Il dubbio del killer – John Banville
L’ultima fatica di John Banville: Il dubbio del killer (Guanda collana Noir, traduzione Irene Abigail Piccinini) ci fornisce una importante notizia. Il grande scrittore irlandese ha abbandonato lo pseudonimo di Benjamin Black per scrivere i suoi noir. Mi piace pensare che questo sia l’esito di un percorso, che non può che far piacere a chi frequenta il Thriller Cafè. Banville abbandona ogni “separazione”, ogni idea di “genere”, da sostenere con un alter ego. Esistono solo modi diversi di vedere la realtà e anche lo sguardo di chi scrive con quello stile che si definisce “noir” abbraccia le stesse immagini, le stesse sensazioni, le stesse persone di chi scrive romanzi “tradizionali”, solo le filtra dalla sua ottica particolare.
La storia è affascinante, come capita quando leggiamo Banville. Siamo in Spagna, per la precisione nei Paesi Baschi, a San Sebastian, o Donostia come si dice nella lingua del luogo. Siamo in Aprile (come ci ricorda il titolo originale “April in Spain”, che sottende un sottile gioco lingusitico che vi sarà chiaro fra poco). L’anatomo patologo Quirke è in vacanza con la moglie Evelyn, si riposa, beve, come suo solito e si inebria della bellezza di Donostia, così diversa, ma anche così somigliante per molti versi alla sua Irlanda. Rude, bagnata dall’oceano, custode di una lingua antica e orgogliosa delle sue tradizioni. Un giorno, in un bar all’aperto, vede un volto noto, dai tratti irlandesi, che però non associa a un nome. Sente di conoscerla, comincia a seguirla, riesce in modo un po’ rocambolesco a portarla a cena. Da qui la vicenda si intreccia con l’Irlanda, perché Quirke realizza chi potrebbe essere la ragazza, che si chiama, guarda caso, April. E, divorato dalla curiosità come chiunque di noi scorga dei fili appesi che lo riportano indietro nel tempo, comincia a indagare, muoversi, darsi da fare. La moglie Evelyn vorrebbe fermarlo, ma lui chiama la figlia in Irlanda, genera eventi, fino all’inevitabile.
Banville ci ammalia con il suo modo stupendo di raccontare. La traduzione è magnifica e riusciamo persino a perdonarle una resa un po’ algida di WH Auden nelle primissime pagine, che ci aveva fatto temere il peggio. Banville ama la poesia e la cita molte volte nel suo romanzo, la sua prosa è in effetti molto “poetica” e si percepisce una ricerca e un lavoro enorme sul linguaggio. Come si sa, lo scrittore irlandese si accosta alla descrizione della realtà con un approccio che va vicino a quello dello scienziato naturalista. La analizza nel dettaglio, la scansiona, quasi se ne volesse appropriare, ma l’effetto non è freddo, anzi, ci comunica una grazia e una poesia che fa scorrere via la lettura con piacere, anche in virtù della sua vena ironica che pervade tutto il romanzo.
Non c’è molto intreccio, quello di Banville è un romanzo di atmosfera. Tuttavia, il gioco delle storie indipendenti che convergono nel finale riesce molto bene e non ci sono artifici narrativi o sequenze che scricchiolano. Si arriva dolcemente, ma con una tensione crescente, alla rappresentazione finale, che viene stilisticamente preparata con un crescendo di episodi “delittuosi”. I personaggi sono scandagliati nel loro intimo, da uno scavo psicologico che li costruisce in modo egregio e, al solito, Quirke, il maledetto, recita il suo ruolo di pseudo-investigatore alcolista, disincantato e cinico, che finisce per farsi adorare senza se e senza ma.
Non c’è neanche molto spazio per i rapporti autenticamente umani ne “Il dubbio del killer”. I personaggi non hanno mai troppo spazio per i sentimenti e le interazioni sono sempre di convenienza o di utilità almeno. I sentimenti e gli affetti emergono in modo impalpabile e quasi misterioso, come se ci si scoprisse improvvisamente amanti, amici o fratelli quasi a propria insaputa. Una realtà, insomma, dominata dalla cieca casualità, dalle forze nichiliste della natura. Gli uomini, in quanto tali, sullo sfondo, sono soli, individui irriducibili. Eppure, sembra dirci Banville, una realtà che anche se non riusciamo a capire o alla quale non diamo senso, ci affascina con la sua enorme e indescrivibile bellezza.
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