Nel cerchio - Bernard MinierNel cerchio: è questo il titolo del romanzo di Bernard Minier che vi presentiamo oggi, appena uscito per Piemme con traduzione di G. Pacchiano. Alla sua seconda prova letteraria, Minier ci ripropone come protagonista il comandante Servaz della polizia di Tolosa, già presente nel precedente Glacé, libro d’esordio pluripremiato in Francia e tradotto in diverse lingue (in Italia uscito come Il demone bianco).
La storia si apre con Servaz che – mentre assiste come mezza Francia alla prima partita dei mondiali – riceve una telefonata improvvisa che lo catapulta nel passato. Marianne era stata un grande amore, ai tempi degli studi a Marsac, una cittadina piccola e quieta dove non accadeva mai niente di rilevante. Era stata anche un grande dolore, uno di quelli che non si sanano mai del tutto. E ora, dopo vent’anni di silenzio, lei torna a a cercarlo perché discolpi suo figlio dall’accusa di omicidio. Una giovane professoressa di Marsac è stata uccisa e i sospetti sono caduti sul ragazzo e sui suoi amici. Ma qualcuno dice di aver sentito sul luogo del crimine le note di una sinfonia di Mahler. E’ il compositore preferito di Servaz, e allo stesso tempo di un serial killer che lo conosce bene e ha deciso di sfidarlo ancora una volta. Il comandante è in condizione di svantaggio ma se vuole aiutare Marianne non può far altro che accettare la sfida e lasciarsi attirare in un gioco mortale.

Dalle pagine del libro, riportiamo l’incipit:

Prologo
Nella tomba

La sua mente non era che un urlo.
Un lamento.
Nella testa gridava di disperazione, urlava la rabbia, la sofferenza, la solitudine… tutto ciò che l’aveva spogliata della sua umanità, mese dopo mese.
E supplicava anche.
Pietà, pietà, pietà, pietà… fatemi uscire di qui, vi scongiuro…
Nella testa urlava e gemeva e supplicava. Solo nella testa: di fatto, non le usciva alcun suono dalla gola. Un bel mattino si era svegliata quasi muta. Muta… Lei che aveva sempre amato esprimersi, e le parole le venivano così facili, le parole e le risate…
Al buio, cambiò posizione per alleviare la tensione dei muscoli. Era seduta per terra, contro il muro di pietra, sul suolo di terra battuta. A volte si sdraiava. Oppure raggiungeva il sudicio materasso in un angolo. Pssava la gran parte del tempo a dormire, raggomitolata su un fianco. Quando si alzava, si stiracchiava o camminava un po’, quattro passi avanti e quattro indietro, non oltre: la cella misurava due metri per due. C’era un caldo piacevole; da tempo sapeva che al di là della porta doveva esserci il locale della caldaia, non era solo per il tepore ma anche per i rumori: ronzii, sibili, ticchettii. Non aveva niente addosso. Nuda come un piccolo animale. Da mesi, forse da anni. I bisogni li faceva in un secchio e riceveva due pasti al giorno, tranne quando lui non c’era: in quel caso poteva trascorrere diversi giorni in solitudine, senza mangiare né bere, e la fame, la sete e la paura di morire la tormentavano. Sulla porta c’erano due spioncini: uno giù in fondo, da dove le arrivavano i pasto, un altro in mezzo, e di lì lui la osservava. Anche chiusi, lasciavano filtrare nel buio della cella due esili raggi di luce. Gli occhi si erano abituati da un pezzo alla semioscurità, distinguevano sul suolo e sui muri dettagli che nessun altro avrebbe potuto vedere.

Con Nel cerchio Bernard Minier si è confermato uno degli autori di thriller più amati di Francia e crediamo anche noi che questo ex doganiere del sud della nazione, più volte accostato al ben conosciuto Jean-Christophe Grangé, abbia tutte le carte in regola per farsi apprezzare pure nel nostro Paese. Se vi piace il polar, aggiungetelo alla lista dei libri da leggere questa primavera.

Nel cerchio – Bernard Minier

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