Il giardino delle ombre – Mirko Zilahy

Serie: Nemo Sperati
Editore: Mondadori
Tatiana Vanini
Protocollato il 21 Agosto 2026 da Tatiana Vanini con
Tatiana Vanini ha scritto 123 articoli
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Il riassunto
Il giardino delle ombre – Mirko Zilahy

Settimo romanzo di Mirko Zilahy, “Il giardino delle ombre” riporta in libreria un protagonista affascinante e misterioso: Nemo Sperati, conosciuto in “La stanza delle ombre” (Mondadori, 2025).

A Madrid, la restauratrice Tessa Vanetti è al lavoro sul Mostro, il trittico intitolato “Il giardino delle delizie” del pittore maledetto Hieronymus Bosch, quando fa una scoperta da brividi. A Roma il cadavere di un uomo viene trovato nel parco della Caffarella, in una specie di fattoria, e sulla scena del crimine qualcosa non quadra, perché è sempre più evidente che il corpo sia stato messo in posa, preparato lui e l’intorno per richiamare l’attenzione di chi lo vede. Miriam Tiberi si trova di nuovo ad avere a che fare con un delitto simbolico, e le cose per lei migliorano e peggiorano al contempo quando sulla scena si presenta Nemo Sperati. Un trittico a Madrid, delitti a Roma, cosa c’è in comune? Miriam, Nemo e Tessa dovranno trovare le risposte, mentre il lettore si trova catapultato in un thriller carismatico, dove tensione, arte, estrema bellezza e grande oscurità si muovono su piani di suggestione e impatto.

La stanza delle ombre” e “Il giardino delle ombre“, non sono legati tra loro solo dall’autore, il bravissimo scrittore e traduttore Mirko Zilahy, (Roma, 1974), ma anche dal titolo, con quel “delle ombre” che avverte di come si andranno a esplorare delle opere d’arte, dei quadri, o dei trittici mettendone in luce i significati nascosti, i simboli, i messaggi e guardando in faccia le ombre di artisti del pennello o, visto che si tratta di thriller, dell’omicidio.

I casi polizieschi affrontati dai due scritti non sono legati, al di là del simbolismo artistico, i romanzi si possono leggere da soli, ma così facendo la soddisfazione del lettore scenderà di parecchio. Letti insieme e nell’ordine di pubblicazione, La stanza delle ombre e Il giardino delle ombre, offrono un’esperienza immersiva, formativa e ricca di spunti e rendono il retroterra della relazioni personali dei personaggi, il loro passato, parte integrante del mistero e filo conduttore della linea temporale narrativa. Non solo. In questo nuovo libro si fanno ulteriori passi nel segreto della vita di Rufo Speranza, il grande falsario padre di Nemo, scoprendo cose sorprendenti, che si possono apprezzare appieno solo avendo conoscenza di cosa è già stato scritto.

In “Il giardino delle ombre“, Zilahy porta nell’arte e nel mondo di incubi e sogni di Bosh, l’artista noto per le sue figure antropomorfe dove l’umanità di mescola con gli animali, gli strumenti musicali, la flora, in una messe di personaggi incredibili che raccontano di religione, fede, peccato, colpa e tanto altro. Bosh è stato artista bravissimo, fecondo, visionario e il suo mistero, che ha affascinato e tutt’ora affascina studiosi, esperti e semplici estimatori o amanti dell’arte pittorica, si sente potente in questo libro. Zilahy è stato attento, preciso, si percepisce lo studio fatto per questo libro. Le sue descrizioni sono impattanti, rendono giustizia al reale, trasferiscono la potenza dell’immaginario, spingono l’acceleratore sulla curiosità e il simbolismo celato. Impossibile leggere il thriller e non andare a cercare immagini del Giardino, notizie su Bosh, con la voglia di armarsi di lente e andare a vedere ogni minimo particolare dell’opera.

Il trittico di un uomo vissuto nel 1500 diventa mistero teso quanto i casi di omicidio a Roma, ambientati ai giorni nostri. Entrambi vivono di dettagli, di piccoli indizi seminati volontariamente, ma solo per gli occhi di chi sa guardare, e in questo, Nemo è bravissimo, con la sua capacità di immergersi in quello che c’è per trovare ciò che non c’è più o è stato nascosto.

Nemo era affascinante in “La stanza delle Ombre”, lo è ancora di più in “Il giardino delle Ombre”. La sua incapacità di legarsi a qualcuno, il rapporto di amore e odio col padre, quella catena famigliare che diviene quasi ossessione e necessità di capire, qui è ancora presente, viene portata avanti, raccontando al lettore un altro giallo, il terzo in un solo libro, per spronarlo a cercare un altro pezzo di verità su Rufo.

Incalzante, avvincente, il libro procede spedito, come una musica perfetta, con quelle descrizioni che si fanno quadri e i quadri che si fanno vita, che sono rara bellezza e pura forza letteraria.
L’autore gioca con le luci e le ombre dell’umanità e dei suoi personaggi, raccontati con quella vicinanza al reale che li rende profondi e conoscibili. Nei capitoli affrontiamo il dolore, la perdita, la vendetta, il peso della realtà che, a tratti, si fa così insostenibile, così troppo, che l’unica possibilità di sopravvivenza si trova nel mutare il reale in un sogno, magari un incubo, ma comunque un prodotto più simile al fantastico, così da avere l’illusione di poterlo gestire, dirigere.

Avvincente e appassionante, da “Il giardino delle ombre” si possono trarre nuovi suggerimenti di letture, magari diverse dal solito genere che siamo abituati a scegliere, per andare all’avventura in qualcosa di nuovo, nelle arti visive e nei loro significati profondi.

Personalmente, apprezzo tantissimi i romanzi che mescolano thriller e arte, in modo intelligente, non scontato, approfondito. Avevo un professore di storia dell’arte al liceo che mi ha insegnato, in piccola parte, a osservare un dipinto proprio come si legge un giallo, cercando di ascoltare il pittore, il suo messaggio e l’intenzione, come un detective cerca indizi e interpreta contraddizioni. Per questo, apprezzo Zilahy soprattutto in questi ultimi due romanzi, riconosco il rispetto e l’originalità, oltre alla capacità narrativa di tenere incollati alle pagine.

Il giardino delle ombre” si risolve per quanto riguarda il caso, ma ancora ci sono dei fili sciolti per Nemo e Miriam ai quali si aggiunge il sospeso su Tessa. Non resta che attendere il prossimo libro di Mirko, con trepidazione.