Ultimo giro di bozze – Stefano Bartezzaghi e Pier Mauro Tamburini

Editore: Mondadori
Giuseppe Pastore
Protocollato il 19 Luglio 2026 da Giuseppe Pastore con
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Il riassunto
Ultimo giro di bozze – Stefano Bartezzaghi e Pier Mauro Tamburini

Per il libro di oggi ci serviranno la mente fresca e un bel po’ di concentrazione. Parliamo di “Ultimo giro di bozze“, il nuovo thriller-gioco firmato a quattro mani da Stefano Bartezzaghi e Pier Mauro Tamburini.

Il libro è il seguito diretto di quel piccolo miracolo di ingegno metanarrativo che è stato “Bozze non corrette“. Siamo dalle parti del giallo classico, ma con la camicia sbottonata e un gusto diabolico per l’enigma che strizza l’occhio a Georges Perec e all’OuLiPo.

Il punto di partenza è un gioco di specchi. Niccolò Errante, lo scrittore misteriosamente scomparso che avevamo già incrociato nel primo volume, è stato ucciso. Chi ha risolto il mistero precedente sa come e perché, ma la partita non è finita. Errante ha disseminato la sua intera bibliografia di errori intenzionali, anomalie e rompicapi linguistici che, se decifrati, promettono di rivelare una verità sconvolgente.

A raccogliere il guanto di sfida è il suo fidato correttore di bozze. Tra le sue mani finisce un piccolo quaderno stropicciato, protetto dall’usura del tempo in una scatola di latta sepolta tra i binari di un treno: “Il Manuale dei Giochi“. È un ricettario contenente sciarade, palindromi, anagrammi e persino eccentrici “panvocalici“. Ma mentre il correttore si mette al lavoro, ombre minacciose cominciano ad allungarsi su di lui. L’indagine filologica si trasforma in un thriller vero e proprio, dove ogni refuso può salvarti la vita o costarti carissimo.

Analizzare questo libro non è semplice non avendo letto il precedente. Documentandomi mi è parso di capire che nel primo libro scovare gli errori richiedesse una fatica immane. Bisognava monitorare la coerenza interna della trama saltando avanti e indietro tra le pagine, e spesso venivano richieste competenze elevate.

Con “Ultimo giro di bozze“, Bartezzaghi e Tamburini hanno deciso di rendere il gioco più accessibile. Ci sono meno errori da scovare per capitolo e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di errori grammaticali o sintattici, senza bisogno di lauree in filologia per essere individuati.

Anche l’enigma finale si risolve felicemente in un paio di serate o un viaggio in treno di media percorrenza.

In sintesi un libro divertente e stimolante, consigliato in generale e di certo a chi ha letto il precedente.