Coincidenza vuole che giusto un paio di recensioni fa abbia disquisito su quella subdola, insidiosa, per certi versi telegrafica, per non dire machiavellica, arte che è la narrazione breve, comunemente conosciuta come racconto.
La prelibatezza che espongo quest’oggi ci viene offerta da Ugo Guanda Editore, il quale è da poco uscito in libreria con Un lungo capodanno in noir. Si tratta, se ancora non si fosse capito, di un’’’antologia di racconti in perfetto stile giallo/thriller, per la precisione dieci, griffati da altrettanti popolari maestri del genere di casa nostra. In rigoroso ordine di apparizione sono:
- Gli accidentali di Diego De Silva. La confessione in prima persona di un assassino.
- ‘O Zuzzuso di Giancarlo De Cataldo. Il vicecommissario Tancredi alla prese con un omicidio che qualcuno vuole insabbiare come suicidio.
- Due capodanni di Leonardo Gori. Una doppia, tragica storia d’amore nella Firenze del 1944.
- Il mistero del condominio – La prima indagine di Marisa Bonacina, di Gian Andrea Cerone. La seriale sparizione di alcune cose in un condominio cela una delle piaghe del nostro tempo.
- Il dono di Marco De Franchi. Il protagonista riceve un originale regalo di Natale: teste mozzate davanti alla soglia di casa.
- Weekend lungo a Barcellona di Gianni Biondillo. Il viaggio di una coppia nella splendida città catalana non è quello che sembra.
- Il custode dell’abisso di Andrea Fazioli. Un detective accetta di sorvegliare un uomo che intrattiene un morboso rapporto con un’assistente virtuale.
- Odio il capodanno di Luca Crovi. Nel primo dopoguerra il commissario Carlo De Vincenzi indaga sull’uccisione del piccolo Michele.
- Ho qualcosa da dirti di Marcello Fois. Il commissario Carnevali deve far luce sulla scomparsa di un ragazzo e i suoi legami sentimentali.
- Il bosco di Marco Vichi. Due bambini in un bosco dovranno vedersela con un lupo cattivo dalle sembianze umane.
I racconti, che spaziano dalla prima guerra mondiale fino ai tempi odierni dell’intelligenza artificiale, hanno in comune l’ambientazione temporale: le ultime ore dell’anno, culminanti con la notte di San Silvestro e con le suggestioni annesse e connesse tipiche di un momento che segna la fine di una cosa e l’inizio di un’altra, quello strano miscuglio di sensazioni che immancabilmente ci accompagna quando stiamo per affrontare un viaggio per lo più ignoto. Da una parte ci sono la tristezza e la malinconia per ciò che è stato e ciò che sarebbe potuto essere, dall’altra c’è l’euforia del lasciarsi alle spalle tutte le negatività e dell’apprestarsi a vivere un nuovo inizio, come una seconda perenne possibilità gravida di buoni propositi concessa ogni primo Gennaio. E poco importa se già in partenza sappiamo che alcuni di essi non verranno mai realizzati. Ci riproveremo tra dodici mesi.
Parallelamente, se la lettura di un romanzo può essere paragonata a un anno solare, il racconto lo vedo come uno dei giorni che lo compone, racchiuso nel ciclo circadiano delle ventiquattro ore. Del resto, a far differenza non è la destinazione, bensì il tragitto che si compie per arrivarci, che sia della durata di un giorno o di trecentosessantacinque.
Per quanto mi riguarda, non sono mai stato un tipo da bilanci, forse perché di indole ne temo la maggioranza in passivo. Preferisco di gran lunga accontentarmi di esserci, un anno via l’altro, di cinquantadue settimane più vecchio ok, ma con la speranza – quella sì, anche un briciolo ma non deve mai mancare – di essere un po’ più saggio dell’anno appena trascorso. Allo scoccare della mezzanotte, quindi, mi ritrovo a salutare il passato e a dare il benvenuto al futuro canticchiando tra me e me Vasco Rossi, Io sono ancora qua… eh già…
E a te frequentatore abituale di Thriller Café oppure semplice lettore di passaggio, che hai avuto la perseveranza di arrivare alla fine di questa recensione, auguro un felice anno nuovo e, soprattutto, buon viaggio.
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