Finché sarà passata la tua ira – Asa Larsson

Finché sarà passata la tua ira – Asa Larsson

Editore:
Giuseppe Pastore
Protocollato il 14 Luglio 2010 da Giuseppe Pastore con
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Marsilio è un editore che sicuramente ha dimostrato di avere fiuto per gli autori scandinavi (se anche volessimo considerare un caso Stieg Larsson, ci scordiamo di Camilla Lackberg o John Arne Lindqvist?) e da qualche giorno è in libreria nella collana Farfalle una sua nuova proposta che viene dal Nord: Finché sarà passata la tua ira, di Asa Larsson, autrice già da diversi anni sulla scena con la sua serie di romanzi incentrati su Rebecka Martinsson.

Tutto inizia con un’immagine da incubo: due giovani sub, Wilma e Simon, si immergono nel lago ghiacciato di Vittangijärvi. Cercano il relitto di un aereo tedesco precipitato durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma qualcuno chiude l’unica via d’uscita tagliata nel ghiaccio, condannandoli a una morte lenta e atroce nell’oscurità.

Non è un incidente. È un’esecuzione per proteggere un segreto che giace sul fondale da sessant’anni. L’indagine viene affidata all’ispettore Anna-Maria Mella, figura materna e tenace che qui giganteggia, mentre Rebecka Martinsson (ora procuratore distrettuale) si trova coinvolta in modo più personale e laterale, combattendo ancora con i propri demoni interiori.

La grandezza di Åsa Larsson sta nel non limitarsi al “chi è stato”. Scava nel “perché”. E il perché ci porta dritti a una delle pagine più ambigue della storia svedese: la presunta neutralità durante la guerra, i traffici di ferro con i nazisti e i collaborazionisti che, finita la guerra, si sono rifatti una verginità nascondendo la polvere (e i cadaveri) sotto il tappeto.

Il titolo, biblico e terribile, allude a una colpa che si tramanda di padre in figlio, come un’eredità avvelenata. La prosa è lirica, a tratti dura come la pietra, capace di descrivere la bellezza letale della Lapponia e la bruttezza morale di chi è disposto a sacrificare i propri figli pur di salvare l’onore.

Un romanzo potente, dove il paesaggio non è solo sfondo ma protagonista: il ghiaccio che si rompe è la metafora perfetta di una comunità che vede andare in pezzi le proprie menzogne.


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