Wil – Jeroen Olyslaegers

Wil – Jeroen Olyslaegers

Nicola Mira
Protocollato il 16 Gennaio 2019 da Nicola Mira
Nicola Mira ha scritto 99 articoli
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Edizioni e/o pubblica Wil di Jeroen Olyslaegers, autore fiammingo ancora poco noto in Italia ma ben conosciuto in patria e apprezzato sia a livello di pubblico che di critica, con diversi premi e riconoscimento sia per il valore letterario delle sue opere che per l’impegno civile che lo anima.

Pubblicato in lingua originale nel 2016 con lo stesso titolo, Wil arriva nelle librerie italiane con la traduzione di Mario Corsi.
Si tratta con buona probabilità del romanzo di maggiore successo e impatto di Jeroen Olyslaegers ed è l’ultimo titolo di un trittico che l’autore ha iniziato nel 2009 con Wij e proseguito quindi nel 2012 con Winst.

Le tre opere si possono leggere indipendentemente l’una dall’altra ma sono accomunate sia dal fatto che i titoli iniziano tutti con la lettera W che dalle scelte tematiche, con trame che si concentrano su concetti quali memoria, identità e società.

Wilfried Wills, il protagonista di ‘Wil’, ha novant’anni e sta scrivendo le sue memorie. Divaga qua e là, saltando avanti e indietro nel tempo, menzionando amici morti ed eventi passati come se i primi fossero ancora vivi e i secondi fossero appena accaduti. Comprensibile, data la sua età, e anche data la natura angosciante di alcuni degli eventi che racconta al pronipote, il destinatario del suo racconto.

Wilfried aveva 21 anni nel febbraio 1941, quando iniziò la sua carriera di giovane agente di polizia nella Anversa occupata dai nazisti. Fare il poliziotto per lui era solo un lavoro, non una missione: aveva ben poche opzioni disponibili in un paese che era stato conquistato dalla Wehrmacht, soffocato dal Sicherheitsdiesnt e umiliato dalla Gestapo.

Era una recluta volenterosa e un giovane non del tutto ingenuo, ma ciò che dovette vivere negli anni di guerra avrebbe segnato la sua vita indelebilmente. Parla al suo pronipote, e ai suoi lettori, quasi esitando all’inizio, mentre guarda al suo io più giovane con qualcosa di simile allo stupore. È un narratore loquace, arguto e ironico, a volte verboso e un po’ melodrammatico, altre volte quasi timido e riservato. A volte è arrabbiato e triste, sentimenti rispecchiati dal contrasto tra il desiderio di alleggerirsi e la vergogna che attraversa il suo racconto come una vena velenosa.

All’inizio, non c’è una vera trama nella storia, non più di quanto ci si potrebbe aspettare nei discorsi sconnessi di un vecchio. Eppure Olyslaegers impercettibilmente, gradualmente, tende le corde della storia, aumentando la tensione, mentre gli occupanti nazisti stringono la loro morsa su Anversa, estinguendo la libertà dei suoi abitanti e con essa la loro umanità.

Per coincidenza, ho letto ‘Wil’ contemporaneamente a un altro romanzo ambientato nello stesso periodo. ‘Kaputt’, del giornalista e autore italiano Curzio Malaparte, è stato scritto nel 1943, ed è un resoconto semi-fittizio dell’esperienza diretta di Malaparte della seconda guerra mondiale in Croazia, Ucraina, Romania e Finlandia, mentre seguiva il percorso devastante dell’esercito tedesco. Scritto in uno stile idiosincratico, quasi sontuoso, il resoconto di Malaparte è inquietantemente iperrealistico, mentre ‘Wil’ è invece cupamente realistico. Le donne, gli uomini e i bambini ebrei che Wilfried e i suoi colleghi poliziotti sono incaricati di far uscire dalle loro case e chiudere in una sinagoga, prima di essere trasportati in un campo di concentramento, fanno parte integrante della città, sono le donne e gli uomini e i bambini di Anversa, come Wilfried e il suo amico Lode, come la fidanzata di Wilfried, Yvette, la sorella di Lode. Eppure sono trattati come una specie subumana, e Wilfried e altri uomini come lui erano, volenti o nolenti, strumenti di quel trattamento.

A novant’anni, Wilfried sta ancora cercando di capire. Il motivo di tale orrore in primo luogo, ma anche e soprattutto il motivo delle proprie azioni. Non aveva preso mai apertamente le parti dei nazisti, nonostante le pressioni di un ex tutor e alcuni dei suoi colleghi. Eppure aveva esitato nello sfidare gli occupanti e i loro leccapiedi locali. Man mano che Wilfried svela sempre più la sua vita durante gli anni di guerra, il suo sconcerto e la sua vergogna emergono costantemente in superficie, rifiutandosi di essere sommersi dalla marea della storia e della memoria.

Wilfried ha una famiglia numerosa, e la sua storia abbraccia anche le generazioni che lo seguono, tutte influenzate in misura minore o maggiore dalle sue azioni, dalla moglie Yvette ai suoi figli alla nipote Hilde, che tragicamente si suicida. Azioni che gradualmente emergono dalla narrazione mentre la trama prende forma e acquista slancio.

Il passato non può essere sepolto, o messo da parte, o convenientemente dimenticato. E troverà sempre un modo per ritornare, sia per benedirci con la sua generosità, sia per perseguitarci con il suo male. Un messaggio che suona quasi biblico, ma è fondamentale nella sua semplicità e validità. Olyslaegers ha scelto saggiamente il suo messaggero: Wilfried era un ragazzo normale che viveva al meglio in tempi anormali, e la sua voce è diretta e, una volta spogliata delle incertezze della vecchiaia, affilata come un coltello. Una voce narrante insolita nel panorama vario dei thriller storici, ma che funziona perfettamente , una volta che si accetta il ritmo disordinato di Wilfried.

Nato nel 1967 a Mortsel, una città in provincia di Anversa, nelle Fiandre, Jeroen Olyslaegers ha studiato filologia germanica, per poi dedicarsi a una intensa attività giornalistica e letteraria, suddivisa fra romanzi, raccolte di racconti e la sua principale passione, il teatro.

Vincitore di numerosi riconoscimenti in vari ambiti, nel 2014 è stato insignito dell’Ark Prize for the Free World, mentre per via della sua attività teatrale ha ottenuto il premio Edmond Hustinx. Attualmente vive ad Antwerp ed è sposato con la cantante Nikkie Van Lierop.

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