Lo scambio – John Grisham
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È difficile immaginare l’avvocato Mitchell McDeere con una faccia diversa da quella di Tom Cruise. Ricordate il film “Il socio” tratto dal romanzo di John Grisham? In quel caso Tom Cruise impersonava proprio il personaggio creato dall’autore americano. Sono passati quindici anni dalla storia vista in quel film, siamo nel 2005 a Manhattan e Mitch McDeere ricompare. È così che comincia l’ultimo romanzo di John Grisham che si intitola “Lo scambio”, pubblicato in Italia da Mondadori (traduzione di Luca Fusari e Sara Prencipe).
Ora Mitch lavora in un prestigioso studio di avvocati, Scully & Pershing (già presente in due altri romanzi di Grisham), per il quale si occupa di questioni internazionali. La filiale italiana dello studio gli commissiona un caso molto delicato, che coinvolge una grande società di costruzioni turca e il governo libico. Proprio nel suo primo viaggio in Libia, tuttavia, Mitch viene coinvolto in una serie di strani e concitati episodi che fanno precipitare la situazione. Una sua collega viene rapita e trattenuta in ostaggio da una pericolosa banda di terroristi. Parte a questo punto una lotta contro il tempo per liberare la malcapitata, che coinvolgerà una pluralità di attori internazionali e ci catapulterà in un intreccio mozzafiato in almeno quattro continenti.
Grisham si conferma un grandissimo del suo genere e costruisce un legal thriller internazionale che funziona molto bene. Esce dalle aule di tribunale dove è solito ambientare le sue storie e ci porta in giro per il mondo, in quasi tutti i continenti, dando anche il sapore dell’avventura al suo romanzo. Per il resto, le caratteristiche della narrazione sono quelle sue abituali: scrittura asciutta, piana e scorrevole, intreccio che si dipana in un crescendo di colpi di scena, fino al culmine del finale. Ritroviamo Mitch e la moglie Abby, che sono personaggi che dopo il successo travolgente de “Il socio”, Grisham ha deciso di far ricomparire ne “Lo scambio”, dicendo anche ai lettori nella nota finale che non è escluso che ricompaiano anche in seguito.
La modalità con la quale l’autore descrive i diversi luoghi nei quali si svolge la storia è più che accettabile. Non ci sono grandi cadute di stile negli episodi che entrano più in profondità nella vita dei diversi paesi, nemmeno nella parte italiana, che sappiamo essere di facile banalizzazione. Ma Grisham non cade nei soliti luoghi comuni, limitandosi soltanto a qualche piccola nota di umorismo, peraltro anche piuttosto calzante. Le dinamiche di funzionamento dei grandi studi legali internazionali sono inoltre rappresentate in questo romanzo in modo molto documentato, dimostrando la grande cura dei particolari cui l’autore ci ha abituato.
C’è un tema che domina sugli altri ne “Lo scambio” ed è quello del terrorismo internazionale, raccontato in forma molto equilibrata, dalla cui descrizione si evince che Grisham è abbastanza convinto che siano molto rilevanti le complicità istituzionali delle quali queste bande possano beneficiare. Il fatto di “retrodatare” la vicenda al 2005 credo poi sia stato un artificio letterario che permette all’autore di semplificare moltissimo la vicenda, posto che negli ultimi anni lo scenario geopolitico è diventato notevolmente più complesso, oltre che complicato. Direi inoltre che gli studi legali, oltre che le grandi banche internazionali, non ne escono molto bene da “Lo scambio”, essendo rappresentate o, quando va bene, come trust di professionisti dediti all’accumulazione patologica di denaro o, nel peggiore dei casi, come fiancheggiatori di fatto delle bande terroristiche più spietate.
Ammetto di essere un grande ammiratore di John Grisham, ma direi che questo romanzo, pur non essendo forse uno dei maggiori capolavori dell’autore, ha alcuni pregi che sono degni di nota e che lo faranno sicuramente apprezzare. È scritto come al solito molto bene, con una prosa chiarissima, molto fluida, lineare, mai tortuosa, si muove a meraviglia in un contesto internazionale degno delle migliori spy story e non demorde rispetto al messaggio tradizionale di un grande liberal del sud degli States. Anche i piccoli gesti di eroismo individuale aiutano a costruire un mondo migliore.
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