che frequentavano l’Università di Liegi, soprattutto russi e polacchi. Furono questi studenti a consigliare al giovane Simenon le sue prime letture: Gogol, Dostoevskij, Cechov, Conrad. Oltre a questi, gli autori preferiti dal giovane Georges erano Dumas, padre e figlio, Charles Dickens, Balzac, Stendhal, e Stevenson.
Dal 1914 al 1918 Liegi fu occupata dai tedeschi, e lo scrittore descriverà più tardi questo periodo in Pedigree. Nell’estate del 1918, il padre di Simenon ebbe un attacco di cuore, e il dottore gli diagnosticò l’angina pectoris. Georges abbandonò, quindi, gli studi e cercò un lavoro per dare una mano alla famiglia. Iniziò come aiuto-pasticcere; due settimane dopo diventò commesso della libreria Georges, in rue de la Cathédrale. Venne licenziato dopo poche settimane, perché contraddisse il suo principale di fronte a una cliente a proposito di un’opera scritta da Alexandre Dumas.

“Che dice, giovanotto? Credo d’aver udito male. Non avrà mica la pretesa di venire nel mio negozio a insegnarmi il mestiere?”.
“L’ho letto”.
“Bene, l’avrà letto male, come fa male tutto. Chi le ha chiesto Il Capitano Panfilo?”.
“La signora”.
Quando vede che si tratta di una cliente di riguardo, e per di più esigente, il libraio s’infuria.
“Scusi, signora, questo giovanotto è convinto di sapere tutto”.
La signora ribatte: “Il Capitano Panfilo è davvero di Alexandre Dumas”.

(Georges Simenon, Pedigree, Adelphi, 1987)

Di nuovo senza lavoro, nel gennaio del 1919, Simenon, mentre attraversava place Verte, lesse l’insegna della «Gazette de Liege». Entrò negli uffici del giornale e chiese di essere assunto.

La Gazette, come veniva comunemente chiamata, era uno dei periodici belgi più antichi. Fermamente conservatore e cattolico … È difficile credere che sia stato il “caso” a guidarlo verso il giornale più conformista e tradizionalista della città, tanto l’etica e l’ideologia che esso veicolava coincidevano con quelle familiari. La Gazette era l’orgoglio di una particolare dinastia di Liegi: i Demarteau. Laureato in giurisprudenza, Joseph Demarteau, il terzo in linea retta, era ormai alla testa dell’impresa. Uomo di destra, retto e inflessibile … Simenon nutriva una sincera ammirazione per il nuovo titolare, che sul lavoro considerava un po’ come un “padre”. La similitudine non era del tutto ingenua, Georges sentiva che Demarteau aveva le stesse qualità di Désiré: entrambi erano dotati di quello spirito di tolleranza e intelligenza necessari a non frenare le sue velleità, preferendo piuttosto incanalarle con avvolgente generosità.

(Pierre Assouline, Georges Simenon. Una biografia, Edizioni Odoya 2014, p. 32)

Simenon rimase per oltre tre anni nel giornale. All’inizio si occupò di una rubrica intitolata “Fuori del pollaio”, in cui imitava lo stile umoristico e ironico di due suoi grandi idoli: Mark Twain e Jerome K. Jerome.
Egli ricordò spesso quel periodo della sua vita, come uno dei più importanti e proficui per la sua futura carriera di scrittore. Egli stesso dichiarò di aver letto, proprio in quel periodo i romanzi di Rouletabille, il reporter-detective creato dalla penna di Gaston Leroux, protagonista di diverse avventure, di cui la più nota è quella de Il mistero della camera gialla, datata 1908, uno dei più famosi gialli dedicati all’enigma della “camera chiusa“. Rouletabille divenne un modello per il giovane Georges: “portavo l’impermeabile come Rouletabille, il cappello abbassato sul davanti, e fumavo una pipa corta per assomigliare a lui” (Lacassin Francis, Conversazioni con Simenon, Lindau 2004, p. 38).

L’incontro con Tigy, la sua prima moglie, e il trasferimento a Parigi
Fu sempre nel 1919 che Simenon entrò a far parte di un gruppo di artisti e di anarchici denominato «La Caque»,”un gruppo di giovani imbrattatele”, così li definì egli stesso in Memorie intime (Adelphi, 2003). Ed è tramite questo gruppo che incontrò Régine Renchon, studentessa di Belle Arti, che sarebbe diventata la sua compagna e sposa per molti anni. Simenon non si sposò per amore, dichiarò più volte che Régine era la compagna di cui aveva bisogno ma che non ne era innamorato. Régine aveva tre anni più di lui e non era assolutamente bella. Lo scrittore scrisse che era stato attratto dalla sua intelligenza e cultura. Régine, inoltre, era vergine ed egli era compiaciuto di essere stato il primo a possederla.

Tramite loro avevo conosciuto una ragazza, Régine Renchon. Poiché quel nome, Régine, non mi piaceva, l’avevo ribattezzata Tigy, una parola che non voleva dir niente, e comunque non «regina»! Era piuttosto alta, portava un cappotto scuro, ampio, di linea sciolta, e scarpe con il tacco basso … Aveva un’intelligenza vivace e vaste cognizioni, specie nel campo dell’arte, e nel piccolo cenacolo che avevamo formato le sue battute incisive, sempre briose e a volte improntate a una leggera ironia, impressionavano tutti. Fu un colpo di fulmine? No, ma ricercavo la sua compagnia, fantasticavo sempre su due ombre dietro una tenda debolmente illuminata e pensavo che sarebbe stato bello ritrovarmi, alla sera, con lei, al riparo di quella tenda, essere una delle due ombre.

(Georges Simenon, Memorie intime, Adelphi, 2009)

Nel 1921, Simenon pubblicò il suo primo libro, Au pont des Arches. Un romanzo umoristico che narra le disavventure di un farmacista, che lancia sul mercato delle pillole purgative per piccioni.
Dopo la morte del padre nel 1922, Simenon decise di fare il grande passo e si trasferì a Parigi. Pare che questa decisione fosse stata fortemente influenzata da Régine Renchon che amava dipingere, e pensava di poter sfondare come pittrice nella capitale. Qui, grazie ad una raccomandazione, Simenon diventò il segretario dello scrittore Jean Binet, presidente della Lega degli ex-Combattenti.
Il 24 marzo 1923, Georges Simenon sposò Régine Renchon, nella Chiesa Sainte-Véronique a Liegi. Lo scrittore sostenne più volte che il matrimonio con Régine fu dovuto ad un intenso bisogno di avere una donna al suo fianco e che non era fatto per vivere da solo. Aveva bisogno di una compagna che credesse in lui e che lo sostenesse nella sua battaglia per diventare scrittore, e Tigy era la donna perfetta in quel momento.

Avevo molte amiche, frequentavo regolarmente le prostitute. Ricordo che, per una splendida donna di colore, ho venduto l’orologio che mio padre aveva vinto a una gara di tiro a segno, sua unica passione. Perché dunque sognare il matrimonio a diciassette anni? Quasi sicuramente per difendermi da me stesso: mi sentivo infatti votato a ogni eccesso, irresistibilmente attratto da tutto ciò che è torbido. L’unica via per salvarmi dalla catastrofe era rifugiarmi nel matrimonio.

(Georges Simenon, Un uomo come un altro, Mondadori, 1981, p. 25)

Poco tempo dopo il matrimonio, Simenon divenne il segretario privato del Marchese Raymond de Tracy, proprietario di diversi castelli e direttore dell’«Echo du Centre». Rimase presso il castello del marchese dal 1923 al 1924 e si trattò di un periodo felice e tranquillo, che Simenon ricordò sempre con nostalgia.
Dal 1923 alcuni racconti di Simenon furono pubblicati sul quotidiano Le Matin, diretto da Henry de Juvenel, marito della famosa scrittrice Colette, responsabile della pagina letteraria del giornale. Prima di arrivare alla pubblicazione, però, Colette respinse parecchi racconti inviatigli da Simenon, esortandolo a lasciar perdere la letteratura: «Troppo letterario, mio piccolo Sim! Più semplice, più semplice…» (Georges Simenon, Memorie intime, Adelphi, 2009).
Simenon fece sua la lezione di Colette e lo dimostra il suo stile asciutto, caratterizzato da un vocabolario essenziale e dalla rinuncia a qualsiasi tipo di formalismo retorico.
Lo scrittore dichiarò più volte di dovere molto alla scrittrice, e che il suo fu il consiglio che gli fu più utile nella carriera di scrittore. Il primo racconto ad essere accettato e pubblicato si intitolavaLa petite idole. Era il settembre del 1923. Dal febbraio del 1924, la collaborazione di Simenon al giornale divenne stabile con un racconto ogni settimana.
Qualche mese più tardi, Simenon, ormai sicuro di potersi mantenere solo scrivendo, lasciò l’impiego presso il Marchese de Tracy, e si trasferì a Parigi, prima in rue des Dames, quindi in place des Vosges. In questo periodo, scrisse a un ritmo forsennato romanzi popolari, avventurosi, rosa, porno, polizieschi e fantastici, pubblicati sotto vari pseudonimi. Sotto questi pseudonimi, Georges pubblicò più di 170 romanzi e numerosi racconti e novelle (si parla di quasi 750).
Il primo romanzo popolare fu pubblicato con il titolo Le roman d’une dactylo, sotto lo pseudonimo di Jean du Perry. Simenon lo scrisse su un tavolino del Café Au Rive di rue Caulaincourt n.89, mentre attendeva sua moglie Tigy. Questa immensa produzione di romanzi popolari, dichiarerà lo stesso Simenon, gli servì per imparare il mestiere, perché scrivere per lui era un lavoro, l’opera di un artigiano. Nel 1963, durante un’intervista rilasciata a Roger Stéphane, così descrisse il suo lavoro quotidiano di scrittore:

‘Il romanziere ha sempre lavorato come un artigiano, nessuno si meraviglia del numero di tele dipinte da Matisse o da Vlaminck … L’arte esercitata in due mesi o in due anni, seduti a Menton o a Firenze, sognando o pensando, non è l’arte del romanzo… Un romanziere penetra nella carne dei suoi personaggi, sente il bisogno di identificarsi con i personaggi che ha dentro di sé… Un romanziere è una persona che scrive perché ha bisogno di farlo ….

(Citato in Ritratto in grigio con nebbie, in George Simenon un uomo non come un altro – mostra di immagini ed opere dalla collezione Romolo Ansaldi 3 aprile – 9 maggio 2008, a cura di Andreina Del vecchio e Pietro Guella, Comune di Genova)

Simenon scriveva a una velocità incredibile, terminando un romanzo in circa una settimana. La prolificità di Simenon divenne così proverbiale che, nel 1927, Eugene Merle, editore furbo e spregiudicato, annunciò, sul suo quotidiano Paris Matin, che Simenon si sarebbe fatto chiudere dentro una gabbia di vetro, collocata sulla terrazza del Moulin-Rouge. In una settimana Simenon avrebbe dovuto completare un romanzo, dimostrando così la sua mitica velocità di scrittura. Per evitare che lo scrittore preparasse in anticipo il romanzo, la trama avrebbe dovuto svilupparsi partendo da una traccia suggerita dai lettori del Paris Matin. Simenon avrebbe avuto un anticipo di 50.000 franchi, e altri 50.000 al termine dei sette giorni, se il romanzo fosse stato terminato; in più avrebbe avuto parte dei diritti derivanti dalla pubblicazione del romanzo. L’idea fu abbandonata perché molti giornali iniziarono a criticare aspramente l’operazione, definendola commerciale, mentre fioccavano i commenti ironici dei letterati francesi.
È in questo periodo, in ogni modo, che inizia la vera e propria carriera di scrittore di Georges Simenon. Egli lavorò per quasi nove anni consecutivi, come scrittore a cottimo, producendo centinaia di romanzi, racconti e novelle. E fu, in questi anni, che Simenon creò un vero e proprio metodo di scrittura che mantenne fino a quando non decise di smettere di scrivere:

“Certo, un metodo con rituali precisi, anche perché era molto superstizioso. Temeva ogni volta di non riuscire più a scrivere e cercava di riprodurre sempre le condizioni in cui era nato il primo romanzo. Ecco allora un rituale fatto di matite particolari, di tende tirate, di sveglie alle cinque del mattino, di whisky e di tè. Scriveva sempre secondo lo stesso ritmo, impiegando lo stesso tempo per ogni romanzo. Un capitolo al giorno, per otto giorni. E dopo un breve riposo, tre giorni per le correzioni. Il giorno in cui non è più riuscito a riprodurre il miracolo, ha smesso di scrivere”.

(Fabio Gambaro, “Simenon? La sua vita non fu all’altezza della sua opera”, intervista a Pierre Assouline, pubblicata su La Repubblica.it)

La nascita di Maigret e l’arrivo del successo

Nel 1928, stufo della vita della capitale e deciso a diventare famoso, Simenon lasciò Parigi. Acquistò la “Ginette”, un’imbarcazione con la quale iniziò a navigare, lungo i canali e i fiumi, la Francia e i paesi confinanti. L’anno successivo si fece costruire in un cantiere di Fécamp un cutter di dieci metri, l’Ostrogoth. Da questa esperienza, lo scrittore trasse ispirazione per la realizzazione di alcuni reportage e per numerosi romanzi e racconti. Ecco come Camilleri ci descrive la passione di Simenon per la vita del fiume:

… e guadagna parecchio, tanto che può realizzare il primo dei suoi sogni, comprarsi una chiatta e andarci a vivere … poi … si comprerà un cutter, col quale percorrerà tutti i canali navigabili della Francia. Ecco perché certe descrizioni di chiuse, un paesaggio difficile e raro da trovarsi, le chiuse, il paesaggio visto da un fiume. Ecco, sono descritti in questo modo, così … con una evidenza che si tocca quasi, perché ci ha vissuto, perché ci ha navigato a lungo dentro …

(Tratto da Andrea Camilleri racconta Georges Simenon e la potenza creatrice, Il caffè letterario. Il racconto dei grandi della letteratura – DVD n° 21 – 4 marzo 2011 – Gruppo Editoriale L’Espresso)

Nel 1929, mentre si trovava nel porto di Delfzijl col suo battello Ostrogoth, Simenon decise di scrivere quello che diventerà il primo romanzo di Maigret. Questa la prima descrizione del commissario Maigret, nel romanzo Pietr-le-Letton:

Non che somigliasse ai poliziotti resi popolari dalle caricature. Non aveva né baffi né scarpe a doppia suola. Portava abiti di lana fine e di buon taglio. Inoltre si radeva ogni mattina e aveva mani curate.
Ma la struttura era plebea. Maigret era enorme e di ossatura robusta. Muscoli duri risaltavano sotto la giacca e deformavano in poco tempo anche i pantaloni più nuovi … Teneva la pipa inchiodata in bocca e non la toglieva certo perché si trovava al Majestic. C’era forse qualcosa di voluto in quella volgarità, in quella fiducia in sé?

(Pietr il Lettone, Adelphi, 1993)

Nell’inverno del 1929, Simenon scrisse per la rivista Détective una serie di racconti, Le 13 Mystères, Les 13 Enigmes, Les 13 Coupables. La serie ottenne un immediato successo, che incoraggiò Simenon a continuare i Maigret di cui aveva appena scritto la prima avventura. Poco tempo dopo,Simenon presentò alcuni Maigret all’editore Fayard, il quale gli disse che quei romanzi non avrebbero avuto successo, perché non erano dei veri polizieschi. Fayard non credeva per niente in quel commissario che passava la maggior parte del tempo seduto nei bar o girando per il paese. L’editore stipulò, comunque, un contratto con lo scrittore belga per dodici romanzi.
Per lanciare Maigret, Simenon ebbe l’idea di organizzare una grande festa, di cui avrebbe parlato tutta Parigi. Si inventò così il Bal Anthropométrique (letteralmente antropometrico, come le misure del corpo che la polizia prende prima di incarcerare qualcuno), nel locale la Boule Blanche a Montparnasse. Fayard era contrario a spendere troppo denaro per lanciare una serie in cui non credeva, e Simenon fu costretto a sobbarcarsi una buona metà delle spese della serata. Il 20 marzo 1931, furono spediti gli inviti, anzi dei «mandati di comparizione». È questo uno dei tanti episodi che costellarono la vita dello scrittore belga, che concorsero a creare la leggenda Simenon.
Maigret ebbe un successo incredibile! E fu così che Simenon, all’inizio degli anni trenta, si trasformò da prolifico autore di romanzi popolari a scrittore di polizieschi di successo internazionale.

I romans durs e la vera letteratura

Infine, ecco la scalata verso il regno della “vera” letteratura. Questa fase vide l’abbandono di Maigret all’apice del successo, solo tre anni dopo il suo lancio, e il cambio di editore, con il passaggio a Gallimard, punto di riferimento per la cultura francese e per tutti gli ambienti letterari europei. Simenon programmò e mise in atto i suoi piani con cura e li annunciò ai mezzi di comunicazione mesi prima che si realizzassero effettivamente.

(John Simenon, Appunti sulla vita e le opere di mio padre, in Mondo Simenon. L’universo di uno scrittore, a cura di Ferruccio Giromini, Stefano Tettamanti, Catalogo della mostra svoltasi a Villa Durazzo, Santa Margherita Ligure dal 14 febbraio al 5 aprile 2009 – Corigraf 2009, p. 16)

Simenon aveva iniziato a scrivere i polizieschi con Maigret, con l’idea che essi sarebbero stati solo una fase intermedia tra i suoi iniziali romanzi popolari e i romanzi impegnati, quelli che egli definiva i “romanzi duri”. Fu così che solo tre anni dopo il lancio della serie, decise di fare andare in pensione Maigret sia letterariamente che editorialmente, e lo comunicò al suo editore Fayard. L’editore rimase letteralmente sconvolto dalla notizia e cercò di presuadere Simenon a non smettere la serie di Maigret, paragonandolo a Conan Doyle che, suo malgrado, era conosciuto solo come il creatore di Sherlock Holmes. Fayard non riuscì a convincere Simenon che cambiò addirittura editore, passando a Gallimard.
Fu questa la seconda svolta nella carriera letteraria di Simenon. I romans durs sono romanzi psicologici che raccontano, quasi sempre, la storia di personaggi comuni che, ad un certo punto della loro esistenza, sono costretti dal destino oppure decidono loro stessi di superare una specie di linea immaginaria. Alain Bertrand, nel suo saggio Georges Simenon: de Maigret aux romans de la destinée, evidenzia appunto come nei romanzi del destino, un evento fortuito mette in luce la precarietà e il falso equilibrio su cui si basa la vita di un uomo: “Dans les romans de la destinée, un événement fortuit met en lumière la fausseté ou la précarité d’un équilibre de départ, essentiellement basé sur l’observance des règles prescrites par l’Autre.” (Editions du CEFAL, 1994, p. 72)

Ecco come suo figlio John sottolinea la differenza tra i Maigret e i romans durs:

Perché un eroe oltrepassa la linea e commette un atto parossistico, spesso l’uccisione di se stesso o di un’altra persona? E quando Simenon ci esorta a intraprendere la ricerca di una risposta dentro di noi, non permette mai che i suoi eroi sfuggano alla responsabilità sociale di quanto hanno fatto.
Tra l’altro, ritengo che la differenza tra le storie con Maigret e quelle senza, sia data dal fatto che nelle prime il commissario guidi il lettore verso la ricerca di una risposta, nelle altre il lettore sia lasciato da solo.

(John Simenon, Appunti sulla vita e le opere di mio padre, in Mondo Simenon. L’universo di uno scrittore, a cura di Ferruccio Giromini, Stefano Tettamanti, Catalogo della mostra svoltasi a Villa Durazzo, Santa Margherita Ligure dal 14 febbraio al 5 aprile 2009 – Corigraf 2009, p.27)

Molti dei capolavori di Simenon partono dalla descrizione di una mediocre esistenza piccolo-borghese, per poi scivolare in un mondo altro, dove anche la violenza più brutale, alla fine della lettura, appare quasi un atto dovuto nei confronti di una umanità indifferente e un destino ostile. Lo scrittore, infatti, scava nel passato e nell’animo dei protagonisti, indaga l’ambiente in cui vivono, rivelando così le causeche li hanno costretti a oltrepassare la linea.

L’indagine di Simenon è, nel suo complesso, un’indagine sulla realtà che viene esaminata in tutte le sue dimensioni di disperazione e di speranza, un’indagine sulla storia di una persona e sulla società in cui vive.
Non a caso anche nell’ immensa produzione letteraria di tipo non poliziesco, particolarmente nei suoi romanzi “duri”, Simenon trasporta la stessa logica investigativa, lo stesso approccio di tipo storico-genetico, la stessa ricerca ampia delle cause e della combinazione di fattori che hanno portato un individuo, singolo o collettivo, ad essere quello che è. 

(Dina Lentini, Il romanzo poliziesco contemporaneo tra tensione morale e impegno sociale, La natura delle cose, 2014)

Per chi avesse finora letto solo i romanzi di Maigret e volesse approfondire l’argomento sui romans durs, consiglio anche le poche ma intense pagine dell’articolo Uomini che guardavano passare i treni, scritto da Gabriele Romagnoli (in Mondo Simenon. L’universo di uno scrittore, a cura di Ferruccio Giromini, Stefano Tettamanti, Catalogo della mostra svoltasi a Villa Durazzo, Santa Margherita Ligure dal 14 febbraio al 5 aprile 2009 – Corigraf 2009, pp. 59-61)

Simenon, in ogni modo, si rese ben presto conto che il commissario Maigret era una fonte economica inesauribile di cui non poteva fare a meno, e da uomo pratico quale era, verso la fine del 1936,iniziò a scrivere una prima serie di nove racconti, seguita da una seconda di dieci, tra il 1937 e il 1938, tutti dedicati a Maigret.Nel 1939, Maigret ritornòinfine nel romanzo I sotterranei del Majestic, opera che però il pubblico potrà leggere solo nel 1942, quando Gallimard lo pubblicherà in una raccolta che comprenderà altri due nuovi romanzi del commissario.

Simenon viaggiatore instancabile …

Dal 1932, Tigy e Simenon intrapresero diversi lunghi viaggi per il mondo. Il primo è un viaggio in Africa (Egitto, Sudan, Congo), da cui nacque un reportage intitolato L’heure nègre.
Nel 1933,Simenon scrisse una serie di reportage sulle frontiere franco-belga e franco-tedesca, sulla Germania, l’Ungheria, la Bulgaria e altri paesi dell’Europa dell’Est. Mentre viaggiava per l’Europa, a Berlino, Simenon incontrò Hitler. Simenon intervistò, inoltre, in Turchia, nell’isola di Prinkipo, il famoso rivoluzionario russo Leon Trockij.
Dal 1934 al 1935, Simenon e sua moglie realizzarono un giro del mondo in 155 giorni, quasi completamente finanziato dal quotidiano francese Paris-Soir.
Per i suoi reportage, Simenon adottò un nuovo tipo di macchina fotografica, prodotto dalla Leica che utilizzava delle pellicole pancromatiche ultrasensibili, e le microfotocamere Minox. Pochi sanno che di questi apparecchi Simenon era un vero e proprio appassionato, quasi quanto le sue pipe, e che durante i suoi viaggi scattò più di tremila fotografie, molte delle quali pubblicate da riviste.
Nel 1939 nasce il primo figlio, Marc. Nel 1940, la famiglia Simenon si trasferì a Fontenay-le-Comte in Vandea. Georges fu richiamato e gli fuassegnato il compito di occuparsi dell’assistenza dei rifugiati belgi. Finita la seconda guerra mondiale, Simenon ebbe grossi problemi e fu accusato di collaborazionismo con i tedeschi, per la sua presunta connivenza con il governo francese filotedesco di Vichy, e per aver negoziato i diritti sui suoi romanzi con studi cinematografici filotedeschi.
Nel 1945 Simenon fuggì con la moglie e il figlio in Nord-America. Il 4 novembre del 1945, Simenon incontrò a New York la canadese Denise Ouimet e fu passione folgorante. Questa relazione gli ispirò «Tre camere a Manhattan» (Trois chambres à Manhattan, 1946), opera che diventò uno dei suoi maggiori successi. Il 4 gennaio dello stesso anno, Simenon presentò Denise a sua moglie come la sua nuova segretaria.
Il 21 giugno del 1950 Simenon divorziò da Tigya Reno e il giorno dopo, il 22 giugno, si risposò con Denise. Simenon ebbe da lei tre figli: Johnny (1949), Marie-Jo (1953) e Pierre (1959). Con la nuova moglie, Denise, Simenon trascorrerà più di quarant’anni di sesso, litigi e sbronze.
Nel 1950 lo scrittore fu condannato in Francia a non pubblicare nuovi libri per cinque anni. Solo due anni dopo, nel 1952, i francesi lo inviteranno a tornare a Parigi, dove sarà festeggiato come uno scrittore famoso, e diventerà membro della Académie Royale de Belgique.
La famiglia Simenon tornò in Europa nel 1955, stabilendosi nei pressi di Cannes, quindi, due anni dopo, nel cantone svizzero di Vaud, nel castello d’Echandens. Nel 1960, a Simenon venne chiesto di presiedere la giuria della tredicesima edizione del festival di Cannes. La giuria assegnò la Palma d’oro a La dolce vita di Federico Fellini. Tra regista e scrittore nacque in quel periodo una profonda amicizia.

L’ultima compagna di vita

Nel 1961, la moglie di Arnoldo Mondadori consigliò a Simenon e a Denise di assumere una giovane cameriera, Teresa Sburelin.

La ragazza è in piedi, né impacciata né arrogante, e noto in lei una sorta di serenità naturale. Viso aperto, occhi chiari, capelli color rame… E originaria di Venezia, e la cosa non mi stupisce. Ha studiato il francese alle superiori, lo capisce ma lo parla con una certa difficoltà. D., più gran dama che mai, la interroga a lungo, senza peraltro impressionare la candidata.
Perché, io che non mi occupo mai del personale di casa, ho sperato che il colloquio andasse a buon fine? E perché, in quell’ufficio anonimo e grigio dove tutto ruotava intorno a D., ho subito intuito che quell’estranea avrebbe avuto un ruolo importante nella mia vita? Non creo una leggenda per il gusto di farlo. Teresa stessa, alcuni anni dopo, quando le ricorderò quel nostro primo incontro, stenterà a credermi.

(Georges Simenon, Memorie intime, Adelphi, 2009)

Per diversi mesi, padrone e domestica vissero nella stessa casa senza quasi vedersi, fino a quando accadde un episodio, narrato dallo stesso Simenon nelle sue Memorie:

Una mattina trovo Teresa sola, china sul tavolino da toilette del boudoir; provo un gran desiderio e la prendo, senza che lei si dibatta o protesti. Giuro che mai, nella mia vita, ho forzato in qualche modo una donna ad accedere alle mie avance. Né ho mai praticato quelli che i ricchi borghesi chiamano sprezzantemente gli «amori ancillari», ai quali peraltro si dedicano perpetuando l’antica tradizione dello ius primae noctis.
Per me, una donna è una donna, dunque degna di rispetto quali che siano le sue funzioni o, espressione che detesto, la sua «posizione sociale».
Ignoravo quale specie di catechismo D. avesse insegnato alla nuova venuta. Lei mi ha sentito entrare, avvicinarmi, ha sentito le mie mani sui suoi fianchi, e quando le ho sollevato la gonna non ha reagito … Poi mi ha guardato con occhi privi di espressione e io sono uscito dalla stanza, confuso e felice insieme. La sera stessa, dopo il rituale «rapporto», Teresa, molto onestamente, ha riferito a D. ciò che era accaduto.«Se vuole, sono pronta ad andarmene».
Ha riso.
>«Sappia, ragazza mia, che se fossi gelosa del signore, non vivrei più con lui da un bel pezzo».
«E se lo fa ancora?».
«Se la cosa non le dà fastidio… Quanto a me, tutto questo non mi riguarda; può continuare, se le fa piacere…».

(Georges Simenon, Memorie intime, Adelphi, 2009)

In quel periodo, il matrimonio di Simenon era già in crisi profonda: entrambi i coniugi avevano problemi di alcol. Denise, inoltre, soffriva di crisi isteriche che la condurranno presto ad essere ricoverata in una clinica psichiatrica. Nel frattempo gli incontri sessuali tra la cameriera e lo scrittore continuarono. Simenon si sentiva amato come non lo era mai stato e, nei suoi ricordi, mitizzerà spesso la relazione con Teresa Sburelin.

Ogni giorno, all’ora in cui si chiudono le imposte, aspetto il passaggio quasi furtivo di Teresa. C’è tanta gente in casa, e le occasioni per fare l’amore sono piuttosto rare. Vederla mi rasserena, mi rallegra, forse perché la sento autentica, naturale. Non mi pongo interrogativi sui miei sentimenti, ed entrambi non ce ne porremo per anni. Nel mio quasi-isolamento, lei è per me come l’acqua di fonte che si beve nel cavo della mano. Non c’è niente di complicato, in lei. E niente di grossolano.

(Georges Simenon, Memorie intime, Adelphi, 2009)

Qualche tempo dopo, Simenon scivolò nella vasca da bagno e si ruppe diverse costole. Teresa lo trovò e lo portò in ospedale, dove gli rimase accanto per tutto il tempo. Al ritorno dall’ospedale, Teresa si trasferì nella camera di Simenon e non la lasciò più. La donna diventò la sua amante, compagna e infermiera.
Nel 1974 in uno dei suoi Dictée, Simenon dichiarò che la sua donna ideale e compagna di vita era sicuramente la signora Maigret. E di certo allo scrittore non era sfuggito che M.me Maigret e la sua nuova compagna Teresa erano molto simili nel carattere e nella dedizione dimostrata per il proprio compagno.

Il suicidio della figlia Marie-Jo e le Mémoires Intimes
Sempre nel 1974, Simenon si recò al consolato belga di Losanna e chiese di poter cambiare la dicitura del suo passaporto da “romanziere” a “senza professione”. Solo due anni prima, nel 1972, dopo aver scritto Maigret e il signor Charles, lo scrittore aveva annunciato che non avrebbe mai più scritto.
Da quel momento, infatti, Simenon si dedicò alla dettatura al magnetofono dei suoi ricordi, riflessioni, commenti e pensieri sui vari fatti e personaggi passati e presenti. I Mes dictées, mai tradotti ed editi in Italia, vanno dal 12 febbraio 1973 al 19 ottobre 1979.
Due avvenimenti spinsero Simenon a tornare per un’ultima volta alla macchina da scrivere. Nel 1978, la moglie Denise (da cui era separato ma non ancora divorziato), pubblicò Un oiseau pour le chat, una descrizione crudele del suo matrimonio con lo scrittore. Poche settimane dopo, nel maggio dello stesso anno, la figlia Marie-Josi tolse la vita, sparandosi al cuore con una pistola calibro 22. Marie-Jo era una ragazza molto bella e intelligente, ma anche molto sensibile e soffriva di depressione. Molti critici sono convinti che Marie-Jo non sopportò la lettura del libro, scritto dalla madre, e la descrizione che esso dava del padre tanto amato. Nacque così uno dei capolavori di Simenon, intitolato Mémoires Intimes – Suivis du livre de Marie-Jo, pubblicato dall’Editore Presses de la Cité nell’ottobre 1981. Il libro è una voluminosa autodifesa dello scrittore e un atto d’amore nei confronti della figlia morta.

La morte della madre …

La madre Henriette Brüll morì nel 1979.
Lo scrittore belga ebbe per tutta la vita un rapporto difficile con la madre. Ella gli preferì sempre il fratello minore Christian. Durante la seconda guerra mondiale, Christian fu accusato di collaborazionismo e Simenon gli consigliò di salvarsi, arruolandosi nella Legione straniera. Christian seguì il consiglio del fratello, ma pochi mesi dopo fu ucciso in Indocina. La madre addossò la colpa della morte di Christian a Simenon e non glielo perdonò mai, arrivando persino a dire: “Peccato che sia stato Christian a morire…”.

Christian era il “bravo bambino”, quello che non sbagliava mai, mentre Georges, con la sua spiccata indipendenza e il suo spirito libero, era considerato un po’ come il brutto anatroccolo. Questo legame, o per meglio dire l’assenza di questo legame, si fece sentire per tutta la durata della vita di mio padre … D’altra parte la personalità della nonna si ritrova in vari personaggi descritti da mio padre. Molti studiosi ritengono, e io concordo con loro, che una delle spinte più forti per il successo di mio padre venne dall’esigenza di provarle il suo valore.

(John Simenon, Appunti sulla vita e le opere di mio padre, in Mondo Simenon. L’universo di uno scrittore, a cura di Ferruccio Giromini, Stefano Tettamanti, Catalogo della mostra svoltasi a Villa Durazzo, Santa Margherita Ligure dal 14 febbraio al 5 aprile 2009 – Corigraf 2009, p. 19)

Morte di uno scrittore

Simenon morì a Losanna il 4 settembre 1989. Teresa lo fece cremare e sparse le sue ceneri nel giardino, sotto un albero di cedro, dove lo scrittore aveva sparso le ceneri della figlia morta suicida. I figli apprenderanno la notizia della morte del padre alla radio, tre giorni dopo la sua cremazione.

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Articolo protocollato da Alessandro Bullo

Alessandro Bullo è nato a Venezia. Si è laureato in lettere con indirizzo artistico, mantenendosi con mestieri occasionali; dopo la laurea ha lavorato per alcuni anni presso i Beni Culturali e poi per la Questura di Venezia. Successivamente ha vissuto per quasi dieci anni a Desenzano del Garda per necessità di lavoro. Attualmente vive a Venezia e lavora come responsabile informatico per un’importante ditta italiana. Sue passioni: Venezia, il cinema noir, leggere, scrivere. Autori preferiti: Dino Buzzati, Charles Bukovski, Henry Miller. Registi preferiti: Elia Kazan e Alfred Joseph Hitchcock. È arrivato per due volte in finale al premio Tedeschi e una al premio Urania. Nel 2012 con “La laguna degli specchi” (pubblicato sotto lo pseudonimo Drosan Lulob) è stato tra i vincitori del concorso “Io scrittore”.

Alessandro Bullo ha scritto 66 articoli: