Con Il sentiero, pubblicato recentemente da Einaudi in Stile Libero Big, il pubblico italiano può tornare a leggere l’ottimo Peter May in un romanzo nel quale isole Ebridi, per la precisione le Ebridi Esterne, sono nuovamente protagoniste.
May si assume un doppio rischio narrativo in questo libro e, va detto a suo merito, vince la scommessa alla grande; cosa che non sorprende, dato che ha dimostrato più volte di saper scrivere gialli straordinari e non convenzionali.
C’è un forte richiamo a “The Bourne Identity” di Robert Ludlum (pubblicato nel 1980) nella drammatica apertura del romanzo, con un uomo trascinato a riva dopo una tempesta sulla costa occidentale di Lewis: l’uomo, che è anche il narratore in prima persona, ha completamente perso la memoria. Non ha idea di chi sia, dove si trovi o perché. La somiglianza con il classico thriller di Ludlum finisce qui, ma resta l’altra metà della sfida che May ha lanciato a se stesso: come costruire una trama avvincente partendo da un narratore amnesico, senza svelare le carte troppo presto ma, al contempo, mantenendo vivo l’interesse dei lettori, che hanno bisogno di qualche punto fermo nella storia.
May riesce con successo in entrambi gli intenti. Ci vuole poco più di un terzo del romanzo per contestualizzare a sufficienza gli eventi iniziali e capire di cosa tratti la storia, ma a quel punto ero già irrimediabilmente catturato, tenuto sulla corda da una serie di colpi di scena che sorprendono il lettore quasi quanto il protagonista senza memoria. Va dato ancor più merito a May per aver raggiunto questo risultato lavorando con una manciata di personaggi, come ci si aspetterebbe in un luogo remoto come l’Isola di Lewis.
Di solito evito di svelare dettagli della trama nelle mie recensioni, ma in questo caso trovo impossibile dare anche il minimo accenno. Il bello di oltre metà del romanzo sta nel fatto che praticamente tutto sorprende il protagonista tanto quanto il lettore, quindi anche solo accennare a ciò che accade basterebbe a rovinare il divertimento. Cercherò di aggirare l’ostacolo, come fanno a volte gli chef, elencando alcuni degli “ingredienti” senza spiegare come si mescolino tra loro: il protagonista ha quattro vicini misteriosi (almeno per lui), due dei quali formano una coppia e rappresentano i suoi primi punti di contatto con la realtà dopo essersi risvegliato mezzo annegato sulla spiaggia. C’è un uomo morto su una delle Isole Flannan, a circa 20 miglia a ovest di Lewis e Harris, poco più di uno scoglio con un faro. E ben presto appare evidente che la vita del protagonista è in pericolo, dato che qualcuno tenta di ucciderlo lo stesso giorno in cui è naufragato a riva.
Soprattutto, c’è la natura. Una costante nei romanzi di May ambientati a Lewis: la bellezza implacabile e mozzafiato delle Ebridi e dell’oceano, che sembra intenzionato a inghiottirle, sono un personaggio a sé stante, una presenza che è molto più di un semplice sfondo. Il mare, le maree e il meteo sono forze talmente potenti da dettare il ritmo della vita sulle isole; May intreccia questo potere primordiale (e i miseri ma incessanti tentativi dell’uomo di sopravvivere) alla narrazione con grande maestria, conferendole una profondità unica nel panorama del giallo britannico contemporaneo.
Nonostante la sua abilità nel ritrarre, oltre alla natura, i principali personaggi adulti, May delude leggermente nella gestione dell’unica adolescente della storia, Karen, una giovanissima donna con un ruolo cruciale. Il background e la vita quotidiana di Karen appaiono un po’ stereotipati e la loro resa risulta inizialmente superficiale. Forse questo aspetto mi ha colpito per il contrasto con la brillante rappresentazione della vita adolescenziale che May aveva offerto nel primo romanzo della Trilogia di Lewis, The Blackhouse: a tratti divertente, straziante ed emotiva, sempre intrigante e soprattutto perfetta nell’approfondimento psicologico.
Tuttavia, il respiro della narrazione in “Coffin Road” è ampio e la trama così intrigante che, col tempo, Karen si evolve diventando una presenza chiave. Ho imparato ad apprezzarla tanto quanto gli altri personaggi principali, incluso George Gunn, uno dei detective della Lewis Trilogy, il cui ruolo in questo romanzo autonomo è meno cruciale rispetto alla trilogia, ma non meno godibile. Ma sono soprattutto le idee alla base del romanzo — il motivo dell’amnesia del protagonista e l’oggetto del suo lavoro — a confermare la posizione di May come uno dei più importanti autori contemporanei di narrativa poliziesca britannica.
Altri casi da indagare
Uno di noi – Elizabeth Day
Quando si dice il talento... ecco probabilmente si parla di Elizabeth Day, scrittrice britannica, podcaster di fama (sua l'idea e la conduzione di "How to fail - L'arte di sapere fallire", dove sono sfilate star di ogni campo), impegnata socialmente a favore delle donne e delle minoranze, penna strepitosa e, [...]
LeggiLa vendetta dei Leoni di Venezia – Matteo Strukul
Matteo Strukul, (Padova, 1973), da quando ha vinto il Premio Bancarella nel 2017 con il romanzo "I Medici" non si è più fermato, regalando al pubblico opere emozionanti che fondono precisione storica [...]
LeggiLa colpevole – B. A. Paris
B. A. Paris, vero nome Bernadette MacDougall, autrice franco-britannica, torna in libreria con un nuovo, avvincente thriller psicologico, "La colpevole". Nell Masters è convinta di essersi lasciata il passato alle spalle. Per anni ha tenuto un profilo da invisibile, senza amici, senza una relazione, vivendo tra [...]
LeggiI girasoli di Odessa – Leonardo Gori
"I girasoli di Odessa" (TEA maggio 2026) l’ultimo romanzo di Leonardo Gori esce a distanza di un quarto di secolo dal primo romanzo "Nero di maggio" edito nel 2000 che apriva la serie dedicata a [...]
LeggiMaschi a pezzi – Eliza Clark
Al Thriller Café oggi è protagonista "Maschi a pezzi", romanzo edito da Bollati Boringhieri. Si tratta del thriller d’esordio di Eliza Clark (Newcastle, 1994), un libro con cui l'autrice britannica ha ha ottenuto importanti riconoscimenti letterari nonché una trasposizione teatrale. La storia, tutt’altro che semplice, [...]
LeggiLockdown – Peter May
E' uscito da poco, per Einaudi, Lockdown di Peter May, con traduzione di Alessandra Montrucchio e Carla Palmieri. Eh, direte voi, sai che novità! Sarà il solito libro sulla pandemia! E invece no: Lockdown parla, sì, di una pandemia, ma la particolarità è che è stato scritto ben quindici anni fa, ma gli editori allora [...]
LeggiTutta la morte davanti – Jeffery Deaver e Isabella Maldonado
La coppia di detective Carmen Sanchez e Jack Heron torna dopo "Fatal Intrusion" con un’investigazione alquanto singolare dal titolo "Tutta la morte davanti" ("The grave artist") (Longanesi), [...]
LeggiTommy the Bruce – James Yorkston
Tommy Bruce è un uomo alla deriva, che vive quasi per inerzia. Dopo avere perso prima il fratello, poi la madre e infine il padre, si ritrova solo a gestire un piccolo hotel nelle Highlands scozzesi, [...]
Leggi
