scott turowSe siete venuti al Thriller Cafè per ubriacarvi perché siete accusati di reati che non avete commesso, posate il bicchiere e aprite le orecchie. Vi presento uno dei migliori penalisti sulla piazza: signore e signori, Scott Turow. L’incipit di oggi è quello di Presunto innocente, il romanzo d’esordio di questo maestro del legal thriller.

Comincio sempre così:
“Io sono la pubblica accusa.
“Rappresento lo stato. Sono qui per esporvi le prove di un reato. Insieme, voi valuterete queste prove. Le discuterete. Deciderete se dimostrano la colpevolezza dell’imputato.
“Quest’uomo…” E tendo la mano per indicarlo.
Devi sempre indicare, Rusty, mi aveva raccomandato John White. Fu il giorno in cui entrai in carica. Lo sceriffo mi prese le impronte digitali, il giudice capo mi fece giurare e John White mi portò ad assistere al primo processo con giuria che avessi mai visto. Ned Halsey stava facendo la relazione preliminare per conto dello stato; e quando tese la mano per indicare, John, con quel suo fare generoso da bravo zio, e l’odore umido dell’alcol nell’alito alle dieci del mattino, mi sussurrò la prima lezione. A quel tempo era viceprocuratore capo: un irlandese dai capelli bianchi, ribelli come la barba del granoturco. Avvenne quasi dodici anni fa, molto tempo prima che cominciassi ad avere l’ambizione segreta di occupare il posto di John. Se non hai il coraggio di indicare l’imputato, mi disse John White sottovoce, non puoi pretendere che i giurati abbiano il coraggio di dichiararlo colpevole.

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Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

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