Sangue inquieto - Robert Galbraith

Al Thriller Café recensiamo oggi Sangue inquieto di Robert Galbraith, quinto, corposo capitolo della serie Le indagini di Cormoran Strike, uscito lo scorso 25 febbraio per Salani con traduzione di Barbara Ronca, Laura Serra e Loredana Serratore.

Com’è ormai noto, Robert Galbraith è lo pseudonimo della scrittrice J. K. Rowling che con questo nome ha pubblicato la serie gialla di Cormoran Strike. Nell’ordine, la serie parte con Il richiamo del cuculo (2013, 464 pagine), Il baco da seta (2014, 560 pagine), La via del male (2016, 603 pagine), Bianco letale (2019, 784 pagine) e quest’ultimo, Sangue inquieto (1104 pagine).

Stavolta l’investigatore privato Cormoran Strike e la sua socia Robin Ellacott avranno a che fare con il loro primo cold case che si rivelerà più intricato e complesso del previsto e che darà loro parecchio filo da torcere.

È una sera d’agosto sulla costa della Cornovaglia. Cormoran Strike è appena uscito dal pub dove ha trascorso la serata davanti a varie pinte con l’amico di una vita Dave. Sta rimuginando su una possibile scusa per chiamare Robin e si sta gustando l’ennesima sigaretta davanti al mare prima di tornare al capezzale della zia Joan che l’ha cresciuto e che ora sta morendo, quando una sconosciuta lo importuna per chiedergli di indagare sulla scomparsa della madre, la dottoressa Margot Bamborough, sparita mentre si recava al pub per un appuntamento con un’amica, dopo essere uscita dall’ambulatorio dove lavorava. Solo che questa scomparsa risale al 1974, cioè a quasi quarant’anni prima. Sebbene sia consapevole della quasi impossibilità di trovare qualcosa di interessante che contribuisca a risolvere un caso a così tanti anni di distanza e lo dica onestamente alla sua cliente, Strike è intrigato, c’è qualcosa che, quasi istintivamente, lo incuriosisce e lo attira verso quella storia. Lo stesso varrà per Robin che sin da subito non avrà remore a tuffarsi in quest’indagine improbabile. Analizzando i vecchi documenti e cominciando a sentire i testimoni – non tutti semplici da trovare – Strike e Robin incappano in difficoltà ed incongruenze di vario tipo: in primis l’indagine del 1974 è molto controversa. Il primo poliziotto che la curò finì per esserne ossessionato, tanto da convincersi senz’ombra di dubbio che la donna fosse stata vittima di un noto ed efferato serial killer, quasi dimenticando di seguire altre piste. Inoltre, il poliziotto diede all’indagine una connotazione astrologica, apparentemente lontanissima dalla realtà fattuale. Chi gli subentrò si ritrovò con un sacco di materiale confuso e inconcludente e dovette fare tutto da capo… con testimoni che cambiavano versione, mitomani pronti a tutto per un po’ di notorietà, una donna scomparsa senza lasciare alcuna traccia, un movente incerto e sempre più difficile da individuare. Questo il quadro poco edificante con cui i due investigatori hanno a che fare, con l’aggiunta dell’irreperibilità di molti protagonisti e della fugacità e mutevolezza dei ricordi dei pochi rintracciati. Nebbia, dunque, nebbia fitta sul caso Bamborough ed un anno intero per provare a risolverlo. Sembra tanto tempo, ma leggendo ci accorgeremo, insieme ai due protagonisti, che non è affatto così.

Sul piano personale, poi, proseguono le insicurezze sentimentali di Robin – che sta affrontando un divorzio difficile e deve respingere le avances di uomini molesti – e Strike – che si ritrova stretto tra le pressioni della sua ex, della famiglia adottiva alle prese con la malattia e di quella biologica che torna prepotentemente a farsi sentire dopo anni di assenza. C’è un sentimento fra i due, un sentimento forte che entrambi fingono di ignorare e al quale non vogliono dare un nome, troppo impegnati a preservare quanto di bello, importante ed unico hanno creato, lavorativamente e non solo.

Che dire su questo quinto, atteso capitolo delle indagini di Strike e Robin? Tutti i precedenti gialli di questa serie erano lunghi e lenti: è caratteristica di Galbraith questa narrazione pacata, rallentata, sincopata, con descrizioni puntigliose dei luoghi e caratterizzazioni precise dei personaggi. Finora, a parere di chi scrive, questo modo di raccontare è stato un pregio, poiché ha permesso di prendersi il giusto tempo di lettura, di apprezzare i dettagli, di godersi la storia. Quest’ultimo libro, però, è francamente davvero troppo lungo e troppo lento, tanto che in alcuni punti la trama sembra avvitarsi su se stessa, diventando troppo statica e ripetitiva. Due-trecento pagine in meno su un tomo di 1100 avrebbero reso il tutto più scorrevole e la storia non avrebbe perso di interesse. Poi è chiaro che i fan lo leggeranno ed apprezzeranno comunque, resta sempre una buona storia, ma – per intenderci – se invece che il quinto, fosse stato il primo romanzo di una serie non l’avremmo consigliato tanto a cuor leggero.

Piccola nota per fugare ogni dubbio: si consiglia di leggere i romanzi di questa serie nell’ordine di pubblicazione. I casi di volta in volta risolti sono autoconclusivi, ma c’è la storia dei personaggi che è trasversale e si evolve man mano che si prosegue con i capitoli, quindi, anche se capireste gran parte di ciò che viene raccontato nel singolo volume, è preferibile seguire l’ordine per apprezzare la narrazione a tutto tondo.

A margine, una curiosità: i lettori più attenti avranno notato, nell’introduzione di questa recensione, il numero di pagine di ogni libro della serie; quelli ancora più attenti avranno notato che è andato via via aumentando romanzo dopo romanzo… il che è preoccupante. Se questo ne conta 1100 e non regge bene a tanta prolissità, cosa dovremo aspettarci per il prossimo? L’impressione è che non dovremo attendere troppo per saperlo.

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Sangue Inquieto
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Sangue Inquieto
  • Galbraith, Robert (Author)