Non dirlo a nessuno – Harlan Coben
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Harlan Coben è uno degli autori che ultimamente mi stanno convincendo di più; oggi vi parlo di “Non dirlo a nessuno” (“Tell no one“), romanzo del 2001 che in Italia è stato edito da Mondadori.
Il dottor David Beck e sua moglie Elizabeth sono l’emblema dell’amore perfetto, uniti da un legame nato quando erano solo bambini. La loro fiaba viene distrutta la notte dell’anniversario: durante una gita in un lago isolato, David viene aggredito e lasciato privo di sensi, mentre Elizabeth viene rapita e uccisa, apparentemente vittima di un serial killer.
Passano otto anni. David è un uomo spezzato, incapace di superare il lutto, che si trascina in una fragile routine.
Il vento avrebbe dovuto sussurrare cupamente. Oppure avrei dovuto avvertire il gelo che s’insinuava nelle ossa. Qualcosa del genere. Un canto etereo che soltanto Elizabeth o io avremmo potuto udire. L’aria sospesa. Un presagio come quelli che si leggono in certi manuali. Nella vita ci sono disgrazie che quasi ci aspettiamo, come quella accaduta ai miei genitori, per esempio, e ci sono altri momenti oscuri, momenti d’improvvisa violenza, che alterano tutto. C’era la mia vita prima della tragedia. C’è la mia vita adesso. Ed è doloroso constatare quanto poco queste due vite abbiano in comune.
Ma la sua realtà va in frantumi quando riceve una misteriosa e-mail contenente un link a una webcam in diretta e una frase in codice che solo lui e la sua defunta moglie potevano conoscere. Sullo schermo, confusa tra la folla, appare una donna che è identica a Elizabeth. Il messaggio allegato è perentorio: “Non dirlo a nessuno”. Come se non bastasse, il ritrovamento di due cadaveri vicino al lago riapre il caso, trasformando improvvisamente il medico da vedovo inconsolabile a principale sospettato dell’FBI…
Cosa rende questo thriller meritevole di lettura, secondo me? Innanzitutto, l’assenza di imbrogli: Coben infatti lascia tutti gli indizi in piena vista, così che quando la verità viene finalmente rivelata, ci si rende conto che i pezzi del puzzle erano lì fin dall’inizio.
In seconda battuta, la buona caratterizzazione dei personaggi, con la disperazione di Beck palpabile:
“Non mostratemi il paradiso per poi bruciarlo”.
Ma è sempre in Beck che risiedono anche le piccole magagne del libro. Per giustificare la sua totale e disperata devozione, Coben esagera con il romanticismo. La storia passata dei protagonisti è quasi stucchevole tanto rasenta la perfezione.
Non esemplari pure alcune scelte narrative nel terzo atto, dove gli incastri richiedono una generosa sospensione dell’incredulità.
Al netto di questi difetti, comunque, “Non dirlo a nessuno” resta un ottimo romanzo e un buon modo per scoprire Coben, se ancora non avete letto niente di questo autore.
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