William Pinkerton, figlio del celebre investigatore, si trova a Londra, sulle tracce di un criminale a cui il padre ha dato la caccia per tutta la vita, senza successo. Edward Shade, questo il nome del malfattore, sembra davvero un “uomo di fumo”: la sua presenza è adombrata per tutto il romanzo, ma si tratta di una figura misteriosa e introvabile, una sorta di perenne nemesi di Pinkerton. Mentre insegue la ex complice di Shade, Charlotte Reckitt, sperando che lo conduca da lui, il detective assiste all’apparente suicidio della donna, che si getta nel Tamigi per sfuggirgli: i resti del suo corpo fatto a pezzi verranno ritrovati in diverse zone di Londra, facendo sorgere il dubbio che sia invece stata uccisa. A indagare sulla sua morte, oltre alla polizia e a Pinkerton stesso, è anche un uomo dal passato rocambolesco, Adam Foole, che arriva in Inghilterra assieme a due insoliti compagni di viaggio proprio per cercare la Reckitt. Le sorti di Pinkerton e Foole si intrecceranno inevitabilmente, tra verità non dette e sospetti reciproci.
Questa, a grandi linee, la trama del singolare romanzo di Steven Price, autore canadese che sceglie di ambientare il suo libro nell’Ottocento tra Londra, gli Stati Uniti e il Sudafrica, intersecando piani temporali diversi, in un continuo rincorrersi tra passato e presente. Tutti i personaggi della vicenda infatti sfuggono da un passato più o meno doloroso e inseguono un qualche tipo di verità, come per dare risposte a degli interrogativi rimasti irrisolti. Ognuno di loro ha perduto qualcuno di importante, e tale perdita sembra caratterizzarli per tutto il romanzo. Tuttavia, il concetto stesso di verità è relativo; ciò che è vero per uno non lo è per gli altri, e tutti portano con sé una personale visione del passato. L’autore gioca volutamente con l’ambiguità di eventi vissuti e delle loro motivazioni, creando una visione complessa e sfaccettata.
Quanto allo stile, dopo un inizio più incerto, il romanzo diventa man mano più coinvolgente, fino a risucchiare il lettore all’interno della trama. Anche grazie alla mole del libro, Price tratteggia minuziosamente ambientazioni e atmosfere, rese alla perfezione con una capacità quasi pittorica e descrizioni che sollecitano tutti i sensi. Delle strade di Londra si dipingono i colori, gli odori; altrettanto riuscito è il ritratto dell’atmosfera in Sudafrica e della sua luce. Tuttavia, la resa complessiva della narrazione risulta a volte discontinua, con uno stile che si fa talvolta improvvisamente retorico e procede per frasi fatte. Altra caratteristica dello stile di Price è quella di non usare le virgolette nei dialoghi, soluzione che risulta gratuita e per certi versi fastidiosa, poiché a volte risulta difficile capire se i personaggi stanno parlando o riflettendo tra sé, cosicché il ritmo della lettura risulta di fatto rallentato.
Ma se dal punto di vista dello stile narrativo il romanzo adotta scelte moderniste come quella ora accennata, la trama, con la continua contrapposizione tra passato e presente, attinge alla vena del mistery classico, e in particolare alla produzione di Conan Doyle. Pinkerton dà la caccia a un nemico evanescente, della cui esistenza si arriva anche a dubitare, ma che in qualche modo costituisce una nemesi ricorrente, evocando il rapporto – tanto micidiale quanto ineluttabile – tra Holmes e Moriarty. Proprio come Holmes, anche Pinkerton non è esattamente un santo: più di una volta si allude a lui come a un uomo pericoloso, violento anche, sicuramente tormentato. Certo, non possiede il genio di Holmes, ma nell’architettura del romanzo di Price diventa comunque il solo in grado di riportare l’ordine, inserendosi in una lunga tradizione di celebri investigatori.
L’uomo di fumo è un tipico romanzo di genere. Come si conviene, offre al lettore una trama complessa, ricca di colpi di scena nient’affatto scontati, che è quanto di meglio si possa chiedere per un’esperienza di lettura coinvolgente, non troppo penalizzata dalle occasionali cadute nel didascalico, pur evidenti, che affliggono certi passaggi.
Recensione di Alessandra Ghilardi e Alessandro Rossi
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