Ufo 78 - Wu Ming

Eccoci di nuovo al bancone del Thriller Café, ma quella che vi raccontiamo oggi è un’avventura un po’ diversa dal solito. Parleremo infatti di Ufo 78, il nuovo romanzo del collettivo Wu Ming recentemente edito da Einaudi.

In una notte d’estate dell’anno 1976, due boyscout, Jacopo e Margherita, scompaiono nel nulla sulle pendici del monte Quarzerone, in Lunigiana. Le ricerche, coordinate dal viceispettore della Forestale Elio Gornara, detto “Gheppio”, si prolungano per mesi e anni, senza portare a nulla. Sembra che i due ragazzi si siano volatilizzati, forse rapiti dagli alieni. Sul Quarzerone, infatti, accadono strane: è una montagna misteriosa, ricca di miti e leggende, dove si avvistano dischi volanti e si colgono funghi magici. Le indagini si protraggono fino al 1978: al caso si interessa anche Martin Zanka, un autore di bestsellers dedicati ai paleo-astronauti e alle visite i civiltà extraterrestri in tempi remoti e preistorici. Il figlio di Zanka, infatti, sta cercando di disintossicarsi dall’eroina presso Thanur, una comunità che si trova proprio su quella montagna. E poi c’è Milena Cravero, un’antropologa, che decide di studiare da vicino il Grucat, un gruppo di ricercatori appassionati di ufologia con sede a Torino. Sullo sfondo, il 1978 che da il titolo al libro: il sequestro di Aldo Moro, un convegno ufologico a Roma travolto dagli eventi, l’uscita al cinema di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, l’eroina che dilaga, la psichedelia che imperversa in un complesso scenario politico e sociale, intessuto di misteri e di velivoli spaziali onnipresenti nelle cronache.

Fin qui, “Ufo 78” sembra un thriller qualsiasi: c’è un mistero da risolvere, un investigatore un po’ insolito e uno sfondo storico verosimile. In realtà, però, c’è molto di più, perché Ufo 78 è un “oggetto narrativo non identificato” che, sotto il sottile velo della finzione letteraria nasconde diversi livelli di lettura e interpretazione. Prendete il monte Quarzerone, ad esempio: non esiste una montagna con questo nome, né la si può trovare in Lunigiana. Eppure, la montagna e le sue storie ricordano da vicino il monte Musiné, che è riprodotto in copertina e si trova in Val di Susa, in Piemonte. Lo stesso discorso vale per Martin Zanka, che è un personaggio letterario ricalcato sul saggista italiano Peter Kolosimo (1922-1984): oltre ad essere uno scrittore straordinariamente popolare di sogni stellari, fu anche un combattente della resistenza durante la seconda Guerra Mondiale e un attivista politico di estrema sinistra. Idem dicasi per le associazioni ufologiche citate, le confraternite, i personaggi principali e i fatti di cronaca: è tutto vero, anche se non lo è. Per cogliere i riferimenti occorre scavare nel sottotesto e trovare le chiavi di lettura. La finzione per i Wu Ming non è una fuga dalla realtà, ma un gioco di specchi che ci riporta ad essa, regalandoci, durante il viaggio, nuove possibilità interpretative arricchite di meraviglia e di pura gioia della scoperta.

Per me parlare dei Wu Ming è particolarmente emozionante. Mi risulta difficile essere obiettivo, perché li leggo da quando ero adolescente e romanzi come “Q”, “54”, “Manituana” e “L’armata dei sonnambuli”, tanto per citare i miei preferiti, hanno lasciato un segno piuttosto profondo nella mia storia personale. Questo romanzo, poi, mi ha appassionato doppiamente, perché Peter Kolosimo è stato un altro mio grande amore pre-adolescenziale: a dodici anni, “Odissea Stellare”, con la sua copertina dorata e un po’ chiassosa, mi regalò grandi sogni ad occhi aperti e avventure nello spazio profondo e nel tempo remoto. “Ufo 78” mi ha permesso di comprendere altre sfaccettature di questo scrittore straordinario, capace di mescolare scienza e fantascienza, storia e fantasia come nessun altro. Vi invito caldamente a riscoprire qualcuno dei suoi saggi, ad esempio “Ombre sulle stelle”, o “Astronavi sulla preistoria”: non lo si può certo definire un campione del rigore scientifico, ma al tempo stesso la sua prosa, stilisticamente squisita, ha qualcosa di potente, di mitopoietico, che ancora oggi può portare lontano, altrove.

Ufo 78 è un romanzo corale, denso di personaggi e di spunti. Quelli che mi hanno colpito maggiormente, al di là di Martin Zanka di cui ho già parlato, sono due. Uno è il Pardo, un ragazzo ospite della comunità di Thanur (che a sua volta richiama alla mente San Patrignano e Damanhur) in bilico tra fascismo ed eroina, descritto con grande tridimensionalità umana e politica. L’altro è lo psichedelico Jimmy Fruzzetti, che incarna anche il concetto di “ufofilia”, un’idea che trovo molto affascinante. Gli ufofili, infatti, sono “amici degli oggetti volanti non identificati”, del tutto “alieni” (è il caso di dirlo) alla smania di riconoscere e classificare. “Gli ufologi sono nemici degli oggetti non identificati. Il loro scopo è identificarli e quindi privarli del diritto all’indeterminatezza. Noi ufofili, invece, quell’indeterminatezza la rispettiamo, non pretendiamo di stabilire di preciso cosa siano e da dove vengano, se dalla nostra mente o da un’altra galassia, se siano miraggi o pareidolie, archetipi o realtà”. Anche io faccio parte del club di quelli che “I want to believe”, ma gli UFO che amo sono proprio quelli di Jimmy, carichi di meraviglia non meglio determinata. Jimmy gestisce “Hallogallo”, un negozio di dischi in Lunigiana. Curiosando tra i suoi scaffali letterari, ho scoperto una messe di gruppi che non conoscevo: Ash Ra Temple, Tangerine Dream, Popol Vuh, psichedeliche odissee stellari che mi fanno compagnia ancora adesso, mentre scrivo questa recensione.

Qui al Thriller Café è ormai giunto il tempo di salutarci, perché ci sembra di scorgere strane luci nel cielo… vi auguriamo di cuore buona lettura!

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