L’eretico – Carlo Martigli
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Cari avventori, lasciate per un attimo da parte i moderni cocktail a base di proiettili e DNA. Oggi al Thriller Cafè si serve un calice robusto e invecchiato, dal sapore antico e pericoloso: “L’eretico” di Carlo Martigli. Un romanzo che ci trasporta nel cuore di tenebra del XIV secolo, in un’epoca di scismi, intrighi e fede usata come la più affilata delle lame.
Siamo nel 1348, ad Avignone, la sfarzosa e corrotta sede del papato. In questo covo di vipere viene convocato Fra’ Matteo da Siena, un inquisitore domenicano che ha una particolarità quasi blasfema per il suo ruolo: è un uomo tormentato dal dubbio, un investigatore che antepone la logica al dogma e la verità alla convenienza. Il suo compito è far luce sulla morte apparentemente accidentale del potente cardinale Albornoz. Ma fin dalle prime mosse, Matteo capisce di aver messo i piedi in un nido di serpenti. Quella che sembrava un’indagine di routine si trasforma in una discesa agli inferi del potere temporale della Chiesa, tra cardinali assetati di potere, banchieri senza scrupoli e un segreto spaventoso, custodito per secoli, che se rivelato potrebbe far tremare le fondamenta stesse della cristianità.
“L’eretico” è molto più che un giallo storico. Martigli non si limita a usare il passato come una scenografia di cartapesta; ce lo fa respirare, odorare, quasi toccare. La ricostruzione della Avignone papalina è magistrale, un affresco vivido e pulsante di una città opulenta e putrida, dove il sacro e il profano danzano un macabro ballo per le strade flagellate dalla peste. Ma l’arma in più, il vero motore del romanzo, è il suo protagonista. Fra’ Matteo è un personaggio di una complessità rara: un uomo di fede che usa la ragione come un bisturi, un inquisitore che prova compassione, un servitore di Dio che non teme di sfidare gli uomini che pretendono di rappresentarlo. È la sua lotta interiore, il suo essere “eretico” nel pensiero prima ancora che nelle azioni, a catturare il lettore e a non lasciarlo più.
Qualcuno potrebbe pensare a un’operazione alla Umberto Eco o, per i più profani, alla Dan Brown. Sbagliato. Sebbene l’enigma e la cospirazione siano elementi centrali, Martigli percorre una strada tutta sua. La sua forza non risiede tanto nel gioco di codici e simboli, quanto nella solida e documentata impalcatura storica e nella profondità psicologica dei suoi personaggi.
In conclusione “L’eretico” è un thriller storico che riesce a intrattenere e che appassionerà non solo gli amanti del genere. Il vostro barman, dopo questo tuffo nel Medioevo, torna a lucidare i bicchieri. Alla prossima.
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