“The Dark Side“, raccolta che comprende storie di autori americani e italiani a cura di Roberto Santachiara, è un libro che sicuramente vi sarà capitato di vedere in libreria. Se pensavate di comprarlo, forse v’interesserà leggere prima un’opinione.
Per parlare di questo libro non si può non accennare alla prefazione di Roberto Santachiara, agente letterario nel cui parco autori figurano molti nomi di spicco della letteratura italiana e internazionale. Il curatore ammette che spesso le raccolte di più autori rappresentano un prodotto editoriale non molto soddisfacente, con un buon numero di racconti mediocri o proprio brutti. Uno dei motivi per cui ciò accade è che gli scrittori hanno dei vincoli (di battute e/o temporali) che mal si conciliano con gli altri progetti in cui sono impegnati: ciò li conduce a raffazzonare e a produrre opere scadenti, o a riciclare vecchi racconti non usciti troppo bene. Per eliminare questo problema, Santachiara ha dato carta bianca ai suoi autori: “scrivete quel che volete, e metteteci il tempo che vi serve“. Be’, tutto risolto allora, verrebbe da pensare… Questa raccolta dovrebbe essere – visti anche i nomi – una bomba! E invece no. In realtà, purtroppo, non è così.
Non tutti gli scritti, infatti, per quanto mi riguarda sono all’altezza. Spendo pochissime parole su ciascuno, tanto per giustificare il giudizio.
Crumley tira fuori una storia ambientata in Messico con protagonista il suo detective Sughrue; chiara impronta hardboiled per una trama però non troppo brillante (interessante comunque la trovata della scrofa da cui deriva il titolo). La scrittura veloce, la location e il piglio ironico tuttavia rendono il racconto sufficiente.
“Francesca sta con me” di Arduino è da giudicare positivamente, anche se a fine lettura ci si rende conto di come l’idea portante non presenti davvero niente di nuovo, per quanto sia sfruttata con perizia.
Deaver, mi spiace dirlo, invece è negativo. Gioca come al solito a “non è quel che appare”, ma chi lo conosce sa riconoscere la trappola e le lunghe spiegazioni alla fine ci stanno proprio male.
Baldini bene: stile solito, abilissimo nell’evocare atmosfere angosciosamente rurali. A un certo punto si capisce dove la storia vada a parare, ma l’ottima scrittura fa dimenticare questo difetto.
Ellroy non ha scritto un racconto. Punto. Sono pagine di autobiografia, non è giusto spacciarle per racconto. Sono anche intense, ricche di spunti e d’insegnamenti; nello stile secco e incisivo che è proprio del grande James. Ma ripeto: non è un racconto, e la cosa mi delude.
Colaprico non eccelle, ma manco deprime. La trama è piuttosto scarna, però dalle pagine emerge forte l’italianità della vicenda, la penetrazione del marcio tra chi invece dovrebbe difendere la legalità. Gli do un 6.
“What’s going on” di Grady è uno dei migliori pezzi dell’antologia. Ambientato in carcere, presenta una trama solida e ambienti e personaggi descritti molto efficacemente.
De Cataldo pessimo: un racconto che non decolla mai e con un finale che invece che migliorarlo lo rende ancora più moscio.
Il pezzo successivo, quello di Hall, non mi è invece dispiaciuto. Non che sia un capolavoro, ma almeno si lascia leggere con piacere. L’epilogo è intuibile, ma in questo caso è giusto che sia così.
Lucarelli: pollice up. Ambienta la storia in un campo di concentramento ma non fa l’errore di dimenticarsi di una trama gialla degna di tal nome. Sicuramente uno dei migliori racconti, se non il migliore in assoluto.
Stephen King? Probabilmente può scrivere bene di qualsiasi cosa, ma per me almeno in questo caso dimostra di non essere un maestro della crime fiction (e infatti il suo racconto non è un giallo/thriller). Non mi ha convito affatto.
Rigosi molto bravo, lui sì che mi è piaciuto leggerlo. Alfama è un personaggio che non dimentichi subito.
Da McBain mi aspettavo di più: uno dei più stimati giallisti (la sua morte ha sicuramente lasciato un vuoto nel genere) poteva creare qualcosa di congegnato in modo migliore, piuttosto che una trama veramente misera come quella del suo “Can che abbaia”. Si salva un po’ in corner giusto per la sua scrittura perfida.
Soriga sorpresa piacevole. Vicenda ambientata ai tempi del fascismo, ricostruzione storica appropriata e narrazione che fila via senza intoppi. Giudizio positivo.
Su Rankin sono in dubbio: usa il mestiere per confezionare un racconto in cui alla fine non c’è troppa polpa. Forse scrivere sull’ispettore Rebus sarebbe stato meglio.
Simona Vinci, davvero male: un groviglio che non si capisce e che non vale la pena leggere una seconda volta.
Con Silverberg passiamo alla fantascienza: affascinante l’idea di partenza, ma anche qui poca sostanza (il crimine c’è, ma sembra quasi non esserci).
Il collettivo Wu Ming si sbizzarrisce in uno scritto inconsueto ma in fondo godibile e divertente.
Per finire, Toole, con un racconto che si muove tra pugili, ring e business che ci gira attorno. Ottima fluidità, anche se forse il climax nel finale si brucia un po’ troppo presto. Comunque, buona prova.
Nel complesso, visti i nomi in gioco, devo dire che sono rimasto poco soddisfatto, anche date le parole di Santachiara che lasciavano sperare in una qualità maggiore e in pochissimi racconti traballanti. The Dark Side poteva essere una raccolta cult, ma pur con alte ambizioni resta purtroppo una delle tante.
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