Un finale perfetto di John KatzenbachDopo aver rilevato i diritti da Mondadori e aver recuperato, con ordine cronologico inverso, sia L’uomo sbagliato che Il professore, ecco che Fazi completa la rincorsa su John Katzenbach offrendoci proprio in questi giorni l’ultimo romanzo pubblicato da questo maestro del thriller, ovvero quel Red One, Two, Three che qui in Italia è uscito come Un finale perfetto, con la traduzione di D. E. Rizzati.

Complice un ritmo di pubblicazione non certo elevato se confrontato a quello di altri autori (13 romanzi in 33 anni), John Katzenbach non ha probabilmente raccolto tutto il plauso che merita ed è un peccato perché è spesso scrittore che sa ben gestire tempi e spazi del thriller, aggiungendo quasi sempre acute note psicologiche.

In questo romanzo del 2012 Katzenbach parte da una delle fiabe più note per mettere in piedi uno snervante gioco di gatto e topo che potrebbe riservare più di una sorpresa anche al gatto. I topolini in questione sono tre donne collegate fra loro da un dettaglio estetico-fisico, mentre il gatto è uno scrittore di gialli, dato che potrebbe incuriosire anche chi fra voi non ha mai letto un romanzo di questo autore.

Il Lupo Cattivo è un mediocre autore di gialli di scarsa fortuna e, da scrittore, ama le fiabe, in particolare ovviamente quella di Cappuccetto Rosso, che predilige nella versione iniziale, quella più spietata, quella dove muoiono tutti.
E come Lupo si tratta bene, visto che non ha una sola Cappuccetto ma ben tre, tre donne che non si conoscono e non hanno nulla da spartire se non il colore dei capelli che, come potete immaginare, è rosso.

Il piano del Lupo?
Semplice, terrorizzare sempre di più le tre donne, partendo con lettere minatorie, per farle sprofondare nella paura della morte e quindi analizzare le loro mosse ed emozioni, sempre più da vicino, per riuscire a catturarle su carta prima di ammazzarle.

Non importa quale siano le iniziali contromisure adottate dalle vittime: il Lupo è sempre presente e pare invincibile.
Alle tre Cappuccetto non rimane altro che reagire e portare la caccia nella tana del Lupo…

L’intento del killer creato da Katzenbach ricorda in qualche modo L’occhio che uccide, celebre film del 1960 diretto da Michael Powell che è incentrato sul voler filmare la paura che precede il momento della morte, e sarà interessante studiare, fra gli altri elementi, come l’autore sia riuscito a bilanciare le parti dedicate all’assassino e quelle che hanno come protagoniste le tre donne.

Materiale che sembra nato per essere in seguito adattato per il grande schermo, Un finale perfetto ha ottenuto una buona media di voti in fase di recensione, con parecchi utenti che ne hanno lodato, appunto, l’ottima gestione della parte conclusiva.

Un finale perfetto – John Katzenbach

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