La notte della paura – Jeffery Deaver
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La notte della paura è il titolo della raccolta di racconti di Jeffery Deaver che recensiamo oggi. Edizione italiana di “More Twisted”, il volume raccoglie 16 storie brevi tra cui “Il principio di Locard”, racconto inedito con protagonista Lincoln Rhyme.
Jeffery Deaver, “il più grande scrittore di thriller dei giorni nostri”, ci spaventa per la seconda volta con una raccolta di racconti gialli. Ecco 16 piccoli capolavori che spaziano tra tempi e luoghi diversissimi, senza mai perdere quella precisione scientifica nella descrizione dei personaggi e delle scene del crimine che da sempre caratterizza le opere di questo autore. Un ladro nasconde i propri bottini celandosi dietro la sua rispettabilità di antiquario in un’uggiosa Londra di epoca vittoriana. Un timido e impacciato libraio di Los Angeles si innamora della sua ignara vicina di casa e, spiandola, si accorge che qualcuno vuole aggredirla. Nella New York di Lyncoln Rhyme un killer, dopo aver ucciso un famoso imprenditore, cerca di finire il lavoro assassinando anche la sua giovane moglie. Un turista viene preso in ostaggio vicino ad Albany da due malviventi che hanno rapinato un drugstore e sembra proprio che che le sue ore siano contate. A Firenze una giovane donna in carriera sta per trascorrere un weekend d’amore col suo nuovo fidanzato che però sembra nascondere qualcosa di inquietante.
Jeffery Deaver è un grandissimo autore, e che abbia voglia di condividere con i suoi fans alcuni dei suoi artifici letterari è, anche questa, una gran cosa.
Nella prefazione di “La Notte della Paura“, lo scrittore parla “dell’affetto” che nutre nei confronti dei racconti, i quali “sono come le pallottole di un cecchino. Rapidi e sconvolgenti. In un racconto posso trasformare il bene in male, il male in orrore e, questo soprattutto mi diverte, i personaggi cattivi in buoni”. Prosegue spiegando che la postfazione del libro riguarderà la descrizione di alcune semplici regole che chiunque si accinga a scrivere un buon racconto potrebbe seguire per aumentare il livello di pathos e di paura del proprio componimento. Di certo lui, in questa antologia, è riuscito a raggiungere l’obiettivo: alcune delle storie sono davvero straordinarie, e in ogni caso, tutti i 16 racconti sono degni del miglior Deaver.
Segnalo in particolare Nata Cattiva, che mi ha lasciata senza fiato; Il Buio della Paura, ambientato in una silenziosa Toscana della quale è riuscito a trasmettere la magica atmosfera (c’è anche un richiamo al Mostro di Firenze, a questo punto direi un po’ inflazionato); Un Bel Posto da Visitare, nel quale ti identifichi con lo sfortunatissimo turista e provi per lui una certa compassione; Triangolo, dove invece la protagonista fa compassione solo per due secondi.
Insomma, c’è pane per i nostri denti. Una cosa tuttavia mi ha guastato, seppur di poco, la sorpresa. Ed è il fatto che me l’immaginavo già, la sorpresa. Dopo che Deaver annuncia in prefazione “E adesso mettetevi comodi, divertitevi… e vediamo se riuscite a indovinare le mie sorprese. Tenete sempre d’occhio la mia mano destra. O dovrei dire la sinistra?“, all’inizio del racconto tendevo a prefigurarmi come poteva andare a finire. Caspita, ci ho quasi sempre preso. Come dire che forse questo mettere in guardia il lettore, a più riprese, sugli inevitabili colpi di scena, alla fine lo fa partire mentalmente prevenuto su ciò che succederà, nonostante sia piuttosto ovvio che uno si aspetti uno sconvolgimento nella trama. Ecco, lo sappiamo già come funziona il meccanismo di un racconto: della serie il trucco c’è ma preferiamo che non si veda.
Non vorrei rovinare a nessuno la lettura di quest’antologia, perciò non aggiungo altro. Magari sono soltanto molto fantasiosa e mi penalizza il fatto di essere più abituata ai romanzi che alle storie brevi…
Recensione di Giada Melarini.
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