I conti senza l’oste – Filippo Venturi

Editore: Mondadori
Tatiana Vanini
Protocollato il 1 Settembre 2026 da Tatiana Vanini con
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Il riassunto
I conti senza l’oste – Filippo Venturi

Filippo Venturi, l’oste scrittore di Bologna, torna in libreria con un nuovo appassionante caso del suo detective per caso e oste per passione e tradizione, Emilio Zucchini: “I conti senza l’oste“.

Emilio è stressato: in un gennaio di vacche magre, perché Bologna, sempre bellissima, in inverno dimostra che non è stagione di clienti, tra le scadenze del fisco, si deve ottemperare all’ennesima alzata d’ingegno della sua cameriera e content creator Alice, che ha iscritto lui e l’osteria a 4 Ristoranti. Alla vigilia della registrazione, dove Emilio sarà il primo a cucinare, succedono due cose. Un importante macchinario si rompe, spargendo liquami per tutto il locale e viene ritrovato morto il Delfo, storico oste e amico di Emilio. Il caso sembra aperto e chiuso in un lampo, col colpevole colto sul fatto con tanto di mani nel portafoglio della vittima, ma Emilio non ci sta e così comincia a ficcare il naso. Tra lavapiatti muti, cuochi particolari, una schedina dell’enalotto, le genialate del commissario Iodice e Alessandro Borghese con il torcicollo, si dipana la quinta indagine di Zucchini, perché come scrive Filippo Venturi, ormai a Bologna è proprio impossibile fare i conti senza l’oste.

Venturi ha iniziato a fare capolino nel mondo della letteratura nel 2010 e, lo sanno i suoi lettori più fedeli, nella scrittura è verace, genuino, scorrevole e divertente come solo un bolognese può essere. Leggere i gialli con protagonista Emilio è uno spasso, per le varie scene tragicomiche disposte tra i capitoli ad arte, dove non manca il pigro, insopportabile commissario Iodice, che è così macchietta da risultare imperdibile, soprattutto contrapposto al sovrintendente Baroni, ma è anche una discesa nella storia, negli eventi tragici e non che l’hanno contraddistinta. Venturi nei suoi libri non manca mai di dare tridimensionalità, raccontando Bologna con pregi e difetti, ma sempre amandola, ridando luce e a volte dolore a brutte storie che non vanno dimenticate. In questo libro, il caso giallo è intrecciato con la banda della Uno bianca, con il terrore e i delitti che ha disseminato per la regione. Per raccontarlo a chi, troppo giovane, non l’ha vissuto e per spolverare le rimembranze di chi c’era, per una faccenda che continua ancora ad avere ombre.

Profondità, umanità, leggerezza, tradizione e quotidianità, c’è questo unito all’indagine di turno, ricca di sorprese, di evidenze che possono confermare o ribaltare il risultato, proprio come fa Borghese in “4 Ristoranti” alla TV.

I personaggi che abitano la Bologna letteraria dell’autore sono unici, ben caratterizzati, alcuni vengono direttamente dalla fantasia dell’autore, altri sono ispirati a persone reali. Tutti sono conoscibili, distinguibili, con i pregi che sono positivi e i difetti che alla fine sono come pregi, perché li rendono reali, ancora più veri. Le interazioni tra loro sono ben costruite, tramite dialoghi brillanti, ritmati, seri quando devono esserlo, divertenti dove serve. Danno ancora più dinamismo a una trama che non perde colpi e cresce man mano che ci si avvicina al finale.

Venturi è attento a ciò che lo circonda, il suo essere oste, a contatto con i clienti e le loro bizzarrie in questo di certo lo aiuta, e nei suoi scritti inserisce sempre riflessioni condivisibili e apprezzabili. Come la spettacolarizzazione del delitto, quella che in tante occasioni sembra la ricerca del colpevole più comodo, del moderno “uomo nero” che fa paura, da usare come grimaldello per far passare un determinato pensiero e ottenere reazioni guidate; il mondo delle recensioni, dove si è passato da quelle scritte da professionisti, a quelle fatte da tutti, grazie ai social, dove chiunque può dire ogni fesseria, giudicare il lavoro altrui, senza però raccontare le magagne o le cafonate proprie. Su questo ultimo punto devo dire che Venturi sa mettere tutti a posto: su Repubblica tiene un rubrica, Dietro il banco, dove recensisce i suoi clienti. Filippo, ti stimo. Tra l’altro nel libro trovate anche qualche recensione e le risposte del ristoratore di turno, davvero se ne legge di tutti i colori.

Il caso dell’opera è curioso, appassionante, triste. Una vicenda tra gente comune, che si arrabatta come può, dove alla fine è difficile fare bilanci tra vittorie e sconfitte. Durante tutta la narrazione leggiamo una storia al presente e altri fatti che si sono svolti prima, a fare da spartiacque è l’omicidio. Il lettore si trova quindi a confrontarsi con le conseguenze e le azioni che le hanno realizzate. Una scelta narrativa portata avanti con attenzione, per non togliere sorpresa e anzi, alimentare il pathos e il clima giallo.

I conti senza l’oste” è un libro godibile, gustoso, portato avanti con sapienza. Si legge con vivo piacere e alla fine, scoprirete anche come è andata con “4 Ristoranti“, se Emilio ha partecipato o no, se ha vinto o no, ma di una cosa state certi: il caso con tutti i suoi misteri, alla fine l’ha risolto l’oste.

— DATI PER TAGGING MANUALE —
Ambientazione: Scenario / Metropoli, Europa / Italia / Bologna,
Sottogenere: Giallo / Comedy Crime
Protagonista: Investigatore dilettante
Trope: Cucina,Doppia timeline,Innocente accusato
Editore: Mondadori
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