Paesaggio con ombre - Nora Venturini

Ieri pomeriggio avevo un appuntamento a Piacenza ma, cosa insolita per me, sono arrivata con cospicuo anticipo e così mi sono infilata alla Libreria Fahrenheit (ciao Sonia!) dove, surfando tra gli scaffali dei gialli, ho notato che, in copertina, oggi spesso campeggia un riferimento di quel genere.

Mi sono chiesta se sia un vezzo (tutto italiano peraltro) degli autori evidenziare che il loro personaggio non sia un novellino, o delle case editrici che così sottintendono come quel tal detective sia giunto sin lì, ad una nuova avventura, perché merita il nostro interesse. Fatto sta che, istintivamente, il messaggio è chiaro: compra questo libro perché tanti, prima di te, hanno comprato i precedenti. Vuoi forse rimanere indietro?

Debora Camilli, la riccioluta tassista nativa di Ostia, che scorrazza su e giù per la Cristoforo Colombo a caccia di casi da risolvere, è giunta alla sua quarta indagine e, dopo aver letto Paesaggio con Ombre, posso azzardare un sunto dei meriti per cui Il Giallo Mondadori strizza l’occhio all’autrice e probabilmente a breve firmerà un contratto per la trasposizione in tv. Basta leggere la quarta di copertina, apprendere che la penna di Nora Venturini approda alla narrativa, ma si è a lungo allenata con “varie serie tv e tv movie” (ma qual è la differenza?) e scivolare senza pensieri tra le 327 pagine che compongono questo romanzo per “vederlo” già sul piccolo schermo. Io potrei anche azzardare il cast perché, un po’ come in un gioco di specchi, intuisco che l’autrice ha svolto questo intreccio visualizzandone il set.

E che set…

Sfondo: Roma. Ma non la Roma generica dei turisti. Un paio di zone ben individuate, dove il dipanarsi della vicenda ci fa tornare e, quindi, già alla seconda o terza volta, sentirci in un luogo noto, quindi confortevole perché ci siamo già “stati”. Il morto (perché giallo è, non altro, quindi si comincia col cadavere) viene ripescato dal “biondo Tevere grigio fango” per iniziativa latrante di Giorgio, un cocker spaniel che fa jogging con la padrona sulla riva. La Camilli sta giusto passando di lì (toh?!) con suo Siena 23 quando, “arrivata al semaforo di piazza Gentile da Fabriano, vide una piccola folla raccolta sul ponte della Musica, affacciata alla balaustra. La vista del Tevere, da quella prospettiva, con un controluce che pareva costruito da uno Storaro in stato di grazia, era da svenire”. È o non è un primo ciak efficace questo?

Si tratta di un giovane restauratore, schivo e apparentemente senza un solo nemico al mondo, che da qualche tempo sta lavorando ad un quadro di Courbet denominato “Mare in burrasca” (o noto anche come L’onda, che però lo farebbe confondere con quello del giapponese). Ha una bella fidanzata, che però non vuole più sposarlo, e una mamma vedova e dolente.

Incaricato del caso, ufficialmente, è tal Edoardo Raggio, appena promosso alla Squadra Omicidi: napoletano (quindi piacione), bello (quindi piacente) e seduttore (quindi piaciuto, non solo in questo volume ma pare anche nei o nel precedente). Sposato con quei suoi bei farlocchi sensi di colpa di quelli sposati, che restano sposati, e collezionano appassionate storie d’amore parallele, qui non solo con la Camilli ma persino col Pm assegnatario del fascicolo.

Quel che sbalordisce, a lungo andare, in questo racconto, è che pur disponendo di materia grigia propria, della notevole professionalità della Pm, nonché di una squadra, composta di personaggi tutti ben caratterizzati come una sceneggiatura pretende, Raggio stia sempre un passo indietro alla nostra Debora che, nonostante debba rispettare i suoi turni di servizio con la cooperativa di taxi per cui ha ereditato il posto dal papà defunto, trova sempre il tempo di andare a chiacchierare con chi può far progredire l’indagine. Alla faccia del traffico di Roma.

E così, volteggiando tra Gallerie d’arte con le maiuscole e gallerie d’arte con le minuscole (che ci consentono la classica passeggiata romana fino a via Margutta), la Venturini ci consegna una storia simpatica, animata dalla sua eroina ventiseienne, a cui tutto è permesso (perfino ficcanasare in un ambito delicato come una inchiesta per omicidio) forse perché è così giovane e carina, perché ha un’amica che si chiama Jessica e fa la commessa da Intimissimi e parla da coatta ma reincontra un compagno di scuola, all’epoca mai notato, e si lascia abbacinare dalla sua cultura (vedi la Pupa e il Secchione, ciak!).

Ecco perché la Camilli è giunta sin qui: non sprofessoreggia dall’alto di una cattedra di Pm o dalla scrivania di un commissario, è una qualsiasi, anzi, è una sconfitta, perché stava frequentando il corso per entrare ufficialmente in una divisa ma la morte del padre l’ha costretta a lavorare sul taxi invece che sulla volante.

Una storia che se fosse un vino si definirebbe “beverino”, se fosse un ristorante si definirebbe “trattoria”, se fosse una scuola sarebbe un “istituto tecnico”. Ben venga, in quest’epoca storica così buia e contrastata, ricca di tragedie immani (prima una pandemia, ora una guerra), calarsi in una vicenda abitata da gente normale e simpatica.

E se proprio vi sembrasse troppo basso borghese per i vostri gusti, usate come segnalibro un’immagine del quadro di Gustave Courbet, attorno a cui ruota, che ha una potenza visiva straordinaria.  

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Paesaggio con ombre. Una nuova indagine per Debora Camilli
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